A quasi 23 mesi dall’inizio della guerra, Gaza continua a bruciare sotto le bombe e a contare i morti. Mentre la comunità internazionale fatica a trovare una posizione unitaria, la popolazione civile paga un prezzo altissimo: fame, sfollamenti e bombardamenti incessanti. Con oltre 63mila vittime e un milione di sfollati, Gaza City resta l’epicentro di una tragedia che sembra non trovare via d’uscita.
Dall’alba di ieri almeno 44 palestinesi hanno perso la vita sotto i bombardamenti israeliani, mentre il bilancio complessivo delle vittime dall’inizio della guerra, il 7 ottobre 2023, ha raggiunto quota 63.371, secondo le autorità sanitarie di Gaza. Un numero impressionante, che non distingue tra civili e combattenti, e che fotografa la devastazione di quasi due anni di conflitto.
Tra le vittime delle ultime ore anche undici persone uccise dal bombardamento di un panificio nel quartiere di al-Nasr, a ovest della città. Il raid ha colpito anche una tenda vicina e un gruppo di civili, tra cui bambini. In totale, i corpi trasportati negli ospedali della Striscia nelle ultime 24 ore sono stati 66, di cui quattro recuperati sotto le macerie.
Un milione in fuga
L’offensiva israeliana su Gaza City si è intensificata, trasformando l’area in una “zona di combattimento pericolosa”. Secondo le stime, quasi un milione di abitanti è stato costretto a lasciare le proprie case e muoversi verso sud. Tuttavia, l’evacuazione procede lentamente: finora sarebbero usciti solo 10.000 civili, ben lontani dagli obiettivi fissati da Israele.
Il portavoce dell’Idf, Avichay Adraee, ha ribadito che l’evacuazione è “inevitabile” e ha invitato la popolazione a spostarsi a sud, definendo Gaza City una roccaforte di Hamas con una rete di tunnel ancora operativa. Secondo fonti israeliane, nelle prossime settimane verranno ridotti i lanci aerei di aiuti sulla città e l’arrivo di camion con beni umanitari nel nord della Striscia, un’ipotesi che fa temere un ulteriore peggioramento della crisi umanitaria.
L’ONU: “Evacuazioni forzate ricetta per il disastro”
L’ONU ha annunciato che i propri team resteranno a Gaza City nonostante i bombardamenti, continuando a fornire assistenza salvavita. “Ci aspettiamo che il nostro lavoro sia pienamente facilitato”, ha dichiarato il portavoce Stephane Dujarric, ricordando che civili e operatori umanitari devono essere protetti. Dujarric ha denunciato la decisione israeliana di sospendere le pause tattiche giornaliere, spiegando che persino durante quelle finestre di tregua erano stati registrati attacchi. Ha inoltre avvertito che spingere la popolazione verso sud equivale a un trasferimento forzato, “una ricetta per il disastro”.
Scontri sul terreno: un soldato israeliano ucciso
La nuova offensiva terrestre a Gaza City ha già avuto conseguenze anche per Israele. Secondo i media, un soldato dell’Idf è stato ucciso e altri quattro risultano dispersi in seguito a un’imboscata delle brigate Qassam nel quartiere Zeitoun. Hamas sostiene che l’attacco offra nuove opportunità di cattura di militari israeliani. Nel frattempo, il quartiere continua a essere bombardato da oltre una settimana con raid aerei e artiglieria pesante, nel tentativo di “preparare il terreno” prima delle manovre di terra.
Le divisioni dell’Occidente
Sul fronte diplomatico, le reazioni internazionali rivelano spaccature profonde. L’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha ammesso che l’Europa appare divisa: “Se non abbiamo una voce unica su Gaza, non possiamo averla sulla scena globale”. Ha chiesto inoltre chiarimenti sul mancato rilascio dei visti da parte degli Stati Uniti alla delegazione palestinese guidata da Mahmoud Abbas, che rischia così di non partecipare alla prossima Assemblea Generale dell’Onu.
Il ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide ha lanciato un duro monito: “Se vogliamo avere credibilità nel denunciare la Russia in Ucraina, dobbiamo opporci anche alle atrocità commesse da Israele a Gaza. L’Occidente deve essere coerente nel difendere il diritto internazionale”. In Italia, Antonio Tajani ha proposto di iniziare con sanzioni contro i coloni israeliani più violenti in Cisgiordania: “È già un messaggio forte in difesa dell’idea di uno Stato palestinese. Poi si potrà valutare altro”.
La guerra occulta: Teheran e il Mossad
Il conflitto ha anche un fronte sotterraneo. In Iran, i Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato l’arresto di otto presunte spie legate al Mossad nella provincia di Khorasan Razavi. Secondo Teheran, gli uomini avrebbero trasmesso informazioni sensibili e pianificato sabotaggi durante i recenti scontri con Israele. L’Iran ha intensificato la repressione interna: oltre 21mila persone sarebbero state incarcerate negli ultimi mesi con accuse di spionaggio o collaborazione con gruppi ostili.