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Offrire ascolto, ristoro e assistenza ai clochard della stazione Termini di Roma. Il nuovo help center di via di porta San Lorenzo si va a inserire all'interno del polo sociale di Roma Termini, dove gia' sono operative l'unita' mobile e il centro di accoglienza diurna e notturna Binario 95. Un modo di fare sistema tra le diverse realta' di cooperative e associazioni per il sociale che operano nell'area della stazione Termini per aiutare le persone in difficolta'. Il polo sociale, attivo sin dal 2002, e' rivolto a persone in condizioni di marginalita' estrema, come uomini e donne italiani e stranieri, apolidi e soggetti con problematiche psicosociali e a rischio emarginazione. Il nuovo help center nasce negli spazi concessi in comodato d'uso gratuito dalle Ferrovie dello Stato alla cooperativa sociale Europe Consulting Onlus. Presenti al taglio del nastro del centro la presidente di Rete Ferroviaria italiana, Claudia Cattani, l'assessore alla Persona, Scuola e Comunita' solidale di Roma, Laura Baldassarre e il presidente della cooperativa, Alessandro Radicchi. "L'impegno del gruppo Ferrovie e' stato quello di rendere utilizzabili a fini sociali questi locali della stazione Termini di Roma - ha spiegato Cattani - . A livello nazionale sono 17 gli help center che offrono accoglienza ai migranti, dando non solo solidarieta' ma anche garantendo maggiore sicurezza e decoro". Adiacente allo spazio dell'help center e' stato allestito uno spazio per la raccolta, stoccaggio e distribuzione di vestiti, coperte e beni di prima necessita' donati enti e privati cittadini. Un magazzino per raccogliere i beni che saranno presi in carico dall'Unita' di strada della Sos per svolgere la loro attivita'.
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Mercoledì, 21 Giugno 2017 05:00

Migranti, Mattarella: «Risposte strutturali»

"La ricorrenza della Giornata Mondiale del Rifugiato ci offre l'occasione per riflettere sul dramma di migliaia di uomini, donne e bambini costretti a fuggire da guerre e da situazioni di gravissima crisi. La nostra attenzione e i nostri pensieri devono essere rivolti innanzitutto ai moltissimi che ogni giorno raggiungono le nostre coste". Lo afferma in una nota il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. "I flussi di profughi e di rifugiati sono realtà quotidiana, non più eventi occasionali, eccezioni dovute a crisi momentanee - aggiunge il capo dello Stato -. Occorre, quindi, che il nostro approccio sappia superare la dimensione emergenziale per elaborare, come già stiamo facendo, sempre più efficaci risposte strutturali e di lungo periodo. Questo richiede un forte impegno e un lavoro costante, nella consapevolezza che non saranno interventi estemporanei a eliminare alla radice le cause che spingono così tante persone alla fuga". "Servono, invece, scelte strategiche, lungimiranti e ben calibrate, volte a prevenire conflitti, a stabilizzare le regioni più a rischio del pianeta, a combattere le drammatiche conseguenze dei cambiamenti climatici. Scelte che riguardano l'intera comunità internazionale. Scelte che superino il - pur essenziale - momento dell'aiuto, perché mirate a combattere le cause dei conflitti e le ragioni più profonde dell'esodo. I flussi di rifugiati sono un fenomeno di portata globale, che manifesta i suoi effetti ben oltre i Paesi direttamente coinvolti - prosegue Mattarella -. È dunque indispensabile che in una logica di responsabilità condivisa tutti i membri della comunità internazionale sappiano dimostrare il proprio impegno a favore di questa parte così rilevante di umanità, in spirito di collaborazione e di solidarietà. Non si tratta solo di condivisione degli oneri dell'accoglienza, ma di assunzione di responsabilità nella gestione a livello globale dei flussi migratori". "In questo contesto, l'Italia è consapevole del suo ruolo e di quanto è stato fatto, grazie al lavoro di tanti nostri concittadini - a volte in condizione di estrema difficoltà e a costo di sacrifici personali - per salvare vite umane e accogliere profughi e rifugiati, aventi diritto a protezione sulla base delle norme internazionali - conclude il capo dello Stato -. La Giornata che oggi celebriamo ci spinge a sottolineare la coerenza con i valori della Costituzione repubblicana delle iniziative assunte in materia dall'Italia, lontani da approcci di indifferenza se non ostilità verso le vittime di tragedie dell'umanità che si sviluppano ai confini dell'Europa".
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Ancora morti nel Mediterraneo, e tra le vittime ancora molti bambini. Stanmane si è verificata l’ennesima tragedia al largo della Libia costata la vita a 34 migranti. "Sono al momento circa 1800 i migranti tratti in salvo nel Mediterraneo Centrale, in 10 distinte operazioni di soccorso coordinate dalla Centrale Operativa della Guardia Costiera a Roma, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. I migranti - spiega la Guardia Costiera - si trovavano a bordo di 4 gommoni e 6 unità in legno. Alle operazioni hanno preso parte nave Fiorillo della Guardia Costiera, nonché le motovedette CP 288, 303 309 della Guardia Costiera, nave Libra della Marina Militare italiana, le navi Echo (Gran Bretagna), Protector (Gran Bretagna) e Canarias (Spagna) inserite nel dispositivo EUNAVFOR MED e le navi, appartenenti alle ONG, Phoenix (MOAS) e Vos Prudence (Medici senza Frontiere), nonché un rimorchiatore e 3 mercantili. Tra le unità soccorse, a causa di uno sbandamento verosimilmente causato dalle condizioni meteomarine e dallo spostamento repentino dei migranti su un fianco dell’imbarcazione, circa 200 migranti sono caduti in mare da un barcone con circa 500 migranti a bordo. L’immediato intervento delle navi Fiorillo della Guardia Costiera e Phoenix del MOAS ha consentito di trarre in salvo la maggior parte dei migranti caduti in acqua. 34, invece, i corpi senza vita recuperati in mare dai soccorritori".
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“Occorre iniziare ad affrontare concretamente la questione dell’immigrazione. Questa, insieme al terrorismo e alla crisi economica, è una delle priorità che dobbiamo risolvere se non vogliamo che aumenti il populismo”. Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, durante il Forum internazionale che sarà pubblicato domani con il Quotidiano di Sicilia. Nel corso dell’intervista con il direttore del QdS, Carlo Alberto Tregua, Tajani ha anche fatto il punto sulla questione Brexit, evidenziando come la priorità sia quella di “tutelare i diritti dei tre milioni di europei, fra i quali 500 mila italiani, che vivono in Gran Bretagna”. Un processo, quello dell’uscita dell’UK dall’Unione, che dovrà far assumere “un ruolo più importante” a Paesi come Italia e Spagna. Per rilanciare l’Europa e il ruolo dell’Ue occorrono però investimenti, in quanto la flessibilità non deve essere usata come una scusa “ma finalizzata a far crescere l’economia e non far aumentare il debito pubblico”. Infine, uno sguardo alla Sicilia, che per il presidente del Parlamento europeo deve puntare su “industria creativa e turismo, su innovazione e digitalizzazione” per colmare il gap economico che la separa dal resto d’Italia e delle altre regioni d’Europa.
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Venerdì, 19 Maggio 2017 06:00

Tajani: «Smettere di tergiversare»

"Gli Stati membri dovrebbero smettere di tergiversare in merito alla ricollocazione dei richiedenti asilo. Devono onorare gli impegni assunti in seno al Consiglio e approvati da questo Parlamento. La solidarietà necessita di azioni, non solo di parole. Invitiamo la Commissione europea a garantire il rispetto dello Stato di diritto", commenta il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani. "L'Italia e la Grecia continuano a essere sottoposte a un'enorme pressione, dal momento che migliaia di migranti continuano a sbarcare sulle loro coste ogni giorno. Dei 160 000 richiedenti asilo, solo poco più del 10 % è stato ricollocato. Soltanto un numero limitato di Stati membri si è fatto carico della propria quota e ciò è profondamente ingiusto - sottolinea Tajani -. I nostri cittadini si aspettano da noi una risposta efficace alle loro preoccupazioni. Ecco perché non possiamo limitarci a rispondere alle emergenze. L'Unione deve attuare una volta per tutte una strategia globale per gestire i flussi migratori. Dobbiamo riformare profondamente il regolamento Dublino sull'asilo e affrontare il problema alla radice investendo di più e meglio in Africa, nel quadro di una robusta diplomazia economica".
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Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che chiede ai paesi Ue di«adempiere ai propri obblighi di accoglienza di richiedenti asilo provenienti dalla Grecia e dall’Italia, dando la priorità ai minori non accompagnati». Gli eurodeputati, nel testo approvato con 398 voti favorevoli, 134 contrari e 41 astensioni, condannano il comportamento degli stati membri che«nonostante abbiano concordato il trasferimento di 160.000 rifugiati dalla Grecia e dall’Italia entro settembre 2017, hanno effettivamente accettato il trasferimento di solo l’11% di quanto previsto (18.770 persone all’11 maggio)». Il Parlamento Europeo sprona i paesi Ue«a onorare i loro obblighi e dare la priorità alla ricollocazione di minori senza famiglie e altri richiedenti vulnerabili». I deputati fanno notare che«finora è stato ricollocato solo un minore». Sono stati criticati alcuni Stati membri per le “preferenze fortemente restrittive e discriminatorie, come la ricollocazione delle sole madri single o l’esclusione di richiedenti di specifiche nazionalità, come per gli eritrei, nonché l’applicazione di controlli di sicurezza molto estesi”.
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"Il modo migliore per rispondere alle grandi sfide che abbiamo di fronte - ha quindi sottolineato la Boldrini - non e' certo quello di cercare di rinchiuderci in una 'fortezza Europa'. Non funziona, in questo tempo che viviamo. I grandi problemi del nostro tempo - i flussi migratori, le diseguaglianze nord-sud, il terrorismo - non si affrontano semplicemente chiudendo le porte di casa. Bisogna al contrario cercare di gestire e dare risposte alle cause che sono alla base di questi fenomeni, ampliare la prospettiva e intensificare il dialogo con tutti i nostri partner, come fa questa nostra Assemblea"."Perche' i giovani se ne vanno? Fuggono per la mancanza di lavoro, soprattutto per loro, e a causa dell'assenza di una efficace iniziativa politica per uno sviluppo socialmente sostenibile. Sono queste le cause profonde delle gravissime tensioni che attraversano la regione. E allora bisogna investire di piu' nella formazione e nell'occupazione dei giovani, per dare loro una speranza di futuro, ma anche per prosciugare gli ambiti di reclutamento della violenza terrorista. E' dunque nell'interesse di tutti noi e dell'Europa in particolare, che si offrano alternative di vita possibili, premessa indispensabile per fermare le spinte alla destabilizzazione che, se non governate, finiranno per moltiplicare i focolai di crisi nel Sud come nel Nord del Mediterraneo". "Su temi cruciali come questi dobbiamo concentrare il nostro dialogo, politico e istituzionale. Sono soprattutto convinta che non abbia senso riproporre come in altre occasioni una contrapposizione fra 'noi' e 'voi', fra sponda sud e sponda nord del mare che ci unisce. Siamo tutti coinvolti. Condividiamo in gran parte gli stessi problemi e le stesse esigenze. Facciamo di questa prospettiva mediterranea - ha concluso - un orizzonte condiviso di speranza per i nostri giovani"
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"La storia della cooperazione euro-mediterranea, non possiamo nascondercelo, e' un chiaroscuro: spesso e' mancata la determinazione politica. Noi pensiamo che si debba ripartire da qui e nutriamo fiducia nelle forti potenzialita' di dialogo e azione dell'Unione per il Mediterraneo e dell'Assemblea parlamentare, in particolare in questo momento di conflitti, tensioni e frammentazioni". Lo ha spiegato il presidente del Senato Pietro Grasso al IV Vertice dei Presidenti dei Parlamenti dell'Assemblea Parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo. "La Presidenza italiana ha dedicato una particolare attenzione ai temi migratori - ha aggiunto - alla prevenzione e repressione del terrorismo, all'istruzione e allo sviluppo sociale e al lavoro, alla crescita inclusiva e allo sviluppo sostenibile". "L'Italia, come sapete, sta gestendo i flussi migratori soccorrendo, accogliendo, restituendo a ogni persona la dignita' di essere umano. Ma non ci siamo fermati a questo: lavoriamo con intensita' e costanza a Bruxelles, nel Mediterraneo, alle Nazioni Unite per stabilizzare le crisi geopolitiche, a partire da quella libica, per sostenere lo sforzo dei Paesi di transito e per aiutare lo sviluppo dei Paesi da cui provengono i migranti. Un messaggio universale di umanita' che noi ci aspettiamo sia raccolto dall'Unione europea ma anche da tutti i Paesi della sponda sud. Quanto al terrorismo internazionale, in seno all'Assemblea e' emersa la necessita' di una strategia articolata che unisca alle azioni militari, per contenere i gruppi terroristici sul terreno, iniziative politiche per garantire futuro nei territori instabili a tutte le componenti etniche, religiose e sociali; cooperazione nella circolazione di informazioni ed elementi di indagine per prevenire la violenza e punire i responsabili in processi equi".
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Era originario della Sierra Leone e viaggiava in compagnia del fratello più grande il giovane ucciso da trafficanti libici e la cui salma è arrivata a Catania con la nave Phoenix dell'ong Moas, assieme a 394 migranti sopravvissuti. Il corpo presenta almeno un colpo di arma da fuoco, verosimilmente una pistola, forse sparato alle spalle. Non è stato ancora chiarito il movente della tragedia, se legato al rifiuto della vittima di consegnare il proprio cappellino da baseball a un trafficante, che lo ha ucciso per il diniego, secondo quanto riferito da migranti ai soccorritori di Moas. Ricostruita invece la dinamica: la sparatoria sarebbe avvenuta su un gommone e il corpo è rimasto sul fondo del natante 'vegliatò dal fratello. Poi è stato recuperato dai soccorritori. La squadra mobile della polizia di Stato che indaga su delega della Procura distrettuale di Catania sta sentendo il fratello della vittima, oltre agli altri testimoni. La magistratura, che ha aperto un fascicolo, ha disposto l'autopsia.
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“Credo che sia abbastanza chiaro a tutte le persone di buona volontà e in buona fede che siamo di fronte a un fenomeno di lunga durata, che non esistono soluzioni miracolistiche e miracolose per cancellarlo”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, intervenendo alla Camera alla conferenza internazionale dei e delle parlamentari “Le sfide di un mondo in movimento: uguaglianza di genere, agency delle donne e sviluppo sostenibile”, organizzata nell'ambito del calendario della presidenza italiana del G7. “Dobbiamo essere consapevoli che oltre a questo lavoro di lungo periodo che occuperà classi dirigenti di Europa, Asia, Africa e America – ha aggiunto -, abbiamo da dare risposte più a breve, perché siamo consapevoli delle conseguenze politiche, sociali e culturali che i grandi flussi migratori incontrollati producono nelle società”. E “in questo quadro devono collocarsi gli impegni dei governi, anche di quello italiano”, ha proseguito Gentiloni.
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