Ritorno agli hobby analogici: vinili, journaling e manualità contro lo stress digitale

La Gen Z riscopre l’analogico. Svaghi creativi contro il sovraccarico digitale

Dai vinili ai corsi di ceramica, dalle polaroid al junk journal. Tra i giovani cresce il bisogno di staccare dagli schermi e ritrovare lentezza e concretezza. I dati parlano di un’impennata nelle vendite di hobby manuali e oggetti analogici. Una tendenza che nasce su Internet, ma che racconta il desiderio di equilibrio tra online e offline
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Quante volte ogni giorno ci viene la voglia di staccare tutto ? Spegnere, cioè, il computer e il telefono e lasciarsi circondare dalla pace di un mondo più lento, dove il cervello riposa senza ricevere input ininterrotti da scroll infiniti. Per la Generazione Z questo è diventato un bisogno.

In un mondo sempre più digitalizzato, dove ormai le Intelligenze Artificiali fanno parte di quasi ogni ambito della nostra vita, i giovani, ma non solo, stanno tornando ad abbracciare le cose concrete. Forse un ritorno all’”analogico”, se così si può dire.

I dati sugli hobby analogici

Vinili, polaroid, macchinette digitali e usa e getta, journaling, macchine da scrivere, corsi di ceramica, pittura e cucito, lettere scritte a mano, collezioni infinite di libri. Ognuno di questi elementi diventa un modo per staccare dagli schermi e immergersi in una realtà che richiede concretezza, pazienza, tranquillità.

I dati parlano chiaro. L’azienda statunitense di artigianato Michael’s ha dichiarato alla CNN che le ricerche sugli hobby analogici sul loro sito sono aumentate del 136% negli ultimi sei mesi. Le vendite dei kit di artigianato sono cresciute dell’86% nel 2025 e quest’anno si prevede saliranno di un ulteriore 30-40%. Anche Etsy, piattaforma online di shopping dove spesso i piccoli artigiani commercializzano le loro creazioni, ha registrato un incremento del 40% nella vendita di oggetti utili per svaghi manuali.

I vinili, poi, sono tra gli oggetti più acquistati. Non solo per ascoltarli, ma anche per essere parte attiva di una fanbase, collezionando musica e merchandise. Infatti, secondo il Rapporto sull’intrattenimento del 2023 della piattaforma Luminate, la Gen Z ha il 27% di probabilità in più di comprare vinili rispetto all’ascoltatore medio.

Cosa si nasconde dietro questo ritorno

Le motivazioni del perché sempre più persone si dilettano con questi hobby vanno ricercate nel sovraccarico digitale, nel bisogno di praticare attività manuali, nella costruzione di un’identità più autentica e non conforme agli standard dominanti. Si sente la necessità di vivere e abbracciare gli errori e soprattutto di ricercare una comunità cui appartenere.

Nella attuale realtà dominata dalle tecnologie tutte queste attività offrono una via di fuga e un modo per riprendere in mano il proprio tempo libero, senza affidarsi necessariamente agli schermi del telefono o della televisione. Permettono di stringere nuove amicizie, entrare a far parte di comunità diverse e abbandonare, anche solo per un’ora, la frenesia tipica della vita odierna. E soprattutto insegnano ad accettare le imperfezioni, farle proprie e comprendere che un piccolo errore rende un oggetto unico. Inoltre, rappresentano la fascinazione per dettagli che non si vedono più e la nostalgia di un tempo dove le cose erano più accessibili, vivide, reali.

La contraddizione dell’epoca contemporanea

Ed è un po’ parossistico che tutto ciò accada e si diffonda proprio grazie ai social. L’algoritmo di TikTok o Instagram ci mostra milioni di video di persone che si dilettano in hobby analogici, come il junk journal, letteralmente “diario spazzatura”, che si realizza utilizzando scontrini, biglietti del cinema, buste e foto per imprimere su carta un ricordo e bloccarlo per sempre.

Questo non fa altro che dimostrare la volontà intrinseca di non voler abbandonare completamente il digitale, quanto piuttosto equilibrare il nostro tempo affidandoci da una parte alla tecnologia per efficienza e velocità, e, dall’altra, a gesti e rituali manuali per la costruzione della nostra identità e del nostro benessere mentale. È la contraddizione del nostro tempo. Vivere abbracciando piccoli svaghi concreti che ci rimettono in contatto con la realtà, senza riuscire, però, ad abbandonare del tutto la tecnologia che pervade ogni aspetto della nostra esistenza.

Una esigenza sempre più esistenziale per i giovani. Faruk Alpay, un ingegnere informatico e ricercatore di Intelligenza Artificiale, in un articolo su Medium, fa notare, infatti, come “la Generazione Z sia la generazione più online della storia, eppure registra i livelli più alti di solitudine e affaticamento digitale. Uno studio del Global Web Index ha rilevato che il 32% della Gen Z ha effettuato una ‘disintossicazione digitale’ da Internet, rispetto al 19% dei Baby Boomer”.

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