Il vertice della Coalizione dei Volenterosi riunito a Parigi ha segnato un passo avanti nel tentativo di definire garanzie di sicurezza credibili per l’Ucraina nel quadro di un eventuale cessate il fuoco con la Russia. Attorno al presidente ucraino Volodymyr Zelensky si sono riuniti ventisette leader occidentali, i vertici di Nato e Unione europea e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, in una riunione durata poco meno di tre ore e definita dall’Eliseo come il punto di arrivo del lavoro avviato da Emmanuel Macron per riallineare Ucraina, Europa e Stati Uniti dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.
Al termine dell’incontro, Macron ha parlato di “una giornata storica per l’Ucraina e l’Europa”, sostenendo che “stiamo costruendo una solida architettura di sicurezza per l’Ucraina”. In una nota, Palazzo Chigi ha sottolineato che la riunione è stata “costruttiva e concreta” e ha permesso di confermare “un alto livello di convergenza tra Ucraina, Stati Uniti, Europa e altri partner”. Secondo il governo italiano, il vertice ha consentito di affinare garanzie di sicurezza “ispirate all’articolo 5 dell’Alleanza atlantica”, come da tempo suggerito da Roma, da inserire in un pacchetto più ampio di intese da adottare “in stretto raccordo con Washington” per assicurare la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina.
Questa impostazione ha raccolto consenso tra i partner proprio perché consente di rafforzare la deterrenza senza un’estensione formale della Nato. Nel corso del vertice, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito il sostegno dell’Italia alla sicurezza dell’Ucraina, chiarendo però alcuni punti fermi della posizione del governo, in particolare l’esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno.
Palazzo Chigi ha sottolineato che la volontarietà della partecipazione alla forza multinazionale e il rispetto delle procedure costituzionali per eventuali decisioni future riflettono principi più volte richiamati dall’Italia. Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha confermato che i partner sono pronti a impegnarsi in un sistema di garanzie “politicamente e giuridicamente vincolanti”, da attivare una volta entrato in vigore il cessate il fuoco.
La Dichiarazione di Parigi
La bozza della cosiddetta Dichiarazione di Parigi prevede “impegni politicamente e giuridicamente vincolanti” a sostenere Kiev in caso di un futuro attacco armato russo, attraverso capacità militari, intelligence, supporto logistico, iniziative diplomatiche e nuove sanzioni. È prevista inoltre una forza multinazionale da schierare dopo il cessate il fuoco, con funzioni di rassicurazione “in aria, in mare e a terra” e con l’obiettivo di contribuire alla rigenerazione delle forze armate ucraine.
Secondo le anticipazioni, il sistema di monitoraggio del cessate il fuoco sarebbe “continuo e affidabile”, guidato dagli Stati Uniti con partecipazione internazionale, mentre l’Europa avrebbe un ruolo centrale nella riforma e nel rafforzamento delle forze ucraine. Gli Stati Uniti garantirebbero capacità chiave, come intelligence e logistica, e un impegno a sostenere la forza in caso di attacco russo.
Tensioni strategiche
Mentre a Parigi si discute di garanzie e meccanismi di sicurezza, il conflitto prosegue sul terreno. Nella notte si sono registrati nuovi attacchi con droni in entrambe le direzioni. Kiev ha rivendicato operazioni contro infrastrutture energetiche e logistiche russe, mentre Mosca ha dichiarato di avere abbattuto oltre un centinaio di droni ucraini in diverse regioni.
Allo stesso tempo, l’Ucraina denuncia un massiccio attacco russo con droni Shahed, con allarmi antiaerei diffusi, danni a infrastrutture civili a Kiev e vittime nella regione di Donetsk. A Zaporizhzhia le autorità parlano di combattimenti ancora molto intensi in alcune aree del fronte.
Sul piano più ampio, Mosca torna a evocare il dossier nucleare in vista della scadenza del trattato New Start nel febbraio 2026, avvertendo che la sicurezza del Paese sarà garantita anche con mezzi militari se necessario. Resta inoltre aperta la tensione sul fronte marittimo, con la Russia che denuncia l’“attenzione eccessiva” riservata a una sua petroliera seguita nell’Atlantico del Nord da unità statunitensi, mentre Washington valuta un’eventuale intercettazione per sospetta elusione delle sanzioni sul petrolio venezuelano.



