Presidente, lei sostiene, che le arti hanno una specifica responsabilità sociale, di sensibilizzare le comunità e plasmare le coscienze, cosa intende esattamente?
In un’epoca di meccanizzazione e intelligenze artificiali, più cultura, più passione, più creatività, più estetica, in una parola più Arte, sono le chiavi per far fare un salto qualitativo alle nostre vite. Inoltre, in questo momento storico così difficile per l’umanità, i protagonisti dell’arte vogliono partecipare come mai prima al tema dei temi, quello della sostenibilità, per dare il loro contributo a disegnare il migliore dei futuri possibili. Nella certezza che non si può salvare l’ambiente senza il contributo e la forza dell’arte. Bisognerebbe, più in generale, riposizionare al centro del dibattito politico nazionale e internazionale il Valore della cultura.
Al momento l’elaborazione di progetti di miglioramento per il nostro futuro non accoglie come dovrebbe, contributi “altri”, considerati lontani e sostanzialmente inutili. Contributi che, invece, dovrebbero essere complementari e migliorativi. Vedi, ad esempio, l’Agenda ONU 2030: nei 17 obiettivi previsti Arte e Cultura non vengono neppure menzionate. Per questo da tempo sto proponendo al ministro della Cultura una forte iniziativa dell’Italia per promuovere un diciottesimo obiettivo centrato, appunto, sulla Cultura. E chi se non l’Italia dovrebbe essere l’attivatore di un tale riconoscimento, noi che per secoli siamo stati il faro dell’arte per tutto il Pianeta?
Sicuramente una grande compito che andrebbe collettivamente sostenuto, secondo lei le istituzioni italiane ne sono consapevoli? Fanno abbastanza?
Purtroppo non è un problema di consapevolezza, che di certo non manca. Le risorse a disposizione non sono sufficienti, soprattutto a fronte di un patrimonio culturale e artistico sterminato. Da questo punto di vista non si è mai preso in considerazione di mettere come asset economico la nostra ricchezza artistica, valutata dalla Ragioneria Generale in 1.000 miliardi di euro. Senza contare, a proposito di ritorni economici, le enormi potenzialità di duplicare e moltiplicare le nostre esposizioni nel mondo, a fronte del fatto che nei nostri 480 musei statali il 90 % delle opere è sepolto, infruibile nei depositi.
Abbiamo detto che oggi è di grande attualità il tema della sostenibilità e della transizione ecologica, in che modo concretamente la cultura e l’arte possono contribuire alla salvezza del Pianeta?
L’arte rimane sempre una ricerca di significati in un mondo spesso privo di risposte. Ci costringe a guardare oltre la superficie eminentemente tecnica dei problemi e a cogliere il significato nascosto dietro l’oscurantismo tecnologico, riscoprendo la bellezza. Arte e sostenibilità sono due concetti che sempre più si intrecciano nella società contemporanea.
L’arte secolarmente è lo specchio delle dinamiche culturali, sociali e ambientali di un’epoca, mentre la sostenibilità rappresenta oggi una delle sfide più urgenti per il nostro futuro. Appare, quindi, perlomeno stravagante che non ci sia attenzione e considerazione per la cultura.
In questo specifico momento stiamo anche assistendo a dei grandi cambiamenti sul piano geopolitico, che ruolo può giocare questo discorso rispetto ai conflitti aperti e quelli che si potrebbero aprire?
Nel contesto delle guerre l’arte svolge un ruolo fondamentale nella cura e ricostruzione psicologica delle persone. La letteratura, la pittura, la scultura la musica e la poesia sono i ponti più saldi per prevenire i conflitti sulla base di un idem sentire culturale che accumuna tutti i popoli.
La creatività è strettamente legata all’innovazione senza la quale non c’è sviluppo eppure la maggior parte dei fondi del PNRR per la cultura sono andati al turismo e, quindi, sono state seguite logiche per lo più economiche. Come giudica questa visione più pragmatica che visionaria?
Se non ci si libera da un approccio globale e globalizzato, massificante e omologato, il ruolo della Bellezza e dell’elaborazione intellettuale e creativa saranno sempre marginali. Se non si capisce che la cultura è un volano anche per il turismo e mai viceversa, abbiamo già perso la partita. Fëdor Dostoevskij diceva: “La bellezza salverà il mondo”.