L’attacco degli Stati Uniti al Venezuela ha segnato uno dei momenti più drammatici e controversi della politica internazionale degli ultimi decenni. Nella notte di ieri, alle 2 ora locale, una massiccia operazione militare americana ha colpito duramente Caracas e altri obiettivi strategici del Paese, aprendo una nuova fase che lo stesso Presidente Donald Trump ha definito senza esitazioni “storica”.
Il risultato annunciato dalla Casa Bianca è stato clamoroso: la cattura del Presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, in trasferimento verso New York, dove dovranno affrontare accuse federali per narcotraffico e terrorismo.
Parlando dalla sua residenza di Mar-a-Lago, Trump ha rivendicato la piena paternità dell’azione: “Sotto la mia direzione le forze armate degli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare straordinaria nella capitale del Venezuela. È stata un’operazione perfetta”. Il Tycoon ha paragonato il blitz all’uccisione di QasemSoleimani, avvenuta esattamente sei anni fa, e alla cattura del leader dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi, sottolineando la continuità di una strategia fondata sulla forza e sull’effetto sorpresa.
Lʼoperazione
Secondo la ricostruzione americana l’attacco ha combinato forze aeree, navali e terrestri con uno spiegamento definito “senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale”. Oltre 150 velivoli, unità navali nel Caribe e reparti speciali avrebbero neutralizzato in poche ore le difese aeree venezuelane. Missili da crociera hanno colpito installazioni militari e centri di comando, aprendo la strada all’ingresso degli elicotteri delle forze speciali. Il blitz della Delta Force avrebbe sorpreso Maduro e Flores nella loro residenza, “inermi e addormentati”, secondo la versione statunitense.
Trump ha insistito sull’assenza di perdite tra le truppe americane: “Nessun soldato è rimasto ucciso, nessuna attrezzatura è andata persa”. Una sottolineatura che ha puntato a rafforzare l’immagine di un’operazione chirurgica, nonostante da Caracas arrivino segnalazioni di vittime civili e di esplosioni in diversi quartieri della capitale. Il governo venezuelano ha dichiarato lo stato di emergenza, parlando di un bilancio ancora in fase di accertamento.
Il passaggio più dirompente del discorso di Trump riguarda però il futuro del Venezuela. “Noi guideremo il Paese fino a quando non ci sarà una transizione sicura, corretta e in accordo con la giustizia”, ha detto, chiarendo che la presenza americana non sarà temporanea. “Siamo sul posto adesso e rimarremo. Essenzialmente governeremo il Paese fino a quando non sarà possibile una transizione adeguata”. Un’affermazione che segna un cambio radicale rispetto alla narrativa ufficiale sulla lotta al narcotraffico e introduce apertamente l’ipotesi di un controllo politico ed economico diretto.
Capitolo petrolio
Trump ha collegato esplicitamente la durata della presenza statunitense alla ricostruzione delle infrastrutture petrolifere, devastate da anni di crisi e sanzioni. Le compagnie energetiche, ha spiegato, finanzieranno i lavori e il petrolio venezuelano verrà poi venduto “a Cina e ad altri Paesi”. Al tempo stesso, l’embargo sul greggio resterà in vigore come strumento di pressione. “Non permetteremo che qualcun altro si prenda il Venezuela e lo usi contro i nostri interessi”, ha ribadito, richiamando la Dottrina Monroe come pilastro della nuova strategia di sicurezza americana nell’emisfero occidentale.
Sul piano interno venezuelano la leader dell’opposizione Maria Corina Machado ha salutato l’intervento come “l’ora della libertà”, sostenendo che il candidato dell’opposizione Edmundo Gonzalez dovrebbe assumere la guida del Paese e avviare la liberazione dei prigionieri politici. Ma Trump ha raffreddato subito le aspettative: “È una brava persona, ma non ha il sostegno o il rispetto del Paese”. Di segno opposto il messaggio del Ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino Lopez, che ha annunciato lo schieramento delle forze armate: “Ci hanno attaccato, ma non ci sottometteranno. Non negozieremo”.
Le reazioni
La comunità internazionale si è spaccata. Israele ha ringraziato Trump, definendolo “leader del mondo libero”. Iran ha parlato di “atto di aggressione” e di violazione della Carta dell’Onu, chiedendo una risposta del Consiglio di Sicurezza. La Cina ha condannato l’uso “sfacciato della forza” e la Russia ha chiesto il rilascio del Presidente “legittimamente eletto” del Venezuela. Dal Brasile il Presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha denunciato un precedente “estremamente pericoloso” per l’intera America Latina.
In Europa la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha invocato una transizione pacifica e democratica. In Italia Giorgia Meloni ha seguito la crisi fin dalle prime ore, ribadendo che l’azione militare esterna non rappresenta la via per porre fine ai regimi totalitari, pur riconoscendo la legittimità di interventi difensivi contro minacce come il narcotraffico. Il Centrosinistra ha condannato il blitz: Elly Schlein ha parlato di violazione della sovranità, mentre Giuseppe Conte ha definito l’operazione priva di base giuridica.





