Il Presidente venezuelano Nicolas Maduro è arrivato nella notte italiana al Metropolitan Detention Center di Brooklyn, a New York, dopo l’operazione militare statunitense in Venezuela che, secondo fonti locali, ha causato almeno 40 vittime tra civili e militari. Con lui sarebbe stata trasferita anche la moglie Cilia Flores. Il bilancio, ancora provvisorio, è stato riportato dal New York Times, che cita fonti venezuelane ritenute autorevoli e rimaste anonime. L’azione, ricordiamo, si è svolta nelle prime ore di sabato 3 gennaio e avrebbe portato alla cattura del capo dello Stato e della consorte, trasferiti fuori dal Paese al termine dell’operazione. Nel frattempo a Caracas la Corte Suprema di Giustizia ha disposto il passaggio dei poteri. Con una dichiarazione letta in diretta radiofonica e televisiva dalla presidente della Camera costituzionale Tania D’Amelio, è stato ordinato che la Vicepresidente esecutiva Delcy Rodriguez assuma la carica di Presidente ad interim della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Il provvedimento — si legge nel testo — mira a garantire la continuità amministrativa e la “difesa integrale della nazione” in una fase di massima tensione.
Dure le reazioni sul piano diplomatico. La Cina ha chiesto agli Stati Uniti il rilascio immediato di Maduro e della moglie. In una nota diffusa oggi, un portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha espresso “grave preoccupazione” per quello che Pechino definisce un sequestro con la forza, ritenuto una violazione del diritto internazionale, delle norme fondamentali delle relazioni tra Stati e dei principi della Carta delle Nazioni Unite.
Garantire l’incolumità personale dei detenuti
La Cina ha inoltre sollecitato Washington a garantire l’incolumità personale dei detenuti, a porre fine a ogni tentativo di rovesciamento del governo venezuelano e a privilegiare il dialogo e la negoziazione come strumenti di risoluzione della crisi.



