Challenge estreme: il lato oscuro dei social che attira gli adolescenti

Un viaggio tra le sfide social che mettono a rischio la sicurezza di chi le prova per un like. Ecco le challenge più pericolose del momento, tra moda e realtà, che trasformano un gioco in qualcosa che troppo spesso trascina i giovani in un incubo
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E’ di questi giorni la notizia di un ventisettenne trovato morto al pc dai genitori con una maschera antigas. Avrebbe inalato cloruro di etile, probabilmente per una sfida social. Se questa ipotesi venisse confermata, si tratterebbe dell’ennesima vittima, che si aggiunge alle altre decine, soprattutto adolescenti, che nel mondo hanno perso la vita o subito gravi danni partecipando a challenge pericolose.

Le sfide o challenge social sono sempre più diffuse sul web e suscitano l’interesse di un gran numero di persone, soprattutto bambini e adolescenti. Per entrare nella rete basta rispondere agli account falsi che inviano richieste sui social utilizzati dai ragazzi. Il riferimento del gioco viene condiviso dal ragazzo sulle chat whatsapp tra amici e compagni di scuola, allargando la trama e inglobando sempre più adepti.

In cosa consistono

Nel mondo digitale di oggi le sfide lanciate tramite social sono diventate parte integrante della cultura giovanile e non solo. Queste iniziative, nate spesso per divertimento, si diffondono rapidamente attraverso piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube, raggiungendo milioni di persone nel giro di poche ore. Tuttavia, alcune challenge si trasformano in vere e proprie minacce per la salute e la sicurezza, coinvolgendo utenti di ogni età in comportamenti estremi e troppo spesso pericolosi, per se’ e per gli altri. Le challenge online, spesso sotto forma di video, invitano le persone a compiere azioni particolari e a condividere il proprio risultato sui social. Il loro fascino risiede nella viralità: più la sfida è estrema o originale, più ha possibilità di diffondersi. Se da un lato molte challenge hanno scopi positivi, come sensibilizzare su cause sociali, promuovere il benessere fisico, raccogliere fondi, dall’altro alcune mettono gli utenti davanti a rischi concreti.

Le Challenge più pericolose in voga in Italia

La French Scar Challenge: questa pericolosa sfida richiede ai partecipanti di auto-provocarsi una cicatrice, spesso sul viso, per creare un “segno distintivo“. La Food Challenge: competizioni su chi riesce a ingerire quantità eccessive o limitate di cibo, con conseguenze psicologiche come anoressia, bulimia o binge eating. La Knockout game, letteralmente gioco del “mettere qualcuno KO”, nato negli USA. La descrizione della nuova challenge violenta, che sta dilagando tra i più giovani, è stata riportata persino sul sito del ministero della Giustizia: “Trattasi di un comportamento che prevede la videoregistrazione di un’aggressione fisica, che consiste nel colpire violentemente qualcuno in un luogo pubblico con un pugno, e la pubblicazione del filmato nei social network.” La cinese A4 Waist Challenge: sfida estetica che consiste nel misurare se il punto vita è abbastanza sottile da essere nascosto dietro un foglio A4, veicolo di problematiche legate all’immagine corporea e disturbi alimentari. La Sleepy Chicken: marinare il pollo crudo nel farmaco da banco NyQuil, con rischi tossicologici elevati. La Dragon’s Breath: consumo di caramelle immerse in azoto liquido per produrre una “nuvola” dalla bocca. La Cereal Challenge: sdraiarsi e lasciarsi versare latte e cereali in bocca, con pericoli come soffocamento.

Le Challenge pericolose diffuse a livello globale

La Blackout Challenge / Choking Game: una delle sfide più pericolose, che consiste nella privazione di ossigeno attraverso strangolamento temporaneo, provocando svenimento o sensazione di “high”. La Milk Crate Challenge: sfida virale del 2021, dove si viene invitati a impilare casse di latte e salire fino in cima tentando di scendere senza cadere, rischiando traumi seri come lussazioni, fratture, danni alla colonna vertebrale. La Skullbreaker Challenge, diffusa su TikTok nel 2020: due persone spingono il terzo mentre salta, facendolo cadere all’indietro con violenza, con il rischio di procurarsi molte fratture craniche e traumi vari. La Blue Whale Challenge o “gioco della morte“. Nato in Russia, imponeva una serie di compiti sempre più autolesivi culminanti nel suicidio. La Momo Challenge (hoax), tormentone virale su WhatsApp, che invitava i ragazzi al compimento di atti pericolosi o autolesionistici, dietro minacce.

Altre sfide pericolose in circolazione

Il balconing è un’attività che consiste nel saltare da un balcone o da una finestra posti a un piano elevato direttamente all’interno di una piscina o di un altro balcone. Tale attività viene solitamente effettuata sotto l’effetto di alcool e droghe. La Bird Box Challenge per imitare i protagonisti bendandosi, anche per svolgere attività quotidiane, come camminare, cucinare e perfino guidare. La Condom Challenge che prevede di inserire un preservativo nel naso fino a farlo uscire dalla bocca, con serio rischio di soffocamento. La Kiki Challenge per ballare accanto a un’auto in movimento, con il rischio di causare incidenti stradali gravi. La Batmanning: appendersi a testa in giù come un pipistrello, facendo leva sui cartelli stradali o sui tubi del riscaldamento. La Eyeballing: gettarsi la vodka negli occhi. La Jonathan Galindo, dove un mostro spinge i giovani all’autolesionismo. La Hanging challenge, che consiste in una prova di resistenza, legandosi una cintura attorno al collo e resistere per più tempo possibile. Il vero pericolo dell’asfissia sarebbe dovuto alla perdita dei sensi, rendendo impossibile svincolarsi. La Planking challenge, nata come trend innocuo che consisteva nel sdraiarsi rigidi come una tavola in luoghi inusuali, ha subito una pericolosa escalation quando alcuni utenti hanno iniziato a praticarlo in mezzo alle strade trafficate, sui tetti di grattacieli o sui binari ferroviari. Il Train surfing: consiste nel viaggiare aggrappati all’esterno di treni, metropolitane o tram in movimento, spesso in piedi sui tetti o appesi alle fiancate dei vagoni. Questa pratica attira migliaia di imitatori, ma le conseguenze sono potenzialmente devastanti: scosse elettriche dai cavi dell’alta tensione, cadute a velocità elevata, collisioni con tunnel, ponti o altri ostacoli. In Russia, Germania e Stati Uniti ha fatto registrare diversi morti e feriti.

Cosa spinge i giovani a rischiare la vita per un gioco

Ci sono più fattori psicologici e sociali che spiegano perché un ragazzo possa arrivare a mettere a rischio la propria vita per partecipare a una challenge. Non si tratta mai di “incoscienza pura”, ma di una serie di dinamiche tipiche dell’adolescenza che i social amplificano. L’adolescenza è una fase di forte instabilità neurobiologica: la corteccia prefrontale, responsabile del controllo degli impulsi, della pianificazione e della previsione delle conseguenze, si sviluppa lentamente, fino anche ai primi vent’anni. Al contrario, a quell’età il sistema limbico, che gestisce emozioni e ricompense, è ipersensibile e “accelera”. Questo squilibrio, noto come “dual systems model”, spiega perché i ragazzi siano più guidati dalle emozioni e dalla ricerca di stimoli forti rispetto alla valutazione razionale dei rischi.

L’influenza dei pari potenzia il rischio

Studi basati sulla risonanza magnetica funzionale mostrano che la presenza di amici attiva nei ragazzi aree cerebrali legate alla ricompensa, aumentando la propensione a comportamenti rischiosi. Fenomeno che non si osserva negli adulti. Inoltre, gli adolescenti tendono a percepire il rischio di isolamento sociale come più grave di altri tipi di rischio, valutando così comportamenti pericolosi come mezzo per evitare la non appartenenza.

Esclusione sociale: leva per comportamenti estremi

Un altro studio neurofisiologico dimostra che, dopo un episodio di esclusione sociale, gli adolescenti più vulnerabili, con bassa resistenza all’influenza dei pari, mostrano un aumento del rischio nel comportamento decisionale. Il cervello attiva aree legate alla mentalizzazione e riduce quelle del controllo. In sostanza, sentirsi esclusi può spingere a gesti estremi pur di riconquistare l’accettazione.

Noia, ricerca di sensazioni forti e vulnerabilità emotive

Recenti ricerche italiane identificano tra le motivazioni che spingono i giovani verso hazardous games (challenge pericolose) fattori quali noia, influenza del gruppo e tendenze autolesive.

Dipendenza da social media e fragilità psicologica

L’uso problematico dei social è collegato a fenomeni di cyberaggressione e disagio emotivo, specie in ragazzi con scarso supporto sociale da parte di famiglia, scuola e pari. Un recente studio dell’Università di Tianjin (riportato da news.com.au) paragona l’impatto dei video brevi sull’attenzione e sulla ricerca di ricompense a quello dell’alcol o del gioco d’azzardo. Questi video stimolano dopamina in modo eccessivo, danneggiando concentrazione, memoria e controllo emotivo.

Peer contagion”: l’influenza reciproca fra adolescenti
Il fenomeno della peer contagion descrive come comportamenti devianti, dalla disobbedienza all’autolesionismo, si diffondano tra coetanei, indipendentemente dalla consapevolezza dell’individuo. L’intenzione di compiacere o appartenere, cioè, può inconsapevolmente guidare a gesti che compromettono la propria sicurezza.

La viralità del fenomeno

Uno studio epidemiologico dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), condotto nell’autunno 2022 su un campione rappresentativo di oltre 8.700 studenti tra gli 11 e i 17 anni, ha mostrato che circa il 6,1% di questi ragazzi ha preso parte almeno una volta a una social challenge pericolosa, come la “Skullbreaker“, la “Knock out” o la “Balconing” . La partecipazione è maggiore tra i più giovani: il 7,6% (circa 129.310 studenti) tra gli 11 e i 13 anni; il 5% (circa 113.849 studenti) tra i 14 e i 17 anni. Il fenomeno è più diffuso tra i maschi e complessivamente, si stimano circa 243.000 ragazzi che hanno partecipato almeno una volta nella vita a una sfida social pericolosa.

Proiezioni mondiali

Secondo fonti internazionali si prevede che entro il 2025 fino al 30% degli adolescenti potrebbe aver partecipato a sfide online di qualunque tipo. Allo stato attuale il 21% ha preso parte a una challenge in generale, il 2% ha partecipato a sfide ritenute rischiose e lo 0,3% a quelle molto pericolose.

Cristina Calzecchi Onesti

Cristina Calzecchi Onesti

Giornalista ed esperta di comunicazione aziendale. Dopo esperienze in tutta la comunicazione, dagli uffici stampa alle Relazioni esterne, ai Rapporti istituzionali, per quasi dieci è stata assistente parlamentare, portavoce e spin doctor alla Camera e al Senato. Da sempre si occupa di politica, sociale, diritti civili e ambiente.

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