Un vasto blackout ha colpito Berlino dopo un attacco incendiario contro cavi dell’alta tensione, un’azione che nelle ore successive è stata rivendicata da un gruppo di militanti di sinistra. L’incendio, appiccato su un ponte nella zona sud‑ovest della capitale, ha lasciato senza corrente oltre 45.000 abitazioni e migliaia di imprese, paralizzando interi quartieri e costringendo le autorità a mobilitare squadre di emergenza per ripristinare la fornitura. La polizia ha definito “plausibile” la rivendicazione pubblicata online dal gruppo estremista Vulkangruppe, noto per precedenti azioni di sabotaggio e per la retorica radicale contro infrastrutture considerate simboli del capitalismo e della tecnologia moderna. In un comunicato circolato sui canali anarchici, il gruppo ha descritto l’attacco come un “atto di autodifesa e solidarietà internazionale” contro ciò che definisce “la distruzione della Terra e della vita” da parte delle grandi potenze industriali. L’incendio ha colpito un ponte di cavi sopra il canale di Teltow, provocando danni significativi alla rete e costringendo i tecnici a lavorare per ore per isolare le linee compromesse. Le autorità hanno confermato che si è trattato di un atto doloso, escludendo guasti tecnici o incidenti. Il blackout ha causato disagi diffusi: semafori fuori uso, negozi chiusi, ospedali costretti a ricorrere ai generatori e migliaia di residenti rimasti senza riscaldamento. Il sindaco di Berlino ha condannato l’attacco definendolo “un atto criminale che mette a rischio vite umane”, mentre il governo federale ha chiesto un rafforzamento delle misure di sicurezza sulle infrastrutture critiche. Il blackout, uno dei più gravi registrati nella capitale tedesca, riaccende il dibattito sulla vulnerabilità delle reti energetiche e sulla crescente attività dei gruppi estremisti interni.



