Chiaro è che le mira di Donald Trump sulla Groenlandia ha fatto sì che la stessa tornasse al centro di un aspro confronto geopolitico, tra Europa e Stati Uniti, con un dibattito che intreccia sicurezza, sovranità e interessi strategici nell’Artico (che probabilmente è la cosa che interessa di più, of course). In una nota congiunta ieri i principali leader europei hanno ribadito che “la Groenlandia appartiene al suo popolo” e che “spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere su questioni che li riguardano”.
Una presa di posizione che è arrivata mentre, secondo indiscrezioni di stampa, Washington starebbe valutando un nuovo assetto dei rapporti con Nuuk, aggirando Copenaghen. Il documento è stato firmato dal Presidente francese Emmanuel Macron, dal Cancelliere tedesco Friedrich Merz, del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal Primo Ministro britannico Keir Starmer, dal Primo Ministro polacco Donald Tusk, dal Premier spagnolo Pedro Sanchez e dalla Premier danese Mette Frederiksen. Al centro del testo, la sicurezza dell’Artico, definita una priorità per l’Europa e un elemento centrale della sicurezza internazionale e transatlantica.
I leader hanno ricordato che la Nato ha chiarito il valore strategico della regione artica e che gli alleati europei stanno intensificando la loro presenza, le attività operative e gli investimenti. Il Regno di Danimarca, inclusa la Groenlandia, è parte dell’Alleanza atlantica e la sicurezza dell’Artico, è stato sottolineato, deve essere garantita in modo collettivo, insieme agli alleati della Nato, Stati Uniti compresi, nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite: sovranità, integrità territoriale e inviolabilità delle frontiere: “Questi sono principi universali e non smetteremo di difenderli”, si è letto nella nota.
L’anticipazione
La presa di posizione europea si è inserita in un contesto segnato dalle rivelazioni del settimanale britannico ‘The Economist’, secondo cui l’amministrazione del Tycoon starebbe lavorando a un accordo di associazione da proporre direttamente a Nuuk, escludendo la Danimarca. L’ipotesi, descritta come alternativa a una annessione formale, prevede un trattato di libera associazione sul modello dei Compact of Free Association già in vigore tra Washington e alcuni Stati del Pacifico, come Micronesia, Isole Marshall e Palau. In base a questo schema, gli Stati Uniti potrebbero operare militarmente con maggiore libertà e rafforzare le infrastrutture strategiche, affiancando l’intesa militare a una partnership commerciale agevolata. Secondo ‘The Economist’ il numero uno a stelle e strisce avrebbe incaricato la sua amministrazione di elaborare diverse opzioni per rafforzare l’influenza americana sulla Groenlandia, mentre sono aumentate le tensioni con la Danimarca, che ha rivendicato con forza l’integrità territoriale del Regno. Copenaghen ha ricordato che l’isola ospita già una base militare statunitense e che, in base agli accordi in vigore, non esistono limiti formali al numero di soldati americani, anche se ogni incremento significativo deve essere concordato.
A rafforzare la linea dell’amministrazione statunitense è intervenuta anche la Casa Bianca. In una nota inviata alla Cnn, la Portavoce Anna Kelly ha ribadito la posizione di Trump, secondo cui la Groenlandia occupa una posizione strategica e i suoi cittadini sarebbero “meglio serviti se protetti dagli Stati Uniti”. Trump, ha spiegato la portavoce, “è fiducioso che i groenlandesi trarrebbero maggiori benefici da una protezione americana” ed è impegnato “nella costruzione di una pace duratura, negli Stati Uniti come all’estero”.
Commenti in Italia
Nel dibattito politico italiano ed europeo è intervenuto il Capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo Carlo Fidanza, che ha distinto il caso della Groenlandia da quello del Venezuela. Fidanza ha sottolineato che si tratta di un territorio autonomo parte di una democrazia, la Danimarca, membro dell’Unione europea e della Nato, per poi ribadire la difesa della sovranità danese. Allo stesso tempo ha richiamato il tema della presenza russa e cinese nell’Artico, giudicata rilevante sul piano militare e geostrategico, sostenendo la necessità di rafforzare la postura dell’Occidente nel quadro attuale, senza ipotesi di annessione agli Stati Uniti. Critiche sono arrivate dal Segretario di +Europa Riccardo Magi che ha definito positiva la dichiarazione dei leader europei sulla Groenlandia, ma ha accusato Meloni di incoerenza per le posizioni assunte in passato sul Venezuela, parlando di un danno alla credibilità internazionale dell’Italia.
Una lettura diversa è stata proposta da Angelo Bonelli, secondo cui la Groenlandia è al centro di una competizione legata alle risorse energetiche. Bonelli ha detto che sotto la calotta di ghiaccio si concentrino rilevanti riserve di petrolio, gas, terre rare e minerali strategici e che lo scioglimento accelerato dei ghiacci, legato alla crisi climatica, stia trasformando l’Artico in un nuovo terreno di confronto geopolitico.



