Tasso di occupazione più basso e livelli salariali del 20% in meno. L’Italia delle donne al lavoro e in carriera resta un percorso ancora tutto in salita. Le condizioni di svantaggio sono particolarmente sensibili in particolare nell’ambito del lavoro dove il tasso di occupazione femminile è di quasi 18 punti inferiore a quello degli uomini e quando le donne lavorano hanno in media una retribuzione giornaliera di circa il 20% più bassa dei loro colleghi. Sono i dati presentati nel Rendiconto di genere, resi noti dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps.
Il record di part time
Le disparità sono riassumibili in alcuni fattori, il maggiore utilizzo del part time tra le donne, i più bassi livelli di qualifica e il minor ricorso agli straordinari. Nel Rendiconto dell’Istituto nazionale di previdenza solo il 18% delle assunzioni di donne sono a tempo indeterminato a fronte del 22,6% degli uomini. Le lavoratrici con un contratto a tempo parziale sono il 64,4% del totale e anche il part time involontario è prevalentemente femminile, rappresentando il 15,6% degli occupati, rispetto al 5,1% dei maschi. Indietro anche nelle carriere, più istruite degli uomini ma, segnala l’Inps, è donna solo il 21% dei dirigenti e il 32,4% dei quadri.
Retribuzioni del 20% in meno
Sul fronte delle retribuzioni la differenza tra generi è ancora più elevata. Quelle delle donne è inferiore del 20% rispetto a quelle degli uomini. Stessa disparità si riproduce nel tasso di occupazione femminile che si ferma al 52,5%, con uno svantaggio di 17,9 rispetto a quello degli uomini. Avere un contratto a tempo indeterminato resta ancora un obiettivo lontano. Le donne sono il 18% a fronte del 22,6% di quelle degli uomini. Mentre per le lavoratrici c’è il boom del part time che rappresentano il 64.4% dei contratti e nel raffronto di genere sono il triplo di quelli degli uomini.
I settori dove c’è più divario
Nella nota di presentazione scrive l’Inps: “In tutti i settori economici esaminati, tranne le estrazioni di minerali da cave e miniere gli uomini percepiscono redditi medi giornalieri superiori alle donne. Nello specifico, in dieci settori su diciotto esaminati, le donne percepiscono oltre il 20% in meno; nelle attività finanziarie e assicurative le donne percepiscono mediamente il 32,1% in meno, nelle attività professionali scientifiche e tecniche il 35,1% in meno e in quelle immobiliari il 39,9% in meno” (77,9 euro lordi giornalieri a fronte di 129,7). La differenza è pari al 23,7% nel commercio, e al 16,3% nei servizi di alloggio e ristorazione”.
Donne più istruite
Per quanto riguarda il livello di istruzione, nel 2023 le donne hanno superato gli uomini sia tra i diplomati (52,6%) sia tra i laureati (59,9%), ma questa superiorità nel percorso di studi “non si traduce in una maggiore presenza nelle posizioni di vertice nel mondo del lavoro”. Il 29,4% delle occupate è “sovraistruita” rispetto al lavoro che fa a fronte del 25,4% degli uomini e questa percentuale supera il 40% tra i 25 e i 34 anni.
Pubblico e privato le differenze
Sul fronte delle retribuzioni si assiste ad una differenziazione anche nel settore pubblico.
Le retribuzioni medie giornaliere soffrono di meno il divario di genere anche se, per servizio sanitario e Università ed Enti di ricerca le donne hanno una busta paga media inferiore agli uomini di quasi il 20%.
Il difficile impegno delle cure
Le donne annota l’Inps nel suo rendiconto, continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura. Nel 2023, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 14,4 milioni, contro appena 2,1 milioni usate dagli uomini. L’offerta di asili nido rimane insufficiente, con solo l’Umbria, l’Emilia Romagna e la Valle d’Aosta che raggiungono o si avvicinano all’obiettivo dei 45 posti nido per 100 bambini 0-2.