Negli ultimi anni il cinema internazionale ha riportato al centro della scena i mostri che da sempre popolano l’immaginario collettivo. Ma con una grossa differenza rispetto al passato. Queste creature non sono più terrificanti, ma personaggi complessi, vulnerabili, umani. Lo dimostrano i recenti Frankenstein (2025) di Guillermo del Toro e Dracula – L’amore perduto (2025) di Luc Besson. L’uscita imminente, il prossimo 5 marzo, de La Sposa! di Maggie Gyllenhaal, con Jessie Buckley e Christian Bale, liberamente ispirato a La moglie di Frankenstein di James Whale del 1935, conferma ulteriormente questo trend.
Questa trasformazione, però, non è casuale. È il risultato di un dialogo tra passato e presente unito alla sensibilità contemporanea, che ribalta gli archetipi narrativi come sono sempre stati intesi.
Alle origini delle creature mostruose
In verità, già all’origine, nei romanzi di Mary Shelley e Bram Stoker, personaggi come Frankenstein e Dracula erano figure complesse e le loro storie erano ricche di significati sociali, come la paura per il diverso, le tensioni morali e religiose, l’ambiguità dell’essere umano. Con il tempo, però, il cinema li ha ridotti a semplici icone horror. Nonostante che negli Anni ‘30 e ‘40 la Universal Pictures abbia tentato, con la serie Universal Classic Monsters distribuita in DVD, di proporre al grande pubblico storie dalle atmosfere gotiche e personaggi tragici più che malvagi, il cinema è riuscito comunque a trasformarli in mostri orrorifici con il solo scopo di terrorizzare.
I mostri come specchio della nostra società
Oggi, invece, sembra che il cinema voglia tornare sui propri passi per raccontare personaggi psicologicamente più articolati e simili agli esseri umani, segno dei forti cambiamenti culturali e sociali della nostra epoca. Il pubblico non cerca più il male assoluto da sconfiggere, ma personaggi da comprendere, abbracciare, sentire vicini per la loro natura ambigua e tormentata, forse perché è più semplice immedesimarsi in un personaggio imperfetto, piuttosto che nell’eroe perfetto che non contempla le sfumature della vita. O è tutto bianco o tutto nero, quando la realtà è spesso fatta di grigi.
In un’epoca disincantata gli spettatori preferiscono storie che raccontino di fragilità, di anime ai margini della società che chiedono di essere viste, di diversità, di traumi e di paure della contemporaneità. E i registi sembrano voler accontentare le aspettative del pubblico attraverso la riproposizioni di personaggi, in origine solo brutali e meccanici, che oggi invece si prestano meglio di altri a incarnare le contraddizioni dell’essere umano e i suoi desideri.
I nuovi mostri sempre meno mostruosi
Più in particolare, nel nuovo Frankenstein assistiamo alla nascita di una creatura che chiede solo di essere amata, compresa, di avere qualcuno con cui passare quell’eternità maledetta che gli è stata imposta. Guillermo del Toro porta sul grande schermo una storia che affronta il rapporto travagliato tra creatore e creatura dove il vero mostro è Victor Frankenstein, il creatore, con un ribaltamento totale della storia rispetto alla tradizione.
In Dracula – L’amore Perduto, invece, Besson racconta di un amore immortale, di una figura vittima del proprio destino il cui unico desiderio è riunirsi con l’amata scomparsa che cerca per secoli e secoli. Un racconto sull’amore, il desiderio, la passione, il dolore, la solitudine.
Infine, La Sposa! promette di dare voce a una figura femminile che è sempre stata conosciuta solo come “la moglie di Frankenstein” e la regia frenetica e un po’ punk abbandona del tutto le atmosfere gotiche e tragiche dell’origine per esplorare un immaginario contemporaneo più libero. E il messaggio che sembra trasparire da tutti questi esempi sembrerebbe ricordarci quanto poi alla fine nessuno di noi sia così lontano da questi stessi mostri, ognuno con un lato oscuro e inquieto, tipico proprio della nostra dimensione umana.



