Chi non ha sognato almeno una volta di passeggiare tra le stradine di un luogo in cui è ambientata la propria serie tv preferita o il film da cui siamo ossessionati? Per soddisfare questo desiderio nel corso degli anni si è diffuso sempre di più il fenomeno del set jetting, termine inglese che unisce la parola “jet setting” (viaggiare frequentemente per il mondo) e “set cinematografico”. Con questa espressione si indica la pratica di organizzare viaggi alla scoperta delle location in cui sono stati ambientati e girati film e serie tv.
Il termine è stato coniato per la prima volta nel 2008 dalla giornalista Gretchen Kelly in un articolo del New York Post, mentre in Italia è stato tradotto con la parola “cineturismo”, coniata nel 2003 durante l’Ischia Film Festival dal suo direttore artistico, Michelangelo Messina.
Già in voga negli Anni ’60, dopo l’uscita di Colazione da Tiffany, il set jetting ha conosciuto una fortissima espansione alla fine della quarantena imposta dalla pandemia. Dopo mesi chiusi in casa in compagnia di pellicole e serie tv in tanti hanno sentito il bisogno di scoprire dal vivo i luoghi che avevano conosciuto attraverso uno schermo. Così, spinti da storie capaci di influenzare società e individui, in molti hanno iniziato a viaggiare seguendo le proprie narrazioni preferite.
Nel 2026 il boom del set jetting
Si tratta di una tendenza globale che oggi caratterizza le vacanze di molti. Secondo il report “Unpack ‘26” di Expedia, Hotels.com e Vrbo, il 2026 sarà l’anno per eccellenza del set jetting. L’81% dei viaggiatori, tra Gen Z e Millennial, si prevede che pianificherà un viaggio ispirandosi a ciò che ha visto al cinema o in tv. Già nel 2023 il report “American Express’Travel Trends” evidenziava come il 64% dei viaggiatori avesse scelto la propria destinazione sulla base di film e serie televisive.
Le destinazioni predilette
Le mete più amate da chi pratica questo tipo di turismo sono numerose e spesso legate a grandi successi cinematografici e televisivi. La Scozia, ad esempio, attira i fan di Outlander e di Harry Potter, mentre la Croazia, in particolare Dubrovnik, è diventata una tappa obbligatoria per gli appassionati de Il Trono di Spade. Per gli amanti de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit è invece imperdibile la Nuova Zelanda, dove è possibile visitare “Hobbiton”, il celebre set dei lungometraggi diretti da Peter Jackson.
Anche l’Italia beneficia di questo fenomeno. Crema è entrata nei circuiti del cineturismo dopo il successo internazionale di Chiamami col tuo nome diretto da Luca Guadagnino, mentre la Sicilia ha registrato un aumento di visitatori in seguito all’uscita della seconda stagione di The White Lotus, ambientata tra Taormina, Cefalù e Noto. La stessa serie ha contribuito ad accrescere il turismo anche alle Hawaii e in Thailandia.
Parigi è un’altra città legata al cineturismo. Secondo uno studio dell’Ifop (Istituto francese dell’opinione pubblica), citato dal quotidiano Le Monde in un articolo del 2024, un turista su dieci ha visitato la città perché l’ha vista sul grande o piccolo schermo. Di questi, il 38% è stato spinto in particolare dalla serie targata Netflix, Emily in Paris.
Quando si parla di set jetting non si può dimenticare l’Inghilterra, considerata un vero e proprio set a cielo aperto, palcoscenico di migliaia di produzioni. Negli ultimi anni Bath è stata presa d’assalto dai fan di Bridgerton, mentre Londra e Oxford continuano ad attirare gli appassionati di Harry Potter. Esistono, infatti, tour organizzati che permettono di visitare le principali location dei film. A Oxford, in particolare, è possibile esplorare il New College e passeggiare nei corridoi e nel cortile di Hogwarts, oltre al Christ Church College, la cui mensa ha ispirato la Sala Grande. Durante l’estate è persino possibile soggiornare all’interno del college e consumare la colazione nella mensa, vivendo così un’esperienza ancora più immersiva.
Tra le destinazioni più gettonate spicca, però, il Giappone, meta privilegiata dagli appassionati di anime. Molti visitano Tokyo per scoprire i luoghi protagonisti di scene iconiche come le famose scale nel quartiere di Yotsuya riprese nella scena finale di Your Name, uno dei film d’animazione giapponese più famosi degli ultimi anni.
Il set jetting come esperienza immersiva ed emotiva
Grazie al successo di una pellicola alcuni luoghi diventano icone dell’immaginario collettivo pop, trasformando anche l’esperienza stessa di visione. Non si tratta più solo di guardare, ma anche di vivere ciò che i personaggi stessi sperimentano. I viaggi organizzati diventano così esperienze immersive ed emotive, che coinvolgono non solo il corpo, ma anche la mente. “Quando si guarda un film o un programma televisivo – ha spiegato lo psicologo e neuroscienziato cognitivo Jonathan Cohen nel suo articolo Defining Identification: A Theoretical Look at the Identification of Audiences with Media Characters del 2001 – il pubblico spesso si immerge nella trama e si identifica con i personaggi rappresentati. L’identificazione è un meccanismo attraverso il quale il pubblico sperimenta la ricezione e l’interpretazione del testo dall’interno, come se gli eventi stessero accadendo a loro”.
La forza di questo tipo di turismo risiede proprio nel modo in cui viene vissuto. Per qualche ora, visitando i luoghi idealizzati, si entra in connessione con storie diventate parte della propria vita e l’esperienza assume un carattere totalizzante. Non è raro, per esempio, nei college di Oxford imbattersi in turisti che indossano mantelli, sciarpe e maglioni delle casate di Hogwarts.
Pro e contro del fenomeno
Dal punto di vista economico e sociale il cineturismo genera una crescita dei flussi turistici, favorisce l’espansione dell’economia locale e la creazione di nuovi posti di lavoro, oltre a promuovere l’identità e la visibilità internazionale delle destinazioni coinvolte. Tuttavia, come ogni fenomeno di massa, porta con sé anche conseguenze negative, che incidono sull’equilibrio dei territori visitati e sulla qualità della vita dei residenti.
Il problema principale è l’overtourism, di cui esistono ormai casi emblematici. Tra i più noti spicca quello di Maya Bay, in Thailandia. Dopo l’uscita di The Beach nel 2001, interpretato da un giovanissimo Leonardo Di Caprio, la spiaggia fu letteralmente presa d’assalto. Il flusso incessante di visitatori danneggiò gravemente l’ecosistema, in particolare la barriera corallina, al punto che nel 2018 le autorità furono costrette a chiuderla per quattro anni per consentire alla natura di rigenerarsi.
Non meno significativa la situazione di Parigi dopo il successo di Emily in Paris. I residenti di Place de l’Estrapade hanno manifestato il loro dissenso per l’arrivo continuo di turisti attratti dalla casa della protagonista con scritte di protesta, come “Parigi non è tua” ed “Emily non è la benvenuta”, su serrande e fontane. Anche Dubrovnik ha vissuto una pressione simile. Il sovraffollamento legato al turismo di massa ha messo seriamente a rischio il suo status di Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, costringendo la città a intervenire per limitare gli accessi.
Ciononostante, secondo Marta Soligo, professoressa di turismo e sociologia del tempo libero all’Università del Nevada Las Vegas, il cineturismo resta uno degli strumenti più efficaci per promuovere una destinazione, come dichiarato su Forbes. E nonostante i suoi lati negativi il set jetting continua a essere un modo per creare connessioni con l’opera originale, con i luoghi e con altre persone che condividono la stessa passione. Ma soprattutto con le culture dei territori visitati e con chi li abita.



