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Droni su Kiev mentre il negoziato accelera. Entro il 4 dicembre previsto un incontro Putin–Witkoff

L'Ucraina rigetta la bozza Usa–Russia: “Assurda”. Orbán chiede concessioni territoriali. Crosetto: “La proposta va cambiata”
lunedì, 1 Dicembre 2025
3 minuti di lettura

Mentre sul terreno la Russia intensifica gli attacchi, sul fronte diplomatico Stati Uniti, Ucraina e Cremlino accelerano il confronto sul piano di pace, nella fase forse più caotica dall’inizio dell’invasione. Sul piano militare, nella notte tra venerdì e sabato un attacco con droni ha colpito la città di Vyshgorod, alle porte di Kiev, causando almeno un morto e undici feriti. Altri raid hanno preso di mira infrastrutture energetiche: secondo il Ministero dell’Energia oltre 500.000 utenti nella capitale e più di 100.000 nella regione di Kiev sono rimasti senza corrente. La società energetica Dtek ha annunciato ieri il ripristino dell’elettricità per 550.000 residenti, mentre i lavori d’emergenza proseguiranno fino al primo pomeriggio di oggi. Kiev continua a rispondere con la stessa arma. I droni ucraini hanno colpito la raffineria russa Afipsky nel territorio di Krasnodar e due petroliere – Virago e Kairos – al largo della costa turca, considerate parte della “flotta ombra” che trasporta petrolio russo in violazione delle sanzioni. La scena politica è altrettanto convulsa. Ieri in Florida sono iniziati colloqui riservati sul piano di pace americano. A Miami erano presenti il Segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner. La delegazione ucraina è guidata dal nuovo capo negoziatore Rustem Umerov e dal direttore dell’intelligence militare Kyrylo Budanov, dopo le dimissioni di Andriy Yermak travolto da un’inchiesta da 100 milioni di dollari sul settore energetico. Fonti Usa confermano che Witkoff volerà a Mosca prima del 4 dicembre, data della partenza di Vladimir Putin per il viaggio ufficiale in India. Il Cremlino ha ammesso implicitamente l’imminenza dell’incontro: “Per deduzione, hai ragione”, ha risposto Peskov a un giornalista che chiedeva se la visita avverrà nei prossimi giorni. Intanto, sul fronte europeo, se da una parte lunedì Zelensky è atteso di nuovo all’Eliseo per un faccia a faccia con Emmanuel Macron, il premier ungherese Viktor Orbán, sempre più allineato al Cremlino, sostiene che cessioni territoriali siano inevitabili. In un’intervista al Welt am Sonntag afferma che l’Ucraina dovrebbe “tornare a essere uno Stato cuscinetto” tra Russia e Nato. Secondo Orbán, “più si ritarda la pace, più territori Kiev perderà”. E appoggia l’idea contenuta nella prima versione del piano americano di reintegrare la Russia nell’economia globale revocando le sanzioni.

Kiev, bozza Usa–Russia “inaccettabile”

Mentre si moltiplicano gli incontri, il governo ucraino alza il tono: secondo una nota di Kiev, la bozza negoziata tra Washington e Mosca sarebbe “assurda” e non risponderebbe agli interessi del Paese. La premier estone Kaja Kallas avverte: “Nessun negoziato reggerà senza l’Europa”.
Dall’Italia, il ministro della Difesa Guido Crosetto si mostra più cauto: “Bene partire da una proposta, ma va cambiata e resa accettabile, in primis dall’Ucraina”. Da parte sua il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitry Peskov insiste sulla fragilità ucraina: “Ogni giorno è un giorno sprecato per Zelensky. Le sue posizioni peggiorano sia nel Paese che sulla linea del fronte”. A conferma del clima ostile, il consigliere di Putin Sergey Karaganov ha minacciato pesantemente l’Europa: “Una presenza militare europea in Ucraina porterebbe alla fine dell’Europa. L’escalation nucleare è una possibilità”. In questo quadro Zelensky ha annunciato nuove sanzioni sincronizzate con quelle degli Stati Uniti contro Rosneft e Lukoil, ritenute fondamentali per il finanziamento della macchina bellica russa. Il presidente ha promesso inoltre misure contro chi “organizza l’eliminazione sistematica degli ucraini con i droni”.

Dopo il crollo di Yermak, la politica trema

Le dimissioni di Yermak – il più potente braccio destro del presidente – hanno aperto una frattura politica senza precedenti. L’opposizione interna chiede un cambio di metodo nella gestione del potere, qualcuno evoca persino un governo di unità nazionale. Il Cremlino sfrutta la crisi per mettere pressione sulle trattative. Zelensky, dal canto suo, tenta di mostrarsi in controllo: “La diplomazia resta attiva”, ha detto ieri sera.

Altri sviluppi globali

Intanto, sullo sfondo della crisi ucraina, si muovono altre faglie della scena internazionale. Human Rights Watch è stata dichiarata “organizzazione indesiderata” dal Ministero della giustizia russo, un passo che segna l’ulteriore chiusura del Cremlino verso la società civile e le ONG internazionali. A preoccupare Mosca è anche l’attacco ucraino al terminal petrolifero del Caspian Pipeline Consortium, danneggiato da un drone navale e ora sotto osservazione del governo russo, che ha annunciato di voler informare “tutte le piattaforme internazionali”. A Istanbul, la visita del Papa ha visto il Patriarca Bartolomeo I invocare una voce cristiana “unificata” contro la guerra in Ucraina e in Medio Oriente, mentre sul fronte diplomatico globale Rafael Mariano Grossi, direttore dell’AIEA, ha ufficializzato la sua candidatura a segretario generale delle Nazioni Unite, dicendo che l’Onu deve tornare a essere presente “nei teatri di crisi” e praticare una diplomazia attiva.

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