Nella notte tra venerdì e sabato la Russia ha sferrato un nuovo attacco “massiccio” con missili e droni su diverse regioni ucraine. Esplosioni sono state registrate a Dnipro e Pavlograd (Dnipropetrovsk), Zaporizhzhia, Chernihiv, Lutsk e Cherkasy. A Zaporizhzhia il bilancio è salito ad almeno un morto e 22 feriti (tra cui tre bambini), con danni a 40 case, 14 condomìni e infrastrutture industriali; colpita anche la rete ferroviaria nell’oblast di Kyiv, con partenze ritardate di ore.
Il governatore di Dnipropetrovsk ha parlato di “attacco massiccio” e invitato i residenti a mettersi al riparo. Sul terreno, Kyiv ha ammesso nei giorni scorsi l’ingresso di reparti russi nella regione di Dnipropetrovsk, mentre Mosca rivendica nuovi avanzamenti nel Donetsk e annuncia la presa del villaggio di Komyshuvakha. Il Cremlino continua a chiedere il ritiro ucraino da aree parzialmente occupate, a partire dal Donetsk: richiesta respinta da Kyiv.
Ucciso Parubiy
La giornata di ieri è stata segnata dall’assassinio a Leopoli di Andriy Parubiy, ex presidente della Verchovna Rada (2016–2019) e figura di primo piano della Rivoluzione di Maidan. Secondo fonti di polizia, l’uomo sarebbe stato colpito da otto colpi di pistola in via Akademika Yefremova da un killer travestito da corriere con casco e zaino tipici delle consegne. La Procura ha aperto un’indagine per omicidio volontario e ha lanciato l’operazione speciale “Siren” per la cattura dell’assassino; tra le piste vagliate c’è anche un possibile collegamento con la Russia. Il presidente Volodymyr Zelensky ha parlato di crimine “meticolosamente pianificato”.
Scudi aerei: via libera USA
Sul fronte dei sostegni occidentali, Washington ha approvato la vendita all’Ucraina di componenti e sistemi collegati ai Patriot per 179,1 milioni di dollari. Il Dipartimento di Stato ha dato luce verde anche a un ampio pacchetto per la Danimarca – circa 8,5 miliardi di dollari – con lanciatori, radar, sistemi di guida e missili: Copenaghen li userà per rafforzare la difesa ucraina. Kyiv da mesi chiede ulteriori batterie per proteggere le città dai raid russi. Zelensky, intanto, respinge l’ipotesi di una “zona cuscinetto” lungo la linea del fronte: “Non riflette la guerra moderna dominata dai droni; quella ‘zona grigia’ di fatto esiste già”. In serata il presidente ha denunciato su X una nuova ondata di attacchi russi – “quasi 540 droni, 8 missili balistici e 37 altri missili” – e ha sollecitato sanzioni bancarie ed energetiche più dure contro Mosca. In un colloquio con Narendra Modi, Zelensky ha parlato di “visione condivisa” per una “vera pace” e della necessità di un cessate il fuoco immediato.
Europa divisa: accuse di “crimini di guerra”, il no di Orbán
A Copenaghen, l’Alto rappresentante Kaja Kallas e 26 Paesi Ue hanno denunciato “crimini di guerra russi”, mentre Budapest si è sfilata. Kallas rilancia la discussione sulla confisca degli asset russi se Mosca non pagherà i danni di guerra: “Serve un’exit strategy”. Il ministro ungherese Peter Szijjarto parla invece di “tsunami pro-guerra” e promette il veto a nuove decisioni su armi e missioni.
Da Roma, il titolare della Farnesina Antonio Tajani si dice favorevole a sanzioni finanziarie che erodano la capacità di spesa del Cremlino, ma cauto sull’uso di beni confiscati: “Senza base giuridica, sarebbe un boomerang e un regalo a Putin”. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, in visita nei Paesi baltici, ribadisce: “La sicurezza ucraina è sicurezza europea. La prima garanzia è un esercito ben equipaggiato; come seconda linea, una forza multinazionale da valutare con il supporto americano”.
Narrativa e mosse globali: Mosca con Pechino all’Onu, l’ipotesi contractor USA
In un’intervista all’agenzia Xinhua, Vladimir Putin esalta la “cooperazione senza precedenti” con la Cina all’Onu e nei Brics, invocando una riforma del Consiglio di Sicurezza “più democratica” e sistemi finanziari internazionali “più equi”. Sul tavolo occidentale circola, intanto, una proposta attribuita a Donald Trump: utilizzare compagnie militari private statunitensi in Ucraina per fortificazioni e deterrenza, senza inviare truppe regolari. L’idea, riferita dal Telegraph, sarebbe in discussione tra i partner europei.
Incendio vicino al palazzo di Putin
Sul versante interno russo, le autorità di Krasnodar hanno riferito di un incendio boschivo vicino a Gelendzhik, innescato dai detriti di un presunto drone ucraino. L’area si trova nei pressi della residenza nota come “palazzo di Putin”, la cui proprietà è sempre stata negata dal Cremlino. Centinaia i vigili del fuoco impiegati; nessuna minaccia diretta alla struttura è stata confermata.