Il vero valore dello Olimpiadi. Lo sport come strumento di pace, inclusione e fratellanza

Dalla Pax olimpica alle battaglie per i diritti umani le Olimpiadi raccontano molto più di medaglie e record. Sono un laboratorio di umanità che insegna rispetto, solidarietà e responsabilità collettiva. Un patrimonio morale che l’Italia è chiamata a sostenere anche con scelte politiche coerenti
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Le Olimpiadi invernali del 2026 sono arrivate in un tempo segnato da conflitti, fratture e nuove paure globali ed è anche per questo che il loro valore va oltre lo sport. Milano e Cortina diventano il palcoscenico di un messaggio simbolico, che i giornali hanno più volte sottolineato: quello della pace come incontro, rispetto delle differenze e competizione leale. In un mondo diviso i Giochi tornano a ricordare che esiste uno spazio condiviso in cui le nazioni possono sfidarsi senza combattersi, riconoscendosi parte di una stessa comunità umana.

“Possa la Torcia Olimpica perseguire la sua via attraverso le ere, aumentando le comprensioni amichevoli tra nazioni, per il bene di una umanità sempre più entusiasta, più coraggiosa e più pura”. Furono, infatti, queste le parole del barone Pierre Fredy de Coubertin con le quali inaugurò la versione moderna delle Olimpiadi interrotte nel 393 d.C., affascinato dagli ideali sportivi di fratellanza planetaria come la famosa Pax olimpica. Impegno, costanza, sacrificio, ma anche lealtà, coraggio, equità. Su questi cardini ripartì da Atene, nel 1896, la grande avventura olimpica.

Un libro sui vincitori ma anche sui vinti

A ricordarci il significato vero di queste competizioni sportive esiste un libro, “Vincitori e vinti”, di Daniele Masala, pluri-oro alle Olimpiadi di Los Angeles, oggi Presidente del CISCoD, il Comitato Italiano Sport contro la Droga. Una lunghissima galleria di atleti impressi nelle nostre memorie più per la loro umanità che per le medaglie conquistate. Atleti che, pur avendo raggiunto i massimi livelli delle competizioni a costo di durissimi sacrifici, sono stati capaci di rinunciare a una vittoria per tendere una mano a un avversario in difficoltà o di approfittare dei riflettori accesi dai Giochi per una battaglia umanitaria pena la propria squalifica. Un bellissimo messaggio che ci ricorda come la pace non sia un valore astratto, ma percorribile se non si è solo preda delle proprie ambizioni.

Un palcoscenico per i diritti umani

Secondo Masala la storia delle Olimpiadi rappresenta una grande, immensa fucina di esempi morali e spirituali da emulare, ricordando come cadere e rialzarsi, rispetto, fatica, rivalità e al contempo amicizia, sono il paradigma della nostra intera vita, dentro e fuori di uno stadio.

Non solo. Le Olimpiadi sono sì la massima agone sportiva, ma a volte anche palcoscenico di impegno politico. Nelson Mandela diceva che “lo sport porta speranza dove c’è disperazione, parla una lingua che tutti comprendono”. Quale occasione migliore delle Olimpiadi, quindi, per manifestare solidarietà verso le cause dei diritti umani calpestati? Tutti ricordano il pugno chiuso dei due atleti statunitensi Tommie “Jet” Smith e John Carlos alle Olimpiadi di Messico ’68 contro il razzismo. E come dimenticare, poi, che è intorno a un tavolo di ping pong che si sono parlate per la prima volta le due super potenze, Cina e Stati Uniti, nel 1978 o che i primi a dialogare, tra americani e sovietici, alla fine della Guerra Fredda furono Fischer e Karpov nel 1975 davanti a una scacchiera.

Storie di solidarietà e di riscatto

I Giochi sono anche pieni di esempi di riscatto dai pregiudizi, dalla povertà, dalle malattie, dalle oppressioni e dalle discriminazioni. Come la storia di Wilma Rudolph, statunitense di colore, che da bambina aveva rischiato di non camminare per aver contratto la poliomielite e che, invece, fu capace di vincere tre medaglie d’oro nel 1960. O la storia di Abebe Bikila, che vinse a piedi nudi la maratona di Roma, diventando simbolo di un’Africa che cercava dignitosamente il riscatto e la liberazione dal colonialismo europeo.

Però, nel PNRR nulla per le società sportive

Nel nostro Paese lo sport rappresenta la terza agenzia culturale dopo la famiglia e la scuola e negli anni più delicati della formazione di un ragazzo, quelli della adolescenza, diventa addirittura la prima se non l’unica. Lascia, dunque, dell’amaro in bocca il fatto che nel PNRR gli siano state destinate solo risorse residuali, circa 700 milioni di euro (su un totale di 194,4 miliardi di euro), di cui una parte destinati alla riqualificazione urbana per l’inclusione. Una assurdità se si pensa che potrebbe incidere fortemente sulla formazione, sulla empatia e sulla umanità delle future generazioni.

Cristina Calzecchi Onesti

Cristina Calzecchi Onesti

Giornalista ed esperta di comunicazione aziendale. Dopo esperienze in tutta la comunicazione, dagli uffici stampa alle Relazioni esterne, ai Rapporti istituzionali, per quasi dieci è stata assistente parlamentare, portavoce e spin doctor alla Camera e al Senato. Da sempre si occupa di politica, sociale, diritti civili e ambiente.

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