Dopo oltre cento anni, l’aeronautica militare finlandese ha deciso di rimuovere la svastica dalle proprie bandiere e insegne ufficiali, segnando la fine di un simbolo controverso che ha accompagnato la storia del Paese sin dalla sua indipendenza nel 1918. La svastica, adottata originariamente come portafortuna, era stata introdotta da un aristocratico svedese, il conte Eric von Rosen, che donò il primo aereo militare alla Finlandia con il simbolo blu dipinto sulla fusoliera. All’epoca, il segno aveva un significato positivo, legato a tradizioni spirituali e culturali millenarie, ben prima che venisse associato al nazismo. Tuttavia, la sua permanenza nei simboli militari finlandesi ha sollevato critiche crescenti, soprattutto da parte di accademici e attivisti che ne contestavano l’ambiguità. La decisione di rimuovere la svastica è stata presa in modo discreto, senza annunci ufficiali, e ha riguardato stemmi, medaglie, uniformi e bandiere dell’aeronautica. Al suo posto, è stato introdotto un nuovo emblema: un’aquila gialla, più neutra e meno divisiva. Il professor Teivo Teivainen dell’Università di Helsinki, tra i primi a notare il cambiamento, ha sottolineato come il simbolo fosse ormai “incompatibile con i valori democratici e inclusivi della Finlandia moderna”. Nonostante il suo uso non fosse legato al regime nazista, la percezione pubblica — soprattutto internazionale — ha reso la sua presenza sempre più problematica. La Finlandia, che ha sempre cercato di distinguere il proprio uso della svastica da quello tedesco, compie così un passo importante verso una rappresentazione più coerente con la sensibilità contemporanea. Un gesto che, pur simbolico, riflette la volontà di rinnovare l’identità nazionale senza rinnegare la storia, ma scegliendo con cura i segni che la rappresentano.
