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Un negoziato difficile In evidenza

Pubblicato in Società
13 Dicembre 2018 di Antonio Falconio Commenta per primo!
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Nel negoziato con la Commissione Europea, c’è il fatto nuovo della proposta italiana basata sulla riduzione del rapporto deficit-Pil dal 2,4 al 2,04: sono decimali, ma hanno una loro rilevante importanza quanto ad entità della manovra finanziaria. La proposta costituisce quindi una base di discussione fra le parti, suscettibile quindi sia di modifiche, sia di verifiche della congruità degli interventi previsti nel dispositivo, e che è stata accolta come un contributo costruttivo da alcuni ma anche con un contegnoso sussiego da altri, a cominciare dal Commissario Mossovici, che l’ha subito bollata come insufficiente e questo appena poche ore dopo aver invece sostenuto che la Francia, alle prese con una drammatica crisi sociale, avrebbe potuto tranquillamente sfondare la barriera del 3%, del tutto esclusa per l’Italia e per altri, ma evidentemente consentita al governo di Parigi. L’episodio, che conferma lo strabismo con il quale a Bruxelles si guarda spesso alle vicende italiane costituisce un ulteriore conferma sia dei criteri puramente aziendali e quindi senza anima politica, dei comportamenti delle istituzioni comunitarie e dall’altra, del peso di pregiudiziali del nostro governo, quali quella relativa all’intangibilità del reddito di cittadinanza, che nessuno sa se e come verrà attuato o se costituirà un volano per l’economia o, piuttosto, un gigantesco obolo clientelare che frenerà ulteriormente ogni vitalità imprenditoriale nelle aree più disagiate del Paese. Condizione base, per qualunque politica espansiva, sarà però una risposta forte e strategica al bisogno di sicurezza che parte, in tutta Europa, dalle difficoltà della convivenza civile. Qualcosa in Italia si sta già facendo, ma occorre anche procedere a quelle innovazioni normative e comportamentali che consentono alla pubblica amministrazione di acquistare in serietà e sveltezza e alle forze dell’ordine di fronteggiare il disagio sociale e il degrado dell’ istituzione familiare, testimoniata tragicamente dalla folla di adolescenti o quasi bambini travolta sì dalle rovine di una discoteca, ma già segnata da alcool e droghe.

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