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Mercoledì, 22 Marzo 2017 06:00

Costruire anticorpi per cacciare mafie

La Regione Lazio aderisce e partecipa all’iniziativa promossa da Libera, in occasione della XXII “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia” che verrà celebrata in tutto il Paese. «Il tema scelto 'Luoghi di speranza, testimoni di bellezzà rappresenta a nostro avviso la chiave giusta affinché il contrasto alle mafie venga declinato come impegno per il riscatto civile e sociale dei territori in cui il radicamento delle organizzazioni criminali deprime e annulla la ricchezza della convivenza e della democrazia» scrive in una nota il presidente Osservatorio Sicurezza e Legalità, Giampiero Cioffredi.«Da 22 anni la Giornata rappresenta un'iniziativa di speranza e impegno che restituisce dignità alle 950 vittime innocenti delle mafie, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere» aggiunge Cioffredi.«Il contrasto alle mafie non può essere scaricato solo sulle spalle, robuste, straordinarie e generose, delle forze di Polizia e della magistratura a cui va il nostro più totale sostegno e la nostra riconoscenza. C'è bisogno di una più efficace responsabilità condivisa della politica e delle forze economiche e sociali perché si affronti la presenza dei poteri criminali a Roma e nel Lazio come una priorità. Occorre costruire - ha aggiunto - gli anticorpi affinché l'economia, la società civile e la politica sappiano reagire con decisione e unità per cacciare le mafie dal Lazio».
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"Tutti coloro che, in qualsiasi modo deliberatamente, fanno parte della mafia o ad essa aderiscono o pongono atti di connivenza con essa, debbono sapere di essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Gesù Cristo e, per conseguenza, alla sua Chiesa». E' quanto si legge nel documento finale della sessione primaverile della Conferenza Episcopale Siciliana, che ha visto i vescovi riuniti a Nicosia, in provincia di Enna. «In merito alla questione sempre attuale e sempre ricorrente della presenza della mafia nel tessuto sociale della nostra terra di Sicilia - si legge sempre nel documento della Cesi - i vescovi ribadiscono quanto già affermato in passato attraverso vari documenti: Nuova evangelizzazione e pastorale (1994), Finché non sorga come stella la sua giustizia (1996), Amate la giustizia voi che governate sulla terra (2012)». La presenza della mafia nel tessuto sociale della terra di Sicilia e l'incompatibilità tra essa e il messaggio del Vangelo, la concreta, vigile, paterna vicinanza ai giovani, l'intenzione di produrre orientamenti comuni alle Chiese siciliane per accompagnare, discernere e integrare le fragilità delle famiglie e le situazioni irregolari sono alcuni degli argomenti trattati dai vescovi di Sicilia, riuniti a Nicosia per la sessione primaverile che si è conclusa oggi. Significativo l'appello alle Istituzioni:«Siamo convinti - scrivono i vescovi - che far leva sui giovani sia un atto di lucidità politica, al quale non si vorranno e non si dovranno sottrarre le istituzioni centrali e regionali, deputate a creare le condizioni per incrementare l'occupazione al Sud. A tale scopo bisogna sgombrare il campo dalle logiche del clientelismo, dalle lentezze della burocrazia, dalla invadenza della malavita organizzata. Ma è necessario soprattutto fare spazio alle nuove frontiere del lavoro, sviluppando modelli organizzativi in linea con l'evoluzione della società e della tecnologia».«Per questo - sottolineano i vescovi siciliani - rivolgiamo alle istituzioni competenti un caloroso e pressante appello ad intervenire con urgenza e concretezza, mediante politiche appropriate. Oggi più che domani. Perchè domani forse sarà troppo tardi».«La risorsa più grande - aggiugono poi - sono i giovani, che, anche se culturalmente preparati e formati, sono costretti spesso a cercare all'estero quello che non trovano in Patria».
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L'assessore alla Sicurezza della Regione Veneto, Cristiano Corazzari, ha presentato a Venezia il piano formativo«Conoscere le mafie, costruire la legalità 2» voluto e finanziato con 260 mila euro dalla Regione del Veneto e attuato da«Avviso Pubblico»(associazione che promuove la cultura della legalità nella pubblica amministrazione, alla quale aderiscono dieci Regioni italiane e centinaia di Enti locali), con il contributo del Forum Italiano per la Sicurezza Urbana. Alla conferenza stampa erano presenti il vicepresidente di«Avviso Pubblico» Nicola Leoni, il prefetto di Rovigo Enrico Caterino e il vice prefetto di Venezia, Vito Cusumano. “I temi della prevenzione e del contrasto all'infiltrazione della criminalità organizzata e di stampo mafioso nella nostra comunità sono una priorità non più rinviabile - ha detto Corazzari -. Con questa iniziativa diamo concretezza alla normativa di cui la Regione si è opportunamente dotata nel 2012. È un progetto innovativo ma soprattutto uno strumento di formazione pensato e organizzato con un taglio fortemente operativo e pratico che diffonderemo su tutto il territorio regionale. Obiettivo primario è la formazione della polizia e degli amministratori locali attraverso la realizzazione di corsi e seminari su temi di grande rilevanza e attualità quali la sicurezza urbana e la criminalità organizzata, le infiltrazioni mafiose nel Nordest, il codice dei contratti e degli appalti pubblici, i piani anticorruzione, il contrasto al gioco d'azzardo patologico, lo scambio di buone prassi». Il progetto avrà una durata di 18 mesi. Ognuna delle sette province venete ospiterà un ciclo formativo di tre giornate rivolto ai dipendenti delle Polizie Locali e un ciclo di seminari per amministratori, dipendenti degli Enti Locali, cittadini, professionisti e rappresentanti del mondo del volontariato e delle associazioni. La provincia che inaugurerà il ciclo formativo per le polizie locali è quella di Belluno, con i corsi così suddivisi: 13 marzo,«Ruolo della polizia locale"; 28 marzo,«Criminalità organizzata e di stampo mafioso"; 20 aprile,«Tecniche operative e investigative». Sarà Rovigo, invece, ad ospitare il prossimo 20 febbraio il seminario di apertura sul ruolo delle politiche regionali e locali in materia di sicurezza urbana e criminalità organizzata.«Attraverso questo percorso formativo - ha concluso Corazzari - le polizie locali potranno integrarsi meglio a quelle nazionali e si innescherà un processo virtuoso di scambi conoscitivi e collaborativi fra amministrazioni locali, autorità e diverse forze di polizia, creando, nel pieno rispetto delle competenze di ognuno dei soggetti, una rete di rapporti basata sulla condivisione di strategie operative e di effettiva interoperabilità».
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"Il fenomeno mafioso, quale espressione di una cultura di morte, è da osteggiare e da combattere. Esso si oppone radicalmente alla fede e al Vangelo, che sono sempre per la vita. Quanti seguono Cristo hanno pensieri di pace, di fraternità, di giustizia, di accoglienza e di perdono. Quando la linfa del Vangelo scorre nel discepolo di Cristo, maturano frutti buoni ben riconoscibili anche all’esterno, con corrispondenti comportamenti, che l’apostolo Paolo identifica con 'amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé'». Lo ha detto Papa Francesco, incontrando nella Sala del Concistoro i membri della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.«La società ha bisogno di essere risanata dalla corruzione, dalle estorsioni, dal traffico illecito di stupefacenti e di armi, dalla tratta di esseri umani, tra cui tanti bambini, ridotti in schiavitù - ha proseguito il Pontefice -. Sono autentiche piaghe sociali e, al tempo stesso, sfide globali che la collettività internazionale è chiamata ad affrontare con determinazione. In questa prospettiva, ho appreso che la vostra attività di contrasto del crimine viene opportunamente svolta in collaborazione con i colleghi di altri Stati. Tale lavoro, realizzato in sinergia e con mezzi efficaci, costituisce un argine efficace e un presidio di sicurezza per la collettività».«La società fa grande affidamento sulla vostra professionalità e sulla vostra esperienza di magistrati inquirenti impegnati a combattere e sradicare il crimine organizzato - ha sottolineato il Papa rivolgendosi ai presenti -. Vi esorto a dedicare ogni sforzo specialmente nel contrasto della tratta di persone e del contrabbando dei migranti: questi sono reati gravissimi che colpiscono i più deboli fra i deboli! Al riguardo, è necessario incrementare le attività di tutela delle vittime, prevedendo assistenza legale e sociale di questi nostri fratelli e sorelle in cerca di pace e di futuro. Quanti fuggono dai propri Paesi a causa della guerra, delle violenze, delle persecuzioni hanno diritto di trovare adeguata accoglienza e idonea protezione nei Paesi che si definiscono civili».«A complemento e rafforzamento della vostra preziosa opera di repressione, occorrono interventi educativi di ampio respiro, rivolti in particolare alle nuove generazioni - ha detto ancora Francesco -. A tale scopo, le diverse agenzie educative, tra cui famiglie, scuole, comunità cristiane, realtà sportive e culturali, sono chiamate a favorire una coscienza di moralità e di legalità orientata a modelli di vita onesti, pacifici e solidali che a poco a poco vincano il male e spianino la strada al bene. Si tratta di partire dalle coscienze, per risanare i propositi, le scelte, gli atteggiamenti dei singoli, così che il tessuto sociale si apra alla speranza di un mondo migliore».«Il Signore vi dia sempre la forza di andare avanti, di non scoraggiarvi, ma di continuare a lottare contro la corruzione, la violenza, la mafia e il terrorismo – ha proseguito il Pontefice -. Sono consapevole del fatto che il lavoro che voi svolgete comporta anche il rischio della vita, questo lo so; e il rischio di altri pericoli per voi e per le vostre famiglie. Il modo mafioso di agire fa queste cose. Per questo richiede un supplemento di passione, di senso del dovere e di forza d’animo, e anche, da parte nostra, di tutti i cittadini che beneficiamo del vostro lavoro, un supplemento di sostegno, di preghiera e di vicinanza. Io vi assicuro che vi sono tanto vicino, nel vostro lavoro, e prego per voi».«Al tempo stesso, il Signore giusto e misericordioso tocchi il cuore degli uomini e delle donne delle diverse mafie, affinché si fermino, smettano di fare il male, si convertano e cambino vita - ha proseguito il Pontefice -. Il denaro degli affari sporchi e dei delitti mafiosi è denaro insanguinato e produce un potere iniquo. Tutti sappiamo che il diavolo 'entra dalle tasché: è lì, la prima corruzione».
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Lunedì, 30 Gennaio 2017 06:00

Orlando: “Mafia é stata Isis siciliana”

“La mafia è stata l'Isis siciliana". Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, durante un incontro al Teatro Golden in vista delle prossime elezioni aministrative, ha sottolineato il ruolo che la mafia ha avuto nella Regione siciliana. Poi, parlando di immigrazione, ha detto: "Per cento anni, l'Isis siciliana ha governato Palermo, rifiutando i migranti e i diversi. Oggi che la mafia non governa più Palermo, i migranti possono venire. Adesso è bellissimo vedere davanti alle moschee i migranti. Sono uno stimolo al rispetto del diritto di tutti". Un grazie ai migranti, che hanno dato alla nostra citta' un'anima". "Oggi - ha concluso il Primo Cittadino di Palermo - mi invitano da tutte le parti del mondo non come protagonista della lotta antimafiosa ma come sindaco della città dell'accoglienza".
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"Sono state confermate le presenze delle organizzazioni mafiose storiche, accanto a nuove forme di criminalità organizzata che costituiscono l'aspetto di novità delle recenti investigazioni». Lo ha detto il procuratore generale della Corte d'Appello di Roma, Giovanni Salvi, durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario.«Nel nostro territorio operano organizzazioni di tipo mafioso che costituiscono una variabile molto importante delle dinamiche criminali che vi si registrano, anche se la questione mafia a Roma non è certamente esaustiva di tutta la questione criminale né può dirsi, per le ragioni già in passato sottolineate, che la mafia domini Roma. Essa continua ad apparire piuttosto come una realtà estremamente variegata, che riflette la complessità del territorio capitolino» ha sottolineato Salvi.
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Domenica, 29 Gennaio 2017 06:00

Frasca: “Mafia diffusa e pervasiva”

“L'associazione mafiosa Cosa nostra continua ad esercitare il suo diffuso, penetrante e violento controllo sulle attività economiche, imprenditoriali e sociali del territorio, anche se il dato statistico registra un decremento pari all’8% del fenomeno rispetto al precedente periodo di tempo preso in considerazione. Il merito di ciò si deve sicuramente al particolare impegno e all’incisività dell’attività delle forze dell’ordine e dei magistrati della D.D.A. di Palermo costantemente al lavoro per impedire il riespandersi dell’organizzazione mafiosa”. È quanto emerge dalla relazione sull'amministrazione della giustizia dal 1° luglio 2015 al 30 giugno 2016 del presidente reggente della Corte di Appello di Palermo, Matteo Frasca, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. “Il panorama offerto dalle indagini mostra però come la presenza di ‘cosa nostra’ sul territorio rimanga diffusa e pervasiva - continua - e sia tuttora in grado, quando ne ha ritenuto la necessità, di portare a compimento azioni violente ed efferate per affermare la propria supremazia ed alimentare il flusso di proventi illeciti. Così, da una parte, rimane pressante la sistematica imposizione del ‘pizzo’ alle attività commerciali e alle imprese, nell’ambito delle quali, tuttavia, vengono registrati crescenti ed incoraggianti atteggiamenti di rifiuto da parte delle vittime e di denunzia - o comunque collaborazione - con gli organi dello Stato. Dall’altra però è ritornato preminente l’interesse dell’organizzazione mafiosa ad acquisire e mantenere il totale monopolio del mercato – estremamente remunerativo – delle sostanze stupefacenti, in stretto collegamento, per le esigenze di approvvigionamento, con altre organizzazioni criminali italiane ed estere”.
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Papa Francesco ha ricevuto, ieri mattina, in Vaticano la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. «Mafia, camorra e ‘ndrangheta sfruttando carenze economiche, sociali e politiche, trovano un terreno fertile per realizzare i loro deplorevoli progetti. - ha detto il Pontefice - La vostra missione è «indispensabile per il riscatto e la liberazione dal potere delle associazioni criminali, che si rendono responsabili di violenze e sopraffazioni macchiate da sangue umano». Corruzione, estorsione, traffico di droga, armi e essere umani - ha continuato Papa Bergoglio -«sono autentiche piaghe sociali e, al tempo stesso, sfide globali che la collettività internazionale è chiamata ad affrontare con determinazione». Agli investigatori il Papa chiede di«dedicare ogni sforzo specialmente nel contrasto della tratta di persone e del contrabbando dei migranti: questi sono reati gravissimi che colpiscono i più deboli fra i deboli! E' necessario incrementare le attività di tutela delle vittime, prevedendo assistenza legale e sociale di questi nostri fratelli e sorelle in cerca di pace e di futuro». Chi fugge dalla guerra - tuona il Papa - ha«diritto di trovare adeguata accoglienza e idonea protezione nei Paesi che si definiscono civili». E in tal senso«occorrono interventi educativi di ampio respiro, rivolti in particolare alle nuove generazioni». Famiglia e scuola in particolare devono«favorire una coscienza di moralità e di legalità orientata a modelli di vita onesti, pacifici e solidali che a poco a poco vincano il male e spianino la strada al bene. Si tratta di partire dalle coscienze, per risanare i propositi, le scelte, gli atteggiamenti dei singoli, così che il tessuto sociale si apra alla speranza di un mondo migliore».
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L’elenco è dolente, ma necessario per non dimenticare. Dal 1896 al 2014 sono stati 85 i minorenni uccisi dalla mafia, 31 in Sicilia (di cui 18 a Palermo, 2 a Catania e Caltanissetta, 3 nelle province di Trapani, Agrigento, Messina). Tra questi il piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino. Al secondo posto della triste classifica c'è Napoli, con 16 minorenni, seguita da Reggio Calabria, con 13 bambini. Oltre a queste province si registrano casi anche al Centro (a Roma e Firenze) e al Nord (Milano, Varese, Brescia). Il 41,2% è stato ucciso “casualmente”, il 25,9% per 'vendetta diretta', il 10,6% per 'proiettile vagante', stessa percentuale riguarda la 'vendetta trasversale'. I dati, raccolti da Libera, sono stati diffusi da Massimo Merlino di "Save the children", nell'ambito dell'incontro "Ragazzi fuori, ragazzi dentro: saranno mafiosi?" con Michelangelo Capitano, responsabile dell'istituto penale minorenni di Palermo, organizzato in occasione dell'undicesima edizione della festa del consumo critico del comitato “Addiopizzo”, svoltasi a Palermo nell'ultimo fine settimana. Tra i fattori che creano un contesto di emarginazione anche i dati sulla povertà assoluta che in Italia affligge "un milione e 45 mila minorenni, di cui 410 mila al Sud - continua Merlino - mentre sono poco meno di 2 milioni, cioè quasi 1 su 5, i minorenni che in Italia vivono in condizioni di povertà relativa, di cui il 12,2% si trova al Nord, il 13,4 al Centro e il 29,6 al Sud (nel dettaglio, il 49,2% in Calabria e il 38,8% in Sicilia e il 38,5% in Basilicata)". Michelangelo Capitano ha ricordato le diverse iniziative avviate per il recupero dei giovani detenuti a Palermo: dal restauro dell'imbarcazione storica LiscaBianca, a quello di un'opera della Galleria d'arte moderna fino alla recente nascita del biscottificio "Cotti in fragranza", prima impresa del Sud Italia nata all'interno dell'istituto penale minorile. "Iniziative come queste hanno consentito di sovvertire tra i ragazzi la percezione dello Stato come un estraneo - ha detto Capitano - ma anche di restituire loro futuro e fiducia creando una prospettiva di lavoro".

 

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La processione del carro di San Giovanni Evangelista che si ferma per un “inchino” mafioso davanti all’abitazione di Ninetta Bagarella, moglie di Totò Riina. La notizia ha fatto il giro del mondo. Il sindaco Leoluchina Savina, inferocita, ha scritto al Capo dello Stato ed alle massime autorità: è stata una montatura.

Sindaco lei c’era alla processione?

Non c’ero, ma posso ugualmente dimostrare l’infondatezza delle accuse.

In che modo?

Abbiamo la prova che la signora Ninetta Bagarella, moglie di Totò Riina, non si trovava a Corleone.

E dov’era, se è lecito?

In visita dal marito. Abbiamo anche la dichiarazione dell’avvocato.

E come mai la processione si è inchinata ugualmente?

Non c’è stato nessun inchino. Si tratta di una notizia priva di qualsiasi fondamento. La processione ha fatto una sosta tecnica al civico precedente. Tutto qui. Sosta necessaria a causa della particolare conformazione della strada.

Lei ha scritto al Capo dello Stato?

Io rappresento la comunità di Corleone, infangata da questa montatura. Si è voluto fare uno scoop a tutti i costi, senza badare alle conseguenze.

Quali conseguenze?

Oltre al danno all’immagine, per il quale la mia amministrazione ha già affidato ad un legale pieno mandato, sia in sede penale che civile, c’è chi ha pagato a caro prezzo la superficialità con cui sono stati raccontati i fatti.

Chi?

Una nostra concittadina aveva superato un colloquio al Nord per un posto di lavoro, ma l’hanno rispedita a casa.

Sindaco diciamolo una volta per tutte: la mafia fa schifo e i Santi non si devono inchinare a nessuno.

Certamente. Aggiunga anche che a Corleone abitano tantissime persone perbene che non hanno nulla a che vedere con la criminalità organizzata e combattono la cultura mafiosa con tutte le loro forze. 

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