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Raid sulle tende degli sfollati a Gaza, 4 morti tra cui una bambina di 5 anni

Bombe anche nel sud del Libano. Continua il divieto di ingresso per i giornalisti nella Striscia
mercoledì, 7 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

Nuova giornata di escalation militare e tensione diplomatica in medio Oriente, con bombardamenti israeliani sia nella Striscia di Gaza sia in Libano e un intreccio sempre più stretto con le dinamiche regionali che coinvolgono Iran e Stati Uniti. Un raid aereo israeliano ha colpito una tenda che ospitava sfollati nell’area di Al Mawasi, a nord ovest di Khan Younis nella Striscia di Gaza, causando la morte di quattro persone, tra cui una bambina di cinque anni.

La vittima più giovane si chiamava Dana Abu Ma‘rouf ed è stata uccisa mentre giocava con le sorelle Hyba e Maryam Abu Jalal, di cinque e sette anni, rimaste ferite. Nell’attacco è morto anche lo zio della bambina, mentre altri due minori sono rimasti feriti. Secondo i funzionari dell’ospedale Nasser, i morti si aggiungono a un bilancio che supera le 400 vittime palestinesi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco di ottobre. L’esercito israeliano ha dichiarato che il bombardamento aveva come obiettivo un militante di Hamas che stava pianificando un attacco imminente contro le truppe israeliane nel sud della Striscia.

Il ministero della Salute di Gaza riferisce che i palestinesi uccisi dal cessate il fuoco sono 422, mentre nello stesso periodo i militanti di Gaza avrebbero ucciso tre soldati israeliani. Tel Aviv ribadisce che i raid mirano a prevenire attacchi e distruggere infrastrutture militanti, mentre resta in vigore il divieto per i giornalisti internazionali di entrare a Gaza. Il divieto, ribadito da Israele dall’inizio del conflitto, è stato più volte criticato da organizzazioni internazionali e associazioni per la libertà di stampa. Sul piano umanitario, il segretario generale dell’Onu António Guterres ha chiesto la revoca dello stop alle Ong, sottolineando l’urgenza di consentire operazioni di soccorso senza ostacoli.

Attacchi in Libano

Parallelamente, Israele ha intensificato le operazioni militari in Libano nonostante il cessate il fuoco concordato nel novembre 2024. Gli attacchi sono proseguiti tra lunedì e le prime ore di martedì, con raid aerei e bombardamenti mirati in diverse aree del Libano meridionale e orientale. Il presidente libanese Joseph Aoun ha accusato Israele di agire per “vanificare tutti gli sforzi locali, regionali e internazionali” volti a consolidare la tregua, denunciando bombardamenti che hanno colpito villaggi e città del Sud, la valle della Bekaa e fino alla città costiera di Sidone, proprio alla vigilia di una nuova riunione del meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco.

Aoun ha ricordato che il meccanismo, che include Libano, Israele, Stati Uniti, Francia e Unifil, “dovrebbe lavorare per la cessazione delle ostilità” e discutere misure come il ritiro delle forze israeliane verso il confine, il rilascio dei prigionieri libanesi e il pieno dispiegamento dell’esercito di Beirut a sud del fiume Litani in linea con la risoluzione 1701 dell’Onu. Il presidente ha nuovamente invitato la comunità internazionale a intervenire “in modo efficace” contro quella che definisce una continua aggressione.

L’esercito israeliano ha confermato di aver colpito presunti depositi di armi e strutture militari di Hezbollah e Hamas in varie aree del Libano, sostenendo che alcune infrastrutture si trovavano in zone civili. Il portavoce in lingua araba Avichai Adraee ha emesso avvisi di evacuazione per diversi villaggi, mentre un attacco notturno ha raso al suolo un edificio commerciale di tre piani a Sidone, senza vittime immediate segnalate. Secondo testimoni e soccorritori sul posto, l’edificio colpito si trovava in un’area commerciale ed era disabitato al momento dell’attacco. Nei giorni precedenti, due persone erano state uccise in un raid contro un veicolo nel Libano meridionale.

Iran, proteste e dichiarazioni

Sul fronte regionale, fonti diplomatiche citate dai media israeliani riferiscono che il premier Benjamin Netanyahu avrebbe fatto sapere all’Iran, tramite il presidente russo Vladimir Putin, di non volere un’escalation e di non avere intenzione di attaccare Teheran, temendo una reazione preventiva in una fase segnata dalle proteste interne iraniane. In Iran, secondo attivisti citati dai media statunitensi, il bilancio delle proteste è salito ad almeno 35 morti e oltre 1.200 arresti.

Il presidente americano Donald Trump ha avvertito che se Teheran “ucciderà violentemente manifestanti pacifici” gli Stati Uniti “andranno in loro soccorso”. In questo quadro, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato gli Stati Uniti di “pericolosa illegalità” dopo l’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro, chiedendo a governi e Nazioni Unite di prendere una posizione ferma. Le dichiarazioni confermano come la crisi tra Gaza e Libano si inserisca in un quadro sempre più ampio di instabilità regionale e globale, in cui il rischio di nuove escalation resta elevato.

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