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Il Paese degli indovini In evidenza

Pubblicato in Società
02 Agosto 2018 di Antonio Falconio Commenta per primo!
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Il nostro è da sempre il Paese delle contraddizioni. L’Istat certifica che quasi 5 milioni e mezzo di famiglie sono in stato di povertà: se questa stima fosse esatta dovremmo ritenere, sulla base dei convenzionali 2,7 componenti a famiglia, che i poveri siano circa 15 milioni, pari a quasi un quarto della popolazione complessiva. Rispetto a questo dato, che testimonia più che una svista dell’Istat, una qualche confusione nelle informazioni fornite dalla pluralità di soggetti che si occupano di disagio sociale, sta un’altra vasta platea che spende e spande senza ritegno in scommesse, astrologi, indovini, droghe più o meno blande e tatuaggi. Circa 30 milioni di utenti spendono 96 miliardi l’anno per scommesse e giochi d’azzardo; più di 8 miliardi vanno a maghi e indovini; 14 per droghe e una cifra più o meno analoghe per piercing e tatuaggi. Sono numeri che testimoniano uno spreco intollerabile di denaro ma soprattutto il livello di collasso etico e culturale di una società, la nostra, che, per tanta parte brancola in un orizzonte buio di valori e di riferimenti alti e suggestivi, sostituiti dai protagonisti dai reality televisivi e dagli eroi del web e di rotocalchi ispirati al grossolano e all’effimero. Anche qui si sconta l’eclisse dei grandi partiti storici, che erano, con tutti i loro difetti e le loro liturgie, portatori di formazione e di pedagogia civile e che, in forza della loro storia e delle battaglie sostenute, erano capaci a muovere i militanti a grandi ideali e a una severa disciplina comportamentale e relazionale. E’ avvenuto così che l’orizzonte di tanti cittadini si sia sempre più rimpicciolito ad una dimensione solitaria o tribale dell’esistenza, dove alle sfide del cambiamento epocale corrisponde un ritrarsi nel rifugio delle false illusioni delle scommesse e degli altrettanto falsi profeti del futuro. Proprio quelli che parlano di sovranità da recuperare dovrebbero valutare che senza una nuova coscienza civile e una nuova maturità democratica, non c’è sovranità ma solo la deriva verso l’insignificanza.

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