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“Il fenomeno dei flussi migratori dall'Africa verso l'Europa non si esaurirà d'incanto dall'oggi al domani e chi promette miracoli su questa questione rischia di confondere o illudere la nostra opinione pubblica”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, intervenendo alla Conferenza dei ministri dell’Interno dei Paesi del Mediterraneo. A margine della Conferenza il premier ha incontrato il primo ministro libico al-Sarraj. “L'Europa deve insieme farsi carico sia dell'accoglienza di chi ha diritto, dei rifugiati, sia lavorare per il rimpatrio di chi non ha diritto all’accoglienza. Questi impegni devono essere condivisi”, ha sottolineato Gentiloni.
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Gli agenti della polizia di Stato di Agrigento hanno arrestato un cittadino ghanese, Eric Ackom Sam, di 20 anni, sbarcato a Lampedusa il 5 marzo scorso. Il giovane è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla tratta, al sequestro di persona, alla violenza sessuale, all’omicidio aggravato e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, oltre che per singoli reati di scopo, realizzati in concorso con altri trafficanti. L’indagato, nei giorni scorsi, era stato sottratto ad un tentativo di linciaggio da parte di alcuni migranti che lo avevano riconosciuto come uno dei responsabili di torture, sevizie e stupri perpetrati in Libia all’interno di una safe house dove i migranti venivano privati della libertà personale prima di intraprendere la traversata in mare per le coste italiane. Dal racconto dei migranti, ascoltati dai poliziotti della Squadra Mobile agrigentina, è emerso che le vittime venivano sottoposte a torture, anche in diretta telefonica con i propri parenti, ai quali veniva richiesto il pagamento di un riscatto per porre fine alle sofferenze dei loro cari. “Ogni volta che dovevo telefonare a casa - racconta un testimone -, lui mi legava e mi faceva sdraiare per terra con i piedi in sospensione e, così immobilizzato, mi colpiva ripetutamente e violentemente con un tubo di gomma in tutte le parti del corpo e in special modo nelle piante dei piedi, tanto da rendermi quasi impossibile la deambulazione”. “Spesso - ricorda un altro - collegava degli elettrodi alla mia lingua per farmi scaricare addosso la corrente elettrica”. “Porto ancora addosso - spiega un altro ancora - i segni delle violenze fisiche subite, in particolare delle ustioni dovute a dell’acqua bollente che mi veniva versata addosso”. Queste sono solo alcune delle atroci esperienze raccontate dai migranti, che hanno determintato i pubblici ministeri Calogero Ferrara e Giorgia Spiri della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, guidata da Francesco Lo Voi, ad emettere, un provvedimento di fermo, che è stato eseguito dai poliziotti agrigentini e convalidato dal gip del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano. Per alcuni dei reati, consumati interamente all’estero, gli inquirenti hanno potuto procedere sulla base della richiesta del Ministro della Giustizia.
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Sabato, 25 Febbraio 2017 06:00

Sala: «Sarò alla marcia Milano migranti»

"Alla manifestazione per l'accoglienza dei migranti io ci saro' senz'altro". Lo assicura il sindaco di Milano Giuseppe Sala, riferendosi alla marcia organizzata, per il 20 maggio prossimo, dall'assessore comunale alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino, sul modello di quella di Barcellona dello scorso weekend. "Mi piace", sottolinea. "Non ho ancora parlato con Majorino, pero', vedrei bene, al di la' di una manifestazione milanese, anche la presenza di altri sindaci che vogliono portare la testimonianza della loro citta'", sostiene, parlando con i cronisti a margine della giornata di apertura del Forum delle Politiche sociali, al teatro Elfo Puccini, a Milano. A chi gli chiede se invitera' anche il sindaco di Roma Virginia Raggi, Sala risponde che "l'invito e' aperto a tutti. Non so quanto ci sara' disponibilita'. Pero', i sindaci, tra di loro, devono cercare di evitare polemiche e non credo ci sia mai stata una mia parola negativa nei confronti della Raggi, ne' di un altro sindaco", conclude.
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"Le misure adottate negli Usa sono temporanee e particolarmente controverse, anche dal punto di vista giuridico. È possibile che il passare del tempo aiuti a individuare soluzioni più condivise anche internazionalmente, e basate su una valutazione approfondita dei seri effetti controproducenti che si possono determinare a livello globale, specie nel medio e lungo periodo». Lo afferma Giovanni Buttarelli, garante europeo della Privacy, in un'intervista a«Conquiste del lavoro» quotidiano della Cisl. L'Europa«ha da tempo una consolidata policy di difesa delle frontiere, ma anche di accoglienza e solidarietà, riflessa nelle nostre carte fondamentali - spiega Buttarelli -. Distinguiamo attentamente le diverse posizioni di rifugiati, richiedenti asilo, apolidi, immigrati clandestini e mere irregolarità amministrative». Per il garante Ue della Privacy«si deve avviare presto un processo di consolidamento dei diversi strumenti e banche dati per disciplinare la libera circolazione, le richieste di visto e di asilo, la regolare immigrazione e la lotta contro lo sfruttamento dell'immigrazione clandestina. Meno camere stagne e meno duplicazioni, più integrazione». Quanto alla lotta al terrorismo,«la Corte di Giustizia Europea ci ricorda che una solida politica di tutela dei diritti della personalità è un valore aggiunto per la fiducia sulle forze di polizia e autorità giudiziarie impegnate nella prevenzione e repressione» sottolinea Buttarelli.
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Se si considera il triennio 2014-2016, periodo che ha avviato una nuova fase di flussi migratori verso l’Europa, l’Italia ha accolto sulle proprie coste in tre anni oltre 500mila migranti, più di quanti ne sono arrivati nei 17 anni precedenti di sbarchi. Il 2016, inoltre, ha segnato per L'Italia un nuovo record: in base ai dati del Ministero dell’Interno il numero di richiedenti asilo e protezione internazionale ha raggiunto la cifra più alta mai registrata in un ventennio, oltre 123mila, a conti fatti 10mila ogni mese, il 47% in più rispetto all’anno precedente. E' uno dei dati più salienti del rapporto di Fondazione Ismu, ente di ricerca indipendente attivo dal 1993. Parallelamente crescono in modo significativo i migranti che fanno richiesta di asilo politico e protezione internazionale nel nostro Paese, oltre 270mila nel triennio considerato; tra questi tuttavia va ricordato che vi sono anche persone che hanno raggiunto l’Italia su altre rotte terrestri o aeree, per esempio, agli oltre 2.200 ucraini che hanno chiesto asilo politico nel 2016. Si può affermare che la richiesta di asilo sia oggi la principale modalità di ingresso nel nostro paese, come emerge anche dai dati relativi agli ingressi regolari elaborati da Istat sui nuovi permessi di soggiorno rilasciati ogni anno che evidenziano come nei primi 10 mesi del 2016 gli ingressi per motivi di asilo/protezione umanitaria abbiano persino superato quelli per ragioni familiari e massicciamente distanziato quelli per lavoro. Nel 2010 le richieste di asilo esaminate erano state meno di 15mila, nel triennio 2011-2013 mediamente 25mila l’anno, a partire dal 2014 si è registrata una importante crescita: da 36mila del 2014 si è passati a 90mila richieste esaminate nel 2016, con un incremento del 150%. I 123mila richiedenti asilo del 2016 sono stati in larga maggioranza uomini (85%), anche se la componente femminile ha registrato un incremento nell’ultimo triennio costituivano il 7,5% dei richiedenti nel 2014, erano il 12% nel 2015 e rappresentano il 15% nel 2016); sono stati oltre 11.400 i minorenni che hanno richiesto l’asilo nel 2016, sia al seguito di genitori che non accompagnati.
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Formazione e lavoro per i rifugiati, facendo leva sulle loro capacità professionali e di studio. "Un progetto estremamente necessario visto che per i rifugiati uno dei problemi cruciali resta, da anni, l’ingresso al lavoro regolare", scrive il portale informativo Viedifuga.org: si tratta di "REVaLUE", un'azione per verificare e certificare le competenze delle persone arrivate in Europa con già all'attivo formazione professionale di alto livello in vista di un accesso più immediato rispetto alle difficoltà attuali verso il mondo del lavoro. "Le prerogative ci sarebbero visto che fra i 29mila migranti accolti nella rete Sprar nel 2015 oltre la metà dei beneficiari aveva un livello di formazione alto". Il progetto "REVaLue" è partito a settembre 2016 e durerà per tre anni, fino al 31 agosto 2019 quando le organizzazioni coinvolte termineranno la fase progettuale e presenteranno i prodotti realizzati fra cui un toolkit per la valutazione delle competenze dei rifugiati. Il toolkit sarà prima sperimentato su 50 rifugiati individuati in ciascun paese partecipante e poi sarà messo a disposizione di tutti coloro che si occupano di servizi di orientamento al lavoro per migranti e rifugiati. "Nella scheda del progetto", spiegano i promotori dell'iniziativa, "si legge che fra gli obiettivi individuati ci sono: facilitare il riconoscimento delle conoscenze, competenze e abilità formali, non formali e informali dei rifugiati; titolari di protezione sussidiaria; richiedenti asilo attraverso la progettazione e l’implementazione di un kit di strumenti per la valutazione delle competenze dei migranti; trasferire nuove competenze altamente qualificanti ai rifugiati; titolari di protezione sussidiaria; richiedenti asilo attraverso corsi di formazione professionale che soddisfino le loro esigenze di apprendimento, in particolare la lingua; far sperimentare ai rifugiati; titolari di protezione sussidiaria; richiedenti asilo esperienze di lavoro pratiche attraverso la creazione e l’implementazione di laboratori basati sul lavoro". I partner coinvolti in REVaLUE sono: Programma integra (Italia), Iriv Conseil (Francia), FISPE – Français pour l’insertion sociale et professionnelle en Europe (Francia), Rinova Limited (Regno Unito), Ashley Community Housing (Regno Unito), Jovokerek Alapitvany (Ungheria), gsub mbH (Germania), mentre l'organizzazione capofila del progetto è l’ente di formazione italiano E.RI.FO.
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“Bisogna realizzare quanto è stato scritto nell’accordo globale con la Libia”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Angelino Alfano, al suo arrivo al Consiglio Ue Affari Esteri. Alfano ha ricordato che per l’Italia “anche il Niger è un punto importante” in quanto “se riuscissimo a fermare i migranti prima che passino in Libia realizzeremo una grande operazione di contrasto ai trafficanti di esseri umani”. A questo riguardo, il ministro considera “il fondo per l’Africa da 200 milioni e gli stanziamenti a Paesi per noi strategici” come “un lavoro che può dare risultati”. “Non è un problema di soldi ma di tenuta politica dell’accordo da parte della Libia» ha aggiunto, ricordando l’impegno dell’Italia a “sostenere il governo libico” in nome di “una politica che sposa sicurezza con solidarietà”. PUBBLICITÀ «E' chiaro che sono questioni che non si risolvono con uno schiocco di dita e con uno stanziamento. Ci sarà da lavorare parecchio ma è stato fatto un passo avanti importante nella direzione giusta» ha sottolineato Alfano.
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Dieci le priorità sull’immigrazione approvate dai capi di Stato e di governo riuniti a Malta in un vertice informale. Prima di tutto un piano da “200 milioni di euro aggiuntivi per la finestra Nord Africa” proposto dalla Commissione europea e l'addestramento, l'equipaggiamento e il sostegno alla guardia costiera libica con programmi europei. “L'accordo con la Libia è di straordinaria importanza” perché “per la prima volta il governo di Tripoli si assume la responsabilità di una collaborazione completa con Italia e Unione europea su immigrazione”, ha detto il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni. PUBBLICITÀ Tuttavia “attenzione che il governo libico non ha lo stesso controllo del territorio di Erdogan in Turchia”, ha ammonito Gentiloni che ha ricordato come “il 91 per cento dei migranti che arrivano in Italia passano dalla Libia”. Gentiloni ha anche ricordato che “quasi tutti i migranti arrivano in Libia dal Niger”, Paese verso il quale “Italia, Francia e Ue sono impegnate con un'altra azione”. I leader europei si sono poi impegnati per “ulteriori sforzi nella lotta contro i trafficanti con un approccio integrato che coinvolga la Libia, altri paesi sulla rotta, partner internazionali, le missioni europee Csdp, Europol e la Guardia di frontiera europea”. Oltre a questo, il piano prevede “il supporto alle comunità locali libiche” e “l’assicurazione di adeguate capacità di ricezione e condizioni per i migranti in Libia con Unhcr e Iom» assistendo quest'ultima nelle«attività per i rimpatri volontari». Nella dichiarazione finale del vertice sull'immigrazione si legge, infine, che i Paesi Ue intendono«sviluppare ulteriormente la dimensione esterna delle politiche europee sull'immigrazione per renderla resiliente nelle crisi future” e “identificare i potenziali ostacoli, ad esempio in relazione alle condizioni da rispettare per i rimpatri e rafforzare le capacità della Ue per i rimpatri, nel rispetto della legge internazionale».
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"Fondamentale affrontare a livello europeo il fenomeno delle migliaia di minori non accompagnati scomparsi». Lo ha detto il presidente dell’associazione Penelope Italia, Antonio La Scala, in occasione di un convegno sui minori scomparsi organizzato al Parlamento europeo. “Dal 1974 al 2016 sono 18mila i minori scomparsi solo in Italia, la maggior parte proviene da paesi poveri africani e asiatici, dove spesso sono in corso guerre violente”, ha detto La Scala secondo il quale “Francia e Spagna a livello numerico sono come l’Italia, ma il problema è diffuso in tutta Europa. Arrivano sulle nostre coste, dopo qualche mese di permanenza nei centri di accoglienza, scompaiono e non si sa dove finiscono”. La Scala denuncia al Parlamento europeo che molti di questi minori “possono essere stati rapiti, uccisi, tornati nei loro Paesi, vittime di reati, traffico d’organi, molti sono sfruttati, usati come manodopera nello spaccio, nei furti e nell’accattonaggio”. L’associazione Penelope denuncia che ad oggi “si è davvero fatto poco, troppo poco per questi minori” in Italia come nel resto d’Europa”.
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Di Maurizio Piccinino Una«profonda preoccupazione»per la nuova proposta dell’Unione Europea per fermare i flussi migratori nel Mediterraneo centrale, contenuta nella Comunicazione della Commissione europea. È quanto esprime Save the Children nei confronti dell'Unione Europea che ha presentato mercoledì 25 gennaio il nuovo piano per gestire i flussi migratori. Tra le prime decisioni, quella di investire tre milioni di euro per la formazione della Guardia Costiera libica nell’ambito delle operazioni di ricerca e salvataggio, con l’intento di fermare le imbarcazioni dei migranti che partono dalla Libia dirette in Europa. “Ancora una volta, l’Unione Europea si sta sottraendo alla propria responsabilità di tutelare i diritti dei migranti, senza offrire alcuna garanzia a uomini, donne e bambini circa il loro futuro dopo che saranno respinti in Libia”, fa presente Ester Asin, direttore dell’ufficio Advocacy Europa di Save the Children a Bruxelles. “Respingere le persone in un paese fragile e destabilizzato come la Libia è inaccettabile» prosegue Asin,«le condizioni disumane nei centri di detenzione libici sono state più volte denunciate da varie ong. Inoltre, non vi è alcuna certezza che le persone non saranno rimpatriate forzatamente nei loro paesi di origine”. Secondo l’Organizzazione, il piano presentato ha come unico obiettivo quello di fermare i flussi migratori a discapito della credibilità europea nel difendere e nel tutelare i valori fondamentali e i diritti umani. Se la nuova Comunicazione della Commissione dovesse ottenere il supporto dei leader dell’Unione Europea che si incontreranno a Malta la prossima settimana, le conseguenze per migliaia di persone disperate in fuga da guerre, persecuzioni e fame saranno gravissime e si teme che un numero molto elevato di persone resterà bloccato in Libia. “Molte delle persone» ricorda ancora Asin,«che abbiamo salvato sono estremamente vulnerabili e hanno dovuto affrontare sofferenze indicibili pur di cercare un futuro sicuro in Europa. Non possiamo che dirci profondamente delusi da un piano che ancora una volta pone l’accento sulla deterrenza nei confronti dei flussi migratori e che non prevede alcun impegno chiaro sull’apertura di canali di accesso sicuri e legali che consentirebbero alle persone bisognose di protezione internazionale e agli altri migranti di raggiungere l’Europa».
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