Il fascino dei complotti: quando l’incertezza cerca spiegazioni semplici

Le teorie del complotto prosperano nei momenti di sfiducia e disorientamento. Capirne i meccanismi psicologici e sociali aiuta a spiegare perché siano così persuasive e difficili da smontare
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Lo sbarco sulla Luna non è mai avvenuto”. Secondo alcuni quello che abbiamo visto per anni in TV sarebbe solo un film girato da Stanley Kubrick su ordine della NASA. Si tratta semplicemente di una delle tante teorie sui complotti, che negli ultimi anni, forse complice un uso sempre più sfrenato di internet e dei social network o eventi catastrofici straordinari come la diffusione del COVID-19 e il cambiamento climatico, sono diventate terreno fertile per migliaia di proseliti. In realtà, le teorie del complotto, più che rivelarci segreti piani di Stato, sono una risposta fantasiosa al bisogno primordiale di dare un senso a ciò che spaventa e a ciò che non riusciamo a spiegare. In un mondo complesso, instabile e spesso contraddittorio offrono narrazioni semplici e ordinate, in cui tutto sembra avere un colpevole e una logica. Non spiegano meglio la realtà, ma la rendono più sopportabile per chi fatica ad accettarne l’incertezza o non ha gli strumenti per orientarsi nella complessità.

Gli algoritmi concorrono a rafforzare le proprie convinzioni

Le teorie del complotto sono spiegazioni che cercano di dare un senso ad azioni, eventi o catastrofi attribuendoli a gruppi di potenti, intenti a manipolare la realtà per fornirci “versioni ufficiali” mentre ci nasconderebbero la “vera verità”. Se c’è chi sorride leggendo una di queste teorie, c’è invece chi ne rimane immediatamente affascinato. Comincia così a informarsi, studiare la questione, approfondire. E qui il web non aiuta: gli algoritmi iniziano a proporre sempre più contenuti coerenti con le ricerche effettuate, creando vere e proprie camere dell’eco digitali. In poco tempo, chi esplora queste teorie può arrivare a sentirsi in possesso di una verità nascosta, percependosi parte di un’élite informata rispetto al resto della popolazione.

Le ragioni per cui si entra nella tana del complotto

Secondo lo studio Understanding Conspiracy Theories, finanziato dal britannico Centre for Research and Evidence on Security Threats nel 2019, la propensione a credere nei complotti è influenzata da tre grandi tipi di fattori. Le persone cercano spiegazioni e ordine quando gli eventi appaiono incomprensibili o incerti, per necessità epistemiche. Allo stesso tempo possono intervenire motivi esistenziali quando ci si sente senza controllo, minacciati o ansiosi e si è spinti a cercare rassicurazioni in narrazioni coerenti. Infine, giocano un ruolo centrale i fattori sociali: l’appartenenza a gruppi che condividono le stesse credenze rafforza l’identità e conferma la sensazione di essere “informati” rispetto agli altri.

Lo studio mostra come questi fattori psicologici e sociali rendano le teorie complottiste particolarmente persuasive e difficili da smontare. Senza contare che chi dispone meno di strumenti critici o supporto sociale può essere più propenso a credere a narrazioni alternative.

Politica, poteri forti e mancanza di fiducia

In tutto questo ha un ruolo centrale la politica, già percepita come un mondo fatto di segreti e giochi di potere. La forte mancanza di fiducia nelle Istituzioni, unita a scandali politici e a comunicazioni poco trasparenti rendono più facile credere alle teorie del complotto, che appaiono quasi come la spiegazione più semplice. Non è un caso, quindi, che quasi tutte le teorie più conosciute si scaglino contro l’establishment, descritto come un manipolo di burattini nelle mani di qualcuno ancora più potente, che “comanda davvero” il mondo.

I pericoli

Il vero problema sorge quando le teorie del complotto non restano semplici racconti alternativi, ma hanno conseguenze concrete. Non si limitano a forum o gruppi online, ma influenzano il modo in cui le persone interpretano la realtà, aumentando la sfiducia verso la scienza e le Istituzioni, rendendo difficile qualsiasi confronto. In alcuni casi possono rappresentare la spinta verso decisioni rischiose per la propria vita e quella degli altri. Il paradosso è che chi si considera un pensatore critico finisce spesso per aderire a una visione rigida, in cui ogni informazione contraria viene vista come parte del complotto stesso.

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