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Ahmad al Sharaa, Presidente siriano

Colloqui Israele-Siria a Parigi con mediazione Usa. Uccisi tre palestinesi a Khan Younis

Cinquantatre ONG chiedono di tornare a Gaza. Accordo Trump-Netanyahu per colpire l’Iran. Finanziamenti a Hamas, l’inchiesta di Genova e la replica di Infopal
martedì, 6 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Il quadro mediorientale continua a complicarsi tra incidenti sul terreno, scontro politico sull’accesso umanitario e nuove manovre diplomatiche che coinvolgono Siria e Iran. A questo si aggiunge una frattura sempre più evidente tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti nel dossier Yemen e, sul piano interno italiano, l’eco dell’inchiesta aperta dalla Procura di Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas. Nella Striscia di Gaza la tregua resta fragile. A Khan Younis, nel Sud dell’enclave, tre palestinesi sono stati uccisi in episodi distinti, secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie locali.

Nella Gaza centrale, la protezione civile guidata da Hamas ha denunciato il crollo di un edificio di cinque piani danneggiato nei raid, che avrebbe causato la morte di un padre di 29 anni e del figlio di otto anni, oltre a cinque feriti. Sul piano umanitario, 53 organizzazioni non governative internazionali hanno lanciato un appello contro le recenti procedure di registrazione introdotte da Israele, avvertendo che potrebbero portare alla sospensione delle attività sul campo mentre i bisogni della popolazione restano acuti.

Le Ong ricordano che, dopo una notifica ricevuta il 30 dicembre, potrebbero essere costrette a cessare le operazioni entro 60 giorni a Gaza e nei Territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est. Secondo le organizzazioni, l’impatto sarebbe immediato su sanità, sicurezza alimentare, acqua, servizi igienico sanitari e programmi nutrizionali.

Il nodo dell’accesso riguarda anche l’informazione. Il governo israeliano ha ribadito davanti alla Corte Suprema la necessità di mantenere il divieto di ingresso a Gaza per i giornalisti senza scorta, motivandolo con persistenti ragioni di sicurezza nonostante il cessate il fuoco. In questo contesto, la maggior parte delle notizie dalla Striscia continua a provenire da reporter palestinesi che operano in condizioni estremamente rischiose.

Finanziamenti a Hamas

In Italia continua intanto a far discutere l’inchiesta della Procura di Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas. Al centro del fascicolo c’è l’architetto palestinese Mohammad Hannoun, arrestato a fine dicembre, e una rete di associazioni e contatti sospettati di convogliare fondi verso Gaza. Nell’indagine è finita anche la giornalista Angela Lano, direttrice dell’agenzia Infopal, che ha respinto le accuse definendole “ridicole”. Lano sostiene di essere indagata unicamente per la sua attività giornalistica e afferma che le contestazioni deriverebbero da un dossier dell’intelligence israeliana basato su informazioni non verificabili. Il caso ha riaperto il confronto sul confine tra informazione, attivismo e sostegno materiale in un contesto di guerra.

Siria, ripartono i colloqui a Parigi

Sul piano diplomatico resta centrale l’asse Siria Israele. A Parigi è iniziato un nuovo round di colloqui tra delegazioni siriane e israeliane, mediato da Washington, con l’obiettivo dichiarato di un accordo di sicurezza e di un possibile arretramento delle forze israeliane rispetto alle posizioni precedenti alla caduta di Bashar al Assad nel dicembre 2024. In parallelo, l’Unione europea prepara una missione in Medio Oriente con i vertici delle istituzioni, attesi tra Giordania, Siria e Libano.

Iran, Yemen e Golfo

L’altra grande faglia resta l’Iran. Le proteste contro la crisi economica sono entrate nella seconda settimana e diverse fonti parlano di almeno 16 morti, con arresti e operazioni delle forze di sicurezza. Sul piano internazionale è tornata a circolare l’ipotesi di una linea più dura tra Stati Uniti e Israele nei confronti di Teheran. Secondo il quotidiano libanese Al Akhbar, Donald Trump e Benjamin Netanyahu avrebbero raggiunto un’intesa per colpire l’Iran qualora non interrompa il programma nucleare e il sostegno ai propri alleati regionali, un’indiscrezione non confermata ufficialmente ma che contribuisce ad alzare la tensione.

A completare il quadro, lo Yemen resta terreno di scontro tra alleati del Golfo. Il governo yemenita sostenuto da Riad ha annunciato la riconquista della provincia di Hadramout, sottratta alle forze separatiste appoggiate dagli Emirati Arabi Uniti, segnalando una frattura sempre più profonda all’interno della coalizione che combatte i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran.

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