Jair Bolsonaro ha lasciato l’ospedale di Brasilia dopo otto giorni di ricovero e quattro interventi chirurgici, tornando immediatamente nel quartier generale della Polizia federale, dove sta scontando una condanna a 27 anni per il tentato golpe contro il governo di Luiz Inácio Lula da Silva. L’ex presidente, 71 anni, era stato trasferito il 24 dicembre con un’autorizzazione straordinaria della Corte Suprema per correggere due ernie inguinali, un’operazione eseguita senza complicazioni ma seguita da ulteriori procedure per trattare un singhiozzo persistente e disturbi gastrointestinali diagnosticati tramite endoscopia. Il rientro in cella è avvenuto sotto scorta, a bordo di un convoglio di auto della Polizia Militare, poche ore dopo che il giudice Alexandre de Moraes aveva respinto l’ennesima richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla difesa, giudicando assenti “nuovi elementi” che potessero giustificare un regime più lieve. La decisione conferma la linea dura della Corte Suprema, che considera Bolsonaro ancora al centro di una rete di sostenitori radicalizzati e potenzialmente in grado di destabilizzare il Paese. La sua permanenza in ospedale, la prima uscita dalla cella da novembre, aveva riacceso il dibattito politico sul trattamento riservato all’ex capo di Stato. I suoi sostenitori denunciano una persecuzione giudiziaria, mentre i detrattori sottolineano la gravità dei fatti contestati e la necessità di garantire stabilità istituzionale. Le condizioni cliniche di Bolsonaro sono definite “stabili”, anche se il singhiozzo cronico non è stato risolto del tutto. Intanto, il suo ritorno in carcere riporta l’attenzione sul processo più delicato della recente storia brasiliana: quello che riguarda il ruolo dell’ex presidente nella crisi democratica culminata tra il 2022 e il 2023.



