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Domenica, 21 Maggio 2017 06:04

Occorre una economia responsabile dell'uomo

Mauritania, Nepal, Trinidad e Tobago, Sudan, Kazakhstan e Niger, sei paesi i cui ambasciatori, non residenti, oggi hanno portato le loro credenziali al Papa che li ha ricevuto con un breve discorso: “Lo scenario internazionale è caratterizzato da una notevole complessità ed è attraversato da dense nubi, e pertanto richiede maggiore consapevolezza dei comportamenti e delle azioni necessarie per imboccare un percorso di pace che diminuisca le tensioni. Tra i fattori che acuiscono i problemi vi sono un’economia e una finanza che, invece di servire l’essere umano concreto, si organizzano principalmente per servire sé stesse e sottrarsi al controllo dei pubblici poteri, i quali mantengono la responsabilità del bene comune, ma sono carenti delle leve necessarie a moderare gli esagerati appetiti di pochi”. Il Papa ha ricordato come si avverta “ il crescere della propensione a considerare il ricorso alla forza non come ultima ratio ma quasi come un mezzo fra gli altri, disponibile ad essere usato senza un’approfondita valutazione delle conseguenze”. Fondamentalismo e abuso della religione cui si deve rispondere con “un’economia e una finanza responsabili di fronte alle sorti dell’essere umano e delle comunità in cui si trova inserito. L’uomo e non il denaro torni ad essere il fine dell’economia!” Dialogo e diplomazia per “isolare chiunque cerca di trasformare un’appartenenza e un’identità religiosa in motivo di odio per tutti gli altri. A chi deturpa così l’immagine di Dio si opponga un impegno corale per mostrare che si onora il suo Nome salvando vite e non uccidendole, portando riconciliazione e pace e non divisione e guerra, con la misericordia e la compassione e non con l’indifferenza e la brutalità. Se ci si muoverà con decisione su questa strada, la causa della pace e della giustizia – condizioni di un equilibrato sviluppo per tutti – farà concreti passi avanti”. Il Papa conclude con un incoraggiamento agli ambasciatori “a continuare la loro testimonianza di fede e ad offrire il loro generoso contributo al bene comune”.
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Domenica, 21 Maggio 2017 05:58

Disoccupazione: problema globale drammatico

“La lotta contro la povertà esige una migliore comprensione di essa come fenomeno umano e non meramente economico. Promuovere lo sviluppo umano integrale richiede dialogo e coinvolgimento con i bisogni e le aspirazioni della gente, richiede di ascoltare i poveri e la loro quotidiana esperienza di privazioni molteplici e sovrapposte, escogitando specifiche risposte a situazioni concrete. Ciò richiede di dar vita, all’interno delle comunità e tra le comunità e il mondo degli affari, a strutture di mediazione capaci di mettere insieme persone e risorse, iniziando processi nei quali i poveri siano i protagonisti principali e i beneficiari”. Lo ha detto il Papa, stamane, nel corso dell’udienza alla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice. Il Papa - dopo aver chiesto nuovamente di favorire solidarietà ed inclusione sociale - è tornato ad esprimere preoccupazione “per il grave problema della disoccupazione dei giovani e degli adulti. Questo è arrivato ad un livello molto grave! E’ un problema che ha assunto proporzioni veramente drammatiche sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo e che chiede di essere affrontato per un senso di giustizia tra le generazioni e di responsabilità per il futuro”. Le questioni riguardanti economia e sviluppo - ha ammonito il Pontefice - devono “prendere in considerazione non solo gli individui ma anche le famiglie. Questa è stata una preoccupazione espressa dalle recenti Assemblee sinodali sulla famiglia, che hanno rilevato come l’incertezza nelle condizioni lavorative spesso finisce per aumentare la pressione e i problemi della famiglia ed ha un effetto sulla capacità della famiglia di partecipare fruttuosamente alla vita della società”.
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Domenica, 14 Maggio 2017 06:00

Il Pontefice prega con i malati

Al termine della celebrazione, Papa Francesco incontra i malati. E a loro ripropone la domanda che Maria fece a Giacinta e Francesco, appena proclamati santi: “Volete offrirvi a Dio?” Al termine della Messa il Papa si rivolge direttamente agli ammalati e li benedice con la benedizione eucaristica. Un gesto particolarmente significativo, quello di portare Gesù sacramento vicino agli ultimi. L'ostensorio ha la forma di un ramo di ulivo, simbolo della pace, e di un leccio, simbolo delle apparizioni. Il Papa ricorda che Gesù “ha preso su di sé le nostre sofferenze”, sa “cosa significa il dolore, ci capisce, ci consola e ci dà la forza”, come ha fatto con Francesco e Giacinta, ma anche con – per esempio – con l’apostolo Pietro imprigionato a Gerusalemme mentre tutta la Chiesa pregava per lui. Il mistero della Chiesa sta tutto qui. “La Chiesa – spiega il Papa - chiede al Signore di consolare gli afflitti come voi ed Egli vi consola, anche di nascosto; vi consola nell’intimità del cuore e vi consola con la fortezza”. Gesù – aggiunge il Papa – è “nascosto ma presente nell’eucarestia”, ma è anche “nascosto ma presente nelle ferite dei nostri fratelli e sorelle malati e sofferenti”, perché sull’altare adoriamo la carne di Gesù, e “in questi fratelli noi troviamo le piaghe di Gesù”. Risuona ancora la domanda della Vergine ai pastorelli: “Volete offrirvi a Dio?” E la loro risposta, la loro vita, “vissuta con tutto ciò che essa aveva di gioia e sofferenza, in atteggiamento di offerta al Signore”, è un esempio da imitare. E così il Papa chiede ai malati di vivere la loro vita come un dono, di offrirsi a Dio con tutto il cuore senza sentirsi “soltanto destinatari di solidarietà caritativa, ma partecipi a pieno titolo della vita e della missione della Chiesa”.
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Papa Francesco e' stato accolto da una folla di centinaia di migliaia di persone a Fatima in Portogallo per la canonizzazione dei due pastorelli a cui e' apparsa la Madonna piu' di 100 anni fa. "Dichiariamo beati San Francisco Marto e Jacinta Marto", ha detto il pontefice le cui parole sono state accolte dall'applauso di circa 500 mila fedeli provenienti da tutto il mondo, persino da Cina e Venezuela. "Ogni volta che guardiamo a Maria, dobbiamo credere ancora una volta nella natura rivoluzionaria dell'amore e della tenerezza", ha detto Papa Francesco. Papa Francesco chiede di “stare aggrappati alla Madre come figli” per vivere “la speranza che poggia su Gesù”, perché Gesù, salendo in cielo, ha “portato accanto al Padre celeste l’umanità che aveva assunto nel grembo della Vergine Maria”. È una speranza che dobbiamo fissare “come un’ancora” – dice Papa Francesco – come è successo in cento anni a Fatima, e prendendo come esempio proprio Francesco e Giacinta, la cui forza per “superare la contrarietà e le sofferenze” veniva dall’adorazione di Dio, tanto che volevano la presenza divina “costantemente nella loro vita”, come si nota dall’ "insistente preghiera per i peccatori e il desiderio permanente di restare presso Gesù nascosto nel tabernacolo”. Il Papa conclude con l’auspicio di essee tutti “nel mondo sentinelle del mattino che sanno contemplare il vero volto di Gesù Salvatore, quello che brilla a Pasqua, e riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è missionaria, accogliente, libera, fedele, povera di mezzi e ricca di amore”.
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Sara' celebrata domani a Roma la XIII Giornata nazionale del pellegrino, organizzata, come di consueto, dall'Opera Romana Pellegrinaggi. Previsti in migliaia in preghiera e in processione per la pace e contro il terrorismo e ogni altra forma di violenza, e l'appuntamento di domani sara' in concomitanza con un evento di grande rilievo per la Chiesa cattolica: il centenario delle apparizioni della Madonna di Fatima, e nel santuario portoghese ci sara' Papa Francesco per la canonizzazione di Francisco e Giacinta, due dei tre pastorelli che ebbero le apparizioni. E proprio per la concomitanza con questo centenario delle apparizioni a Fatima, a caratterizzare l'appuntamento romano di devozione sara' la processione con una delle poche statue 'itineranti' copie di quella originale della Vergine custodita e venerata nel santuario portoghese. La Giornata nazionale del pellegrino vuole essere inoltre - come detto nei giorni scorsi in conferenza stampa da monsignor Liberio Andreatta, vice presidente e amministratore delegato dell'Opera Romana Pellegrinaggi - un'occasione di preghiera collettiva per la pace e contro il terrorismo e ogni altra forma di violenza, ricordando "quanto il Papa sia preoccupato per la fragilita' della pace nel mondo, e anche noi da qui vogliamo dare sabato un messaggio forte di pace, speranza, comunione". La processione, con partenza dalla basilica di Santa Croce in Gerusalemme e e diretta alla basilica di San Giovanni in Laterano e quindi in quella di Santa Maria Maggiore, si svolgera' con intorno un adeguato cordone di sicurezza e prevenzione. Una apposita Conferenza dei servizi si e' svolta infatti in precedenza in Campidoglio con la partecipazione dei rappresentanti di tutte le istituzioni preposte e li' sono state individuate le discrete ma adeguate misure di prevenzione e vigilanza da predisporre per domani.
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"Desidero farLe pervenire il mio piu' sincero ringraziamento per il messaggio che ha voluto molto cortesemente indirizzarmi nel momento in cui si accinge a compiere il pellegrinaggio al Santuario di FATIMA per commemorare il centenario delle apparizioni mariane. Con questo viaggio Ella invia un appello di pace e speranza all'intera famiglia umana, affidando al senso di responsabilita' e all'intelligenza di tutti gli uomini di buona volonta' il compito di costruire un mondo piu' giusto. In questo spirito colgo l'occasione per rinnovarLe i sensi della mia profonda stima e della considerazione dell'intero popolo italiano". Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato a Papa Francesco.
Pubblicato in Politica
"Non abbiate paura di chiamare le cose per nome, di guardare in faccia la verita' della vostra vita e di aprirvi in trasparenza e verita' agli altri, soprattutto ai vostri formatori, fuggendo la tentazione del formalismo e del clericalismo che sono alla radice della doppia vita". Lo ha chiesto Papa Francesco agli studenti del Pontificio Seminario Campano di Posillipo. "Non accontentarvi di raggiungere un ruolo e di indossare un vestito", li ha ammoniti. Il Papa ha sottolineato, inoltre, che seguire lo stile ignaziano, come si propone di fare il Seminario interdiocesano di Posillipo, "vuol dire innanzitutto favorire nella persona l'integrazione armonica a partire dalla centralita' della relazione di amicizia personale con il Signore Gesu"'. (AGI) (AGI) - CdV, 6 mag. - Secondo il Papa, infatti, "proprio il primato dato alla relazione con il Signore, che ci chiama 'amici', consente di vivere una spiritualita' solida, profonda, ma non disincarnata. Per questo e' importante conoscere, accogliere e riformare continuamente la propria umanita'". "Non stancarsi - ha raccomandato infine - di andare avanti, sempre in cammino. In questa direzione, anche la formazione intellettuale non tende ad essere il semplice apprendimento di nozioni per diventare eruditi, voi non siete un dizionario, ma vuole favorire l'acquisizione di strumenti sempre piu' raffinati per una lettura critica della realta', a partire da se' stessi". Essere seguaci di Cristo portando il nome di cristiani "quello che meglio ci definisce, quello piu' autentico, passa attraverso la nostra capacita' di dare via via nome alle diverse esperienze che animano la nostra umanita'". "Chiamare le cose per nome - ha quindi concluso Bergoglio - e' il primo passo per la conoscenza di se' e quindi per conoscere la volonta' di Dio sulla nostra vita".
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"Io mi sono vergognato quando ho sentito il nome di una bomba, la hanno chiamata 'la madre di tutte le bombe'. La mamma da' vita e qusta da' morte, e noi diciamo mamma a quell'apparecchio". Il suo sgomento davanti alla "Superbomba" sganciata sull'Afghanistan Papa Francesco lo ha confidato ai ragazzi della Scuola della Pace, che gremivano oggi l'Aula Nervi. "Sta crescendo e' cresciuta e cresce tra noi - ha denunciato - una cultura della distruzione. E' vero, pensa ai migranti. I sociologi dicono che il dramma e il problema delle migrazioni e' la tragedia piu' grande dopo la Seconda Guerra mondiale. Noi stiamo vivendo questo. Il mondo e' in guerra, si bombarda e se ci sono sotto malati, bambini, questo non importa: va la bomba. A un certo punto non so cosa e' successo: si distrugge tanto". "Certo - ha ammesso - non e' una novita': e' cominciata dall'inzio, con la gelosia di Caino, che suo fratello Abele lo ha distrutto col coltello lo ha ammazzato. Ma oggi c'e' tanta crudelta', oggi la vediamo nella tv, tutti i giorni. Oggi abbiamo visto sgozzare i bambini".
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"E' vero che l'Europa e' in pericolo di sciogliersi. L'ho detto soavemente a Strasburgo e poi sempre piu' esplicitamente nelle altre occasioni". Papa Francesco ha risposto cosi' a una domanda sulle elezioni francesi nel viaggio di ritorno dal Cairo. "C'e' il problema dell'Unione Europea, non mi ripetero'. Ne ho parlato 4 volte: ogni Paese e' libero di fare scelte che crede convenienti davanti a questo rischio di far finire l'Unione", ha aggiunto per chiamarsi fuori da giudizi su la Le Pen e Macron. "Dico la verita' - ha poi continuato - non capisco la politica interna francese. Con il presidente uscente (Hollande, ndr) c'e' stato un conflitto, una volta (sulla nomina dell'ambasciatore francese presso la Santa Sede, ndr). Ma poi ci siamo chiariti: ho potuto parlare con chiarezza con lui dei vari temi. Adesso pero' dei due candidati non so da dove vengono, o meglio: so che uno e' un rappresentante della destra forte, l'altro non so da dove viene. Il problema che spaventa e' quello delle migrazioni, ma non dimentichiamo che l'Europa e' stata fatta da secoli e secoli di migranti. E' un problema che si deve studiare bene. E affrontare rispettando le posizioni. Serve una grande politica". Con i giornalisti, Francesco e' tornato anche sul tema dei populismi da lui sollevato nel discorso di ieri a Al-Azhar. "C'e' una dimensione rischiosa dei populismi, ma ho dovuto reimparare questa parola che in Europa ha un significato diverso che in America Latina". In merito al ruolo dei cattolici francesi che sono tentati dalla destra, evocato da una domanda, il Papa ha raccontato di un suo recentissimo colloquio con una persona che gli ha chiesto: 'Ma perche' non pensa a fare un partito per i cattolici?'". "Questo signore - e' stato il commento di Bergoglio - vive nel secolo scorso".
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Papa Francesco guarda con speranza al dialogo con il Patriarcato Russo e con rispetto al ruolo di Putin nello scacchiere del Medio Oriente. "Io so che lo Stato Russo parla di questo, della difesa dei cristiani. E' una cosa buona, oggi e' l'epoca in cui ci sono piu' martiri". Sono parole in risposta a una giornalista russa, con la quale, nel volo dal Cairo, ha dialogato di rapporti ecumenici. "Sono buoni Kirill e Hilarion", ha aggiunto riferendosi al patriarca di Mosca e al suo resonsabile per le relazioni internazionali. "Con gli ortodossi - ha detto - sempre ho avuto una grande amicizia. E a Buenos Aires ogni 6 gennaio andavo alla loro cattedrale e restavo 2 ore e 40 in preghiera, in lingua che non capivo. Poi la cena e la tombola. Questo come segno di amicizia. Se avevano bisogno di aiuto legale venivano in Curia". "Sono Chiese sorelle", ha spiegato e passando a parlare degli ortodossi copti con i quali ha dialogato in Egitto, il Papa ha aggiunto: "Tawadros e' un grande uomo di Dio. E' uno dei piu' 'fanatici' nel cercare di fissare la data comune per la Pasqua. Chiaramente e' un grande patriarca". E commentando infine la dichiarazione di riconoscimento reciproco dei battesimi tra copti e cattolici, ha concluso: "Negli ortodossi russi gia' c'e' questo anche con i georgiani. Elia II il loro patriarca e' un uomo di Dio, un mistico. Dobbiamo imparare bene la mistica dagli ortodossi. Al Cairo a pregare con noi c'erano anche Bartolomeo, l'arcivescovo greco ortodosso, gli anglicani e il segretario del Consoglio Ecumenico di Ginevra. Quello che fa l'ecumenismo e' il cammino. I teologi debbono studiare insieme e noi possiamo fare un cammino".
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