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Lunedì, 10 Luglio 2017 05:00

Priorità a poveri, profughi ed esclusi

Papa Francesco ha scritto ad Angela Merkel, in occasione del G20 di Amburgo e ha ricordato i punti del “Documento programmatico” del Pontificato, Evangelii Gaudium: “il tempo è superiore allo spazio; l’unità prevale sul conflitto; la realtà è più importante dell’idea; e il tutto è superiore alle parti”. Circa il primo punto Francesco ricorda il dramma delle migrazioni da affrontare mettendo “in moto processi che siano capaci di offrire soluzioni progressive e non traumatiche e di condurre, in tempi relativamente brevi, ad una libera circolazione e alla stabilità delle persone che siano vantaggiosi per tutti. Tuttavia, questa tensione tra spazio e tempo, tra limite e pienezza, richiede un movimento esattamente contrario nella coscienza dei governanti e dei potenti. Una efficace soluzione distesa necessariamente nel tempo sarà possibile solo se l’obiettivo finale del processo è chiaramente presente nella sua progettualità. Nei cuori e nelle menti dei governanti e in ognuna delle fasi d’attuazione delle misure politiche c’è bisogno di dare priorità assoluta ai poveri, ai profughi, ai sofferenti, agli sfollati e agli esclusi, senza distinzione di nazione, razza, religione o cultura, e di rigettare i conflitti armati”. Il Papa si appella al G20 per le gravi emergenze in Sud Sudan, sulle sponde del Lago Ciad, nel Corno d’Africa e nello Yemen: urge “venire incontro a queste situazioni e dare un immediato sostegno a quelle popolazioni” ciò “sarà un segno della serietà e sincerità dell’impegno a medio termine per riformare l’economia mondiale ed una garanzia del suo efficace sviluppo”.
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“Gesù sa quanto la vita può essere pesante. Sa che molte cose affaticano il cuore: delusioni e ferite del passato, pesi da portare e torti da sopportare nel presente, incertezze e preoccupazioni per il futuro”. Così Papa Francesco nell’introduzione alla preghiera mariana dell’Angelus, di domenica in Piazza San Pietro a mezzogiorno. Francesco ha ricordato la parola di Gesù, “un invito a muoversi e reagire: venite”. “Nei momenti bui – osserva il Papa - viene naturale stare con sé stessi, rimuginare su quanto è ingiusta la vita, su quanto sono ingrati gli altri e com’è cattivo il mondo. Ma così, chiusi dentro di noi, vediamo tutto nero. Allora si arriva persino a familiarizzare con la tristezza, che diventa di casa. Gesù invece vuole tirarci fuori da queste sabbie mobili e perciò dice a ciascuno: Vieni!”. E il Signore specifica esattamente dove: “Venite…a me”. Francesco ricorda le varie situazioni nelle quali quando ci sentiamo soli o non capiti ci rivolgiamo a qualche “esperto”. “ Non dimentichiamoci Gesù”, esorta il Papa argentino. “Non dimentichiamo – continua il Papa - di aprirci a Lui e di raccontargli la vita, di affidargli le persone e le situazioni. Forse ci sono delle zone della nostra vita che mai abbiamo aperto a Lui e che sono rimaste oscure, perché non hanno mai visto la luce del Signore”. Ma Francesco mette in guardia: “Egli ci aspetta, non per risolverci magicamente i problemi, ma per renderci forti nei nostri problemi. Gesù non ci leva i pesi dalla vita, ma l’angoscia dal cuore; non ci toglie la croce, ma la porta con noi. E con Lui ogni peso diventa leggero». Perché come si legge nel Vangelo odierno:«imparate da me e troverete ristoro per la vostra vita». Sono tanti i saluti che il Papa rivolge ai presenti, subito dopo la preghiera dell’Angelus.«Siete coraggiosi voi con questo sole e questo caldo in piazza» esordisce Francesco. Un pensiero va poi ai fedeli polacchi venuti in bicicletta da Chelm, arcidiocesi di Lublino (Polonia), con un ricordo anche per il grande pellegrinaggio che oggi la Famiglia polacca di Radio Maria compie al Santuario di Czestochowa. Poi alle Suore Ancelle della Beata Vergine Immacolata e infine ai ragazzi del Coro “Puzangalan” – che significa “speranza” – di Taiwan.
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Papa Francesco torna a lanciare, da San Pietro, il suo appello per il Venezuela. "Esprimo la mia vicinanza alle famiglie che hanno perso i loro figli nelle manifestazioni di piazza - ha detto dopo l'Angelus - Faccio appello affinché si ponga fine alla violenza e si trovi una soluzione pacifica e democratica alla crisi. Nostra Signora di Coromoto interceda per il Venezuela". Bergoglio ha poi chiesto di pregare tutti "nostra Signora di Comoroto per il Venezuela" recitando l'Ave Maria. "Il 5 luglio ricorrerà la festa dell'indipendenza del Venezuela. Assicuro la mia preghiera per questa cara Nazione", ha aggiunto.Non è la prima volta che il pontefice tocca l'argomento. Lo scorso ottobre Francesco aveva ricevuto in forma privata il presidente Maduro, "nel quadro della preoccupante situazione di crisi politica, sociale ed economica che il Paese sta attraversando e che si ripercuote pesantemente sulla vita quotidiana dell'intera popolazione", spiegò il Vaticano. E sempre nel 2016 la Santa Sede ha preso parto al tavolo di mediazione tra il presidente e gli oppositori, prima con il nunzio in Argentina, monsignor Emil Paul Tscherrig, e poi anche con l'arcivescovo Claudio Maria Celli, ex sottosegretario per i rapporti con gli Stati. Un tentativo che però "non ha funzionato: era tutto un 'Sì Sì', però in realtà era un 'No No'", osservava Papa Francesco durante il volo di ritorno dall'Egitto, lo scorso 29 aprile. E su un nuovo tentativo spiegava che "la partecipazione della Santa Sede debba avere condizioni molto chiare",aggiungendo che "Qualcosa si muove", ma non c'è niente di sicuro. "Tutto ciò che si può fare per il Venezuela si deve fare con le garanzie necessarie. Altrimenti giochiamo al 'tintìn pirulero' (gioco argentino in cui ognuno si preoccupa solo della sua posizione, ndr)".Di Venezuela era poi tornato a parlare il giorno dopo, nel Regina Coeli a piazza San Pietro: "Non cessano di giungere drammatiche notizie circa la situazione in Venezuela e l'aggravarsi degli scontri, con numerosi morti, feriti e detenuti. Mentre mi unisco al dolore dei familiari delle vittime, per le quali assicuro preghiere di suffragio, rivolgo un accorato appello al Governo e a tutte le componenti della società venezuelana affinché venga evitata ogni ulteriore forma di violenza, siano rispettati i diritti umani e si cerchino soluzioni negoziate alla grave crisi umanitaria, sociale, politica ed economica che sta stremando la popolazione". E in un messaggio ai vescovi aveva sottolineato che "Sono convinto che i gravi problemi del Venezuela si possono risolvere se c'è la volontà di costruire ponti, di dialogare seriamente e di portare a termine gli accordi raggiunti".
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"La doppiezza non è cristiana". Così Papa Francesco ha esordito durante l'Angelus in Piazza San Pietro. "Il cristiano deve avere un cuore "semplice" -ha continuato- e non tenere "il piede in due scarpe ma essere "onesto con sé stesso e con gli altri". Il Pontefice spiega che "bisogna che la gente possa percepire" che per un discepolo, un membro della Chiesa, "Gesù è veramente il Signore, è veramente il centro, il tutto della vita". E non importa se poi se poi, come ogni persona umana, ha i suoi limiti e anche i suoi sbagli - purché abbia l'umiltà di riconoscerli - l'importante è che non abbia il cuore doppio, questo è pericoloso, io sono cristiano, laico sacerdote, ma se ho il cuore non va", bisogna essere onesti "con se stesso e con gli altri".Commentando il Vangelo di oggi, il pontefice spiega che "se tu lasci tutto per Gesù, la gente riconosce in te il Signore; ma nello stesso tempo ti aiuta a convertirti ogni giorno a Lui, a rinnovarti e purificarti dai compromessi e a superare le tentazioni". E anche "l'affetto di un padre, la tenerezza di una madre, la dolce amicizia tra fratelli e sorelle, tutto questo, pur essendo molto buono e legittimo, non può essere anteposto a Cristo". Non perché, spiega Bergoglio, Dio "ci voglia senza cuore e privi di riconoscenza, anzi, al contrario, ma perché la condizione del discepolo esige un rapporto prioritario col maestro - spiega - qualsiasi discepolo, sia un laico, un sacerdote, un vescovo, deve avere un rapporto prioritario con Dio. Forse la prima domanda che dovremmo fare a un cristiano è 'Ma tu hai un rapporto con Gesù?', 'tu vedi Gesù?'". "Più Gesù è al centro del cuore e della vita del discepolo - osserva più questo discepolo è 'trasparente' alla sua presenza". E assicura: "Chi si lascia attrarre in questo vincolo di amore e di vita con il Signore Gesù, diventa un suo rappresentante, un suo 'ambasciatore', soprattutto con il modo di essere, di vivere", spiega.
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“Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo”. È il tweet lanciato ieri sera da Papa Francesco sul proprio account @Pontifex_it. Un tweet che fa riflettere sulla vicenda del piccolo Charlie Gard. La vicenda del piccolo Charlie continua a commuovere il mondo e soprattutto a far riflettere tutti. L’ospedale di Londra in cui è ricoverato il bimbo di 10 mesi, affetto da una malattia rara considerata incurabile dai medici, ha rinviato di qualche tempo la decisione di staccare il ventilatore che lo tiene ancora in vita. I genitori non riescono ad avere l’ultima parola sulla vita del loro piccolo figlio. E’ l’ospedale che decide quando porre fine all’esistenza di Charlie. In tanti nel mondo hanno protestato proprio su questo punto: vogliono che siano i genitori a decidere. Una gara di solidarietà internazionale ha permesso ai genitori di raccogliere un milione e mezzo di euro per portare il bimbo negli Stati Uniti per sottoporlo a una terapia sperimentale. Papa Francesco a sorpresa arriva puntuale con un suo tweet. Un appello a difendere comunque la vita, soprattutto nella malattia.
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'Avete scelto un motto molto bello per questo Congresso: "Per la persona, per il lavoro". Persona e lavoro sono due parole che possono e devono stare insieme. Perche' se pensiamo e diciamo il lavoro senza la persona, il lavoro finisce per diventare qualcosa di disumano, che dimenticando le persone dimentica e smarrisce se' stesso. Ma se pensiamo la persona senza lavoro, diciamo qualcosa di parziale, di incompleto, perche' la persona si realizza in pienezza quando diventa lavoratore, lavoratrice; perche' l'individuo si fa persona quando si apre agli altri, alla vita sociale, quando fiorisce nel lavoro. La persona fiorisce nel lavoro'. Lo afferma PAPA Francesco nel discorso ai delegati della Cisl che si riuniscono oggi in congresso. 'Il lavoro - aggiunge - e' la forma piu' comune di cooperazione che l'umanita' abbia generato nella sua storia. Ogni giorno milioni di persone cooperano semplicemente lavorando: educando i nostri bambini, azionando apparecchi meccanici, sbrigando pratiche in un ufficio... Il lavoro e' una forma di amore civile: non e' un amore romantico ne' sempre intenzionale, ma e' un amore vero, autentico, che ci fa vivere e porta avanti il mondo. Certo, la persona non e' solo lavoro... Dobbiamo pensare anche alla sana cultura dell'ozio, di saper riposare. Questo non e' pigrizia, e' un bisogno umano. Quando domando a un uomo, a una donna che ha due, tre bambini: "Ma, mi dica, lei gioca con i suoi figli? Ha questo 'ozio'?" - "Eh, sa, quando io vado al lavoro, loro ancora dormono, e quando torno, sono gia' a letto". Questo e' disumano. Per questo, insieme con il lavoro deve andare anche l'altra cultura. Perche' la persona non e' solo lavoro, perche' non sempre lavoriamo, e non sempre dobbiamo lavorare. Da bambini non si lavora, e non si deve lavorare. Non lavoriamo quando siamo malati, non lavoriamo da vecchi. Ci sono molte persone che ancora non lavorano, o che non lavorano piu'. Tutto questo e' vero e conosciuto, ma va ricordato anche oggi, quando ci sono nel mondo ancora troppi bambini e ragazzi che lavorano e non studiano, mentre lo studio e' il solo "lavoro" buono dei bambini e dei ragazzi'. 'E quando non sempre e non a tutti - aggiunge - e' riconosciuto il diritto a una giusta pensione - giusta perche' ne' troppo povera ne' troppo ricca: le "pensioni d'oro" sono un'offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perche' fanno si' che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni. O quando un lavoratore si ammala e viene scartato anche dal mondo del lavoro in nome dell'efficienza - e invece se una persona malata riesce, nei suoi limiti, ancora a lavorare, il lavoro svolge anche una funzione terapeutica: a volte si guarisce lavorando con gli altri, insieme agli altri, per gli altri. E' una societa' stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti. Quando i giovani sono fuori dal mondo del lavoro, alle imprese mancano energia, entusiasmo, innovazione, gioia di vivere, che sono preziosi beni comuni che rendono migliore la vita economica e la pubblica felicita'. E' allora urgente un nuovo patto sociale umano, un nuovo patto sociale per il lavoro, che riduca le ore di lavoro di chi e' nell'ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere di lavorare. Il dono del lavoro e' il primo dono dei padri e delle madri ai figli e alle figlie, e' il primo patrimonio di una societa'. E' la prima dote con cui li aiutiamo a spiccare il loro volo libero della vita adulta'. 'Vorrei sottolineare due sfide epocali - prosegue - che oggi il movimento sindacale deve affrontare e vincere se vuole continuare a svolgere il suo ruolo essenziale per il bene comune. La prima e' la profezia, e riguarda la natura stessa del sindacato, la sua vocazione piu' vera. Il sindacato e' espressione del profilo profetico della societa'. Il sindacato nasce e rinasce tutte le volte che, come i profeti biblici, da' voce a chi non ce l'ha, denuncia il povero "venduto per un paio di sandali" (cfr Amos 2,6), smaschera i potenti che calpestano i diritti dei lavoratori piu' fragili, difende la causa dello straniero, degli ultimi, degli "scarti". Come dimostra anche la grande tradizione della CISL, il movimento sindacale ha le sue grandi stagioni quando e' profezia. Ma nelle nostre societa' capitalistiche avanzate il sindacato rischia di smarrire questa sua natura profetica, e diventare troppo simile alle istituzioni e ai poteri che invece dovrebbe criticare. Il sindacato col passare del tempo ha finito per somigliare troppo alla politica, o meglio, ai partiti politici, al loro linguaggio, al loro stile. E invece, se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l'azione dentro le imprese perde forza ed efficacia. Questa e' la profezia. Seconda sfida: l'innovazione. I profeti sono delle sentinelle, che vigilano nel loro posto di vedetta. Anche il sindacato deve vigilare sulle mura della citta' del lavoro, come sentinella che guarda e 2 protegge chi e' dentro la citta' del lavoro, ma che guarda e protegge anche chi e' fuori delle mura. Il sindacato non svolge la sua funzione essenziale di innovazione sociale se vigila soltanto su coloro che sono dentro, se protegge solo i diritti di chi lavora gia' o e' in pensione. Questo va fatto, ma e' meta' del vostro lavoro. La vostra vocazione e' anche proteggere chi i diritti non li ha ancora, gli esclusi dal lavoro che sono esclusi anche dai diritti e dalla democrazia. Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato, perche' ha dimenticato la natura sociale dell'economia, dell'impresa. Questo e' uno dei peccati piu' grossi. Economia di mercato: no. Diciamo economia sociale di mercato, come ci ha insegnato San Giovanni Paolo II: economia sociale di mercato'. 'L'economia - aggiunge - ha dimenticato la natura sociale che ha come vocazione, la natura sociale dell'impresa, della vita, dei legami e dei patti. Ma forse la nostra societa' non capisce il sindacato anche perche' non lo vede abbastanza lottare nei luoghi dei "diritti del non ancora": nelle periferie esistenziali, tra gli scartati del lavoro. Pensiamo al 40% dei giovani da 25 anni in giu', che non hanno lavoro. Qui. In Italia. E voi dovete lottare li'! Sono periferie esistenziali. Non lo vede lottare tra gli immigrati, i poveri, che sono sotto le mura della citta'; oppure non lo capisce semplicemente perche' a volte - ma succede in ogni famiglia - la corruzione e' entrata nel cuore di alcuni sindacalisti. Non lasciatevi bloccare da questo. So che vi state impegnando gia' da tempo nelle direzioni giuste, specialmente con i migranti, con i giovani e con le donne. E questo che dico potrebbe sembrare superato, ma nel mondo del lavoro la donna e' ancora di seconda classe. Voi potreste dire: "No, ma c'e' quell'imprenditrice, quell'altra...". Si', ma la donna guadagna di meno, e' piu' facilmente sfruttata… Fate qualcosa. Vi incoraggio a continuare e, se possibile, a fare di piu'. Abitare le periferie puo' diventare una strategia di azione, una priorita' del sindacato di oggi e di domani. Non c'e' una buona societa' senza un buon sindacato, e non c'e' un sindacato buono che non rinasca ogni giorno nelle periferie, che non trasformi le pietre scartate dell'economia in pietre angolari. Sindacato e' una bella parola che proviene dal greco "dike", cioe' giustizia, e "syn", insieme: syn-dike,"giustizia insieme". Non c'e' giustizia insieme se non e' insieme agli esclusi di oggi. Vi ringrazio per questo incontro, vi benedico, benedico il vostro lavoro e auguro ogni bene per il vostro Congresso e il vostro lavoro quotidiano. E quando noi nella Chiesa facciamo una missione, in una parrocchia, per esempio, il vescovo dice: "Facciamo la missione perche' tutta la parrocchia si converta, cioe' faccia un passo in meglio". Anche voi "convertitevi": fate un passo in meglio nel vostro lavoro, che sia migliore. Grazie!'.
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Emozioni, riflessioni ma anche sorrisi e selfie, durante l'udienza del Papa con i nuotatori del Sette Colli nella Sala Clementina di Palazzo Apostolico in Vaticano. Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina una folta delegazione di atleti italiani e internazionali, guidata da presidente della Federnuoto Paolo Barelli. Presente l'intera selezione azzurra, in prima fila Pellegrini, Paltrinieri e Detti, ma anche gli stranieri come l'australiano Mack Horton, la svedese Michelle Coleman e il brasiliano Ce sar Cielo.«Sono giorni di gioia e di entusiasmo per voi e per gli sportivi che vi seguono - ha detto il Papa rivolgendosi agli atleti - perché lo sport è anche festa. Una festa non priva di contenuti, perché trasmette valori sempre più necessari in una società come la nostra, che viene definita ‘liquida’, priva di punti di riferimento saldi. Il vostro sport si fa nell’acqua, ma non è liquido, anzi, è molto solido, richiede impegno costante e forza d’animo».«L’acqua nella quale nuotate, vi tuffate, giocate e gareggiate - ha proseguito il Papa - richiama una pluralità di attenzioni: il valore del corpo, che va curato e non idolatrato; il bisogno di interiorità e la ricerca di senso in ciò che fate; la forza e il coraggio nel resistere alla fatica. A contatto con l’acqua, imparate ad avere ripugnanza verso tutto ciò che è inquinante, nello sport e nella vita”. A rivolgere il saluto ufficiale al Papa, è stato il presidente della Federnuoto, Paolo Barelli.«Siamo onorati per l'attenzione che ha ritenuto riservare alla famiglia del nuoto italiano e internazionale riunito in occasione del trofeo Sette Colli - si è rivolto Barelli al Papa -. La sacra Bibbia proclama lo sport come immagine di vita, mezzo per la formazione dell'uomo ed elemento fondamentale della civiltà, un ponte contro tutti i muri».«Noi portiamo avanti valori come lealtà, perseveranza, dialogo - ha continuato Barelli - attraverso messaggi che parlano una lingua universale che sono poi gli atleti, per questo auspichiamo che la cultura dell'acqua, posta anche al servizio della salvaguardia umana, sia un valore». Per la seconda volta in pochi anni, il mondo acquatico incontra il Pontefice dopo l'ultima udienza di Papa Benedetto XVI a Castelgandolfo nel 2009. Oggi, come ieri, c'era la campionessa olimpica di Pechino, Federica Pellegrini, visibilmente emozionata per l'incontro, che insieme a Paltrinieri ha portato in dono al Pontefice un kit sportivo della nazionale, due costumi e una cuffia bianca con la scritta«Papa Francesco».«Il mio è un rapporto stretto con la fede perché ho ricevuto un grande insegnamento dalla mia famiglia. Dei regali non ci ha detto niente, però spero che possa usarli magari per fare qualche bagno» ha auspicato l'azzurra, fresca di vittoria nei 200 stile libero al Foro Italico. Grandi sorrisi quando la nuotatrice veneta e il compagno di squadra Paltrineri, si sono fatti un selfie con il Papa senza infrangere le regole del protocollo ufficiale.«Abbiamo chiesto e ci hanno detto che si poteva fare» ha detto sorridendo Federica al termine dell'udienza. (ITALPRESS).
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Domenica, 25 Giugno 2017 05:00

I Reali d'Olanda ricevuti dal Santo Padre

Il Re Willem-Alexander d’Olanda e sua moglie, la Regina Maxima, sono stati ricevuti in Vaticano dal Santo Padre. Tulipani bianchi e gialli sono stati il dono dei reali a Papa Francesco. "Non solo per Pasqua i fiori olandesi dovrebbero essere in Vaticano, bisogna piantarli!", hanno detto i Reali al Papa. I reali olandesi sono stati ricevuti presso il Palazzo Apostolico. Trentacinque minuti di colloquio privato con interprete. Ma non sono mancate battute in spagnolo, vista anche l’origine argentina della Regina. Papa Francesco ha donato alla coppia dei reali di Olanda il medaglione di San Martino che riveste un povero con il suo mantello, i suoi tre documenti, l’enciclica “Evangelii Gaudium” e la “Laudato Sii”, l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” e il Messaggio della pace. La Regina Maxima, rigorosamente vestita di nero come da protocollo, ha fatto un inchino al Papa ed è rimasta con il Re e il Pontefice anche dopo i saluti. I Sovrani hanno poi incontrato il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato da Monsignor Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati. “La visita Stato alla Città del Vaticano – riporta un comunicato ufficiale della Sala Stampa Vaticana - sottolinea i legami bilaterali e multilaterali tra i Paesi Bassi e il Vaticano. Papa Francesco rappresenta 1,2 miliardi di fedeli della Chiesa Cattolica. In tutto il mondo la chiesa è inserita nel tessuto sociale locale. Da questa posizione particolare la Santa Sede può dare un contributo diplomatico alle sfide sociali internazionali come i conflitti, il clima, la povertà e la migrazione”.
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75esima Convention del "Sierra International" dal 22 al 25 giugno a Roma. Quest'anno è incentrato sul tema "Siempre adelante. Il coraggio della vocazione. Papa Francesco ha salutato i partecipanti accolti in Aula Paolo VI. «Con la letizia del Vangelo e l’audacia tipica della missione cristiana, vi siete radunati per riscoprire, alla scuola del Maestro, il senso di ogni vocazione cristiana: - ha esordito il Pontefice - offrire la propria vita in dono, ungendo i fratelli con la tenerezza e la misericordia di Dio”. Nel suo discorso il Santo Padre è partito dal concetto di “essere amici”. Ma che significa oggi “amico” ? Papa Francesco lo spiega: “Abitando i luoghi della vita metropolitana, ogni giorno entriamo in contatto con persone diverse, che spesso definiamo “amici”, ma è un modo di dire. E così, nell’orizzonte della comunicazione virtuale, la parola “amico” è una delle più usate. Eppure, sappiamo che una conoscenza superficiale non basta per attivare quell’esperienza di incontro e di prossimità a cui la parola “amico” fa riferimento”. Quando è Gesù ad usare il termine “amici” tutto cambia. “Ho paura – dice il Papa -dei cristiani che non camminano e si rinchiudono nella propria nicchia. È meglio procedere zoppicando, talvolta cadendo ma confidando sempre nella misericordia di Dio, che essere dei “cristiani da museo”, che temono i cambiamenti e che, ricevuto un carisma o una vocazione, invece di porsi al servizio dell’eterna novità del Vangelo, difendono sé stessi e i propri ruoli”. Conclude Francesco: “Anche voi, allora, siempre adelante! Con coraggio, con creatività e con audacia. Senza paura di rinnovare le vostre strutture e senza permettere che il prezioso cammino fatto perda lo slancio della novità. Come nei giochi olimpici, possiate essere sempre pronti a “passare la fiaccola” soprattutto alle generazioni future, consapevoli che il fuoco è acceso dall’Alto, precede la nostra risposta e supera il nostro lavoro. Così è la missione cristiana: uno semina e l’altro miete”.
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La Santa Sede, attraverso un telegramma di Papa Francesco, esprime il suo cordoglio per la scomparsa dell’ex Cancelliere tedesco Helmut Kohl. La presenza del Cancelliere dell’unità si è sentita, così, molto forte nell’incontro tra Angela Merkel e Papa Francesco, e il bollettino della Sala Stampa vaticana nota che nel corso dei colloqui “un particolare ricordo è stato riservato al già Cancelliere Federale Helmut Kohl, scomparso ieri, ed alla sua instancabile opera a favore della riunificazione della Germania e dell’unità d’Europa”. Nel telegramma, il Papa ricorda Kohl quale “grande uomo di stato e convinto europeo”, il quale “ha lavorato con lungimiranza e dedizione per il bene delle persone in Germania e nei paesi confinanti europei”. L’ultima sortita “ecclesiastica” di Kohl è stata un incontro con Benedetto XVI, il 24 settembre 2011, durante il viaggio di Benedetto in Germania. Nel luglio di quell’anno, era tornato a farsi sentire, uscendo allo scoperto per criticare la politica “euroscettica” della sua delfina Angela Merkel, che – aveva detto in una confidenza poi riportata dallo Spiegel – “sta rovinando la mia Europa”. Ora, l’euroscetticismo di Angela Merkel sembra mitigato dall’impegno per l’accoglienza e per i migranti e dal ruolo di guardiano dei parametri europei. Restano nella storia i suoi incontri con Papa Giovanni Paolo II durante le visite del Papa in Germania nel 1987 e nel 1996. In quest’ultimo incontro, una immagine simbolo: il Papa e il Cancelliere attraversavano insieme la porta di Brandeburgo, luogo proibito fino alla caduta del Muro di Berlino. Ma, proprio alla vigilia di quel viaggio, Kohl chiese a Giovanni Paolo II di adeguare gli insegnamenti della Chiesa sulla morale, tra l’esultanza dei teologi progressisti. Era, anche in questo, lo specchio della attuale Chiesa di Germania, meno ferma sui principi e più a favore dell’inclusione.
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