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Dimissioni di Yermak, Zelensky: ora aggiornare piano difesa nazionale

L'ex ministro alla Difesa Umerov guiderà i negoziati di pace. Orban da Putin, che accetta incontro a Budapest, sconcerto dell'Ue. 600mila civili al buio in Ucraina
domenica, 30 Novembre 2025
3 minuti di lettura

L’Ucraina affronta una delle fasi piu delicate dall’inizio dell’invasione russa. Ieri il presidente Volodymyr Zelensky ha accettato le dimissioni del suo potentissimo capo di gabinetto Andriy Yermak, il principale negoziatore ucraino con Washington, finito al centro di una vasta inchiesta per corruzione legata al settore energetico. La perquisizione della sua abitazione da parte degli investigatori anticorruzione ha reso la sua posizione politicamente insostenibile e ha costretto la presidenza a un rimpasto in pieno negoziato di pace. Il Cremlino punta il dito sugli scandali a Kiev. Il portavoce Dmitry Peskov ha parlato di una “profonda crisi politica” provocata dalla corruzione, sostenendo che i fondi forniti da Stati Uniti ed Europa per sostenere la guerra sarebbero da sempre al centro di pratiche opache. Secondo Peskov, anche gli alleati occidentali ora “si chiedono che cosa succedera dopo”, mentre a Kiev si apre il confronto su chi raccoglierà l’eredità di Yermak. Zelensky ha annunciato che l’Ucraina sarà rappresentata ai colloqui di pace da una nuova squadra guidata da Rustem Umerov, ex ministro della Difesa e attuale segretario del Consiglio per la Sicurezza nazionale. Secondo i media di Kiev, nella delegazione figurano anche il capo di Stato maggiore Andriy Hnatov, rappresentanti del ministero degli Esteri e dei servizi di intelligence. Umerov, scrive lo stesso Zelensky sui social, è già in viaggio verso gli Stati Uniti con il compito di “definire rapidamente e in modo sostanziale i passi per porre fine alla guerra” e di trasformare in un testo piu equilibrato le intese abbozzate nei recenti incontri di Ginevra. In parallelo, il presidente ha fatto sapere di aver incaricato il ministro della Difesa Denys Shmyhal di preparare un aggiornamento completo del piano di difesa nazionale, alla luce dell’evoluzione della guerra. Dietro le quinte, i media ucraini riferiscono che almeno tre figure di primo piano siano in corsa per la successione a Yermak alla guida dell’ufficio presidenziale. Oltre allo stesso Shmyhal, in lizza ci sarebbero il vicepremier e ministro per la trasformazione digitale Mykhailo Fedorov e il capo dell’intelligence militare Kyrylo Budanov. Una scelta che inciderà profondamente sulla linea di Kiev sia sul fronte interno sia in vista di un possibile compromesso con Mosca.

Proposta americana a Putin

Secondo indiscrezioni del Telegraph, gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner potrebbero presentare direttamente a Putin una proposta che includerebbe il riconoscimento del controllo russo sulla Crimea e su altri territori occupati, in cambio della fine del conflitto. Una prospettiva che suscita timori a Kiev e in diverse capitali europee, preoccupate che un’intesa affrettata congeli sul terreno le conquiste russe.

La mossa di Orban e il fronte europeo

Sul fronte diplomatico irrompe la mossa di Viktor Orban. Il primo ministro ungherese ha incontrato ieri a Mosca Vladimir Putin per discutere sia delle forniture energetiche sia della guerra in Ucraina. Orban ha ribadito che il petrolio e il gas russi resteranno “la base dell’approvvigionamento energetico” del suo Paese e ha rivendicato la scelta di non aver interrotto la cooperazione con la Russia “nonostante tutte le pressioni esterne”. In un’intervista a Die Welt, il leader ungherese ha indicato la sua ricetta per il dopo guerra, definendo “inevitabili” concessioni territoriali a Mosca e proponendo che l’Ucraina torni a essere uno “Stato cuscinetto” tra Russia e Nato, con una linea di confine negoziata in una conferenza di pace internazionale. Nell’incontro di Mosca, Putin ha inoltre accettato la proposta di Orban di ospitare a Budapest un eventuale vertice tra Russia e Stati Uniti sull’Ucraina, lodando come “equilibrata” la posizione dell’Ungheria e rivendicando la solidità di relazioni bilaterali basate sul “pragmatismo”. La mossa del premier ungherese, che ha gia impugnato davanti alla Corte di giustizia europea il divieto di import di gas russo entro il 2027, rischia però di acuire lo scontro con Bruxelles e di complicare ulteriormente il fronte occidentale nel momento in cui Kiev mostra crepe interne e la guerra continua a colpire la popolazione civile.

Attacchi e blackout in Ucraina

Mentre la politica si riorganizza, sul terreno la guerra continua. Zelensky ha denunciato che nella notte tra venerdì e sabato la Russia ha lanciato contro l’Ucraina trentasei missili e circa seicento droni, mirando soprattutto a infrastrutture energetiche e obiettivi civili. Il bilancio provvisorio parla di almeno tre morti e decine di feriti. Il ministero dell’Energia segnala oltre seicentomila persone senza elettricità tra Kiev, la sua regione e l’area di Kharkiv, con blackout diffusi e difficoltà nel ripristino delle forniture. Sulla capitale, le autorità locali hanno riferito di un attacco di droni che ha colpito nove siti in cinque diversi quartieri, provocando un morto e numerosi feriti, tra cui un minore, oltre a danni a edifici residenziali e automobili. Kiev risponde cercando di colpire uno dei nervi scoperti della macchina bellica russa, quello energetico. Un importante terminal petrolifero gestito dal Caspian Pipeline Consortium vicino al porto di Novorossijsk, nel sud della Russia, ha sospeso le operazioni dopo un attacco con un drone navale ucraino che ha danneggiato in modo significativo uno degli ormeggi. Nel Mar Nero due petroliere della cosiddetta flotta ombra russa, la Kairos e la Virat, hanno preso fuoco in seguito a esplosioni attribuite a mine e a imbarcazioni kamikaze. Gli equipaggi sono stati tratti in salvo, ma l’episodio conferma che il traffico di greggio legato a Mosca resta un bersaglio privilegiato di Kiev.

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