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Coni: i 5 cerchi avvolgono spoleto nel ricordo Città del Messico '68 In evidenza

Pubblicato in Società
08 Luglio 2018 di Redazione Commenta per primo!
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Il sogno a cinque cerchi, il ricordo di un'Olimpiade che cambio' il mondo. Nel cartellone del 61° Festival dei 2 Mondi di Spoleto c'e' spazio anche per lo sport, grazie alla collaborazione con il Coni Nazionale e dell'Umbria e con la Scuola dello Sport che ha dato vita, per il secondo anno consecutivo, a "Il Coni per il Festival". Ieri pomeriggio, nella Sala dei Duchi del Palazzo Comunale si e' svolto il primo dei due salotti letterari sportivi in programma in questa rassegna festivaliera. Una piacevole conversazione sui Giochi Olimpici di Citta' del Messico, moderata dal giornalista Giancarlo Padovan, a 50 anni da quell'edizione olimpica che ha travalicato i risultati sportivi entrando di fatto nel racconto di un'epoca, di una generazione. Un'Olimpiade, la prima latinoamericana e la prima che ammise la Germania dell'Est, che assunse i connotati politici con la protesta simbolo dei velocisti afroamericani Tommie Smith e John Carlos. A raccontarla due protagonisti azzurri di allora: Giuseppe Gentile (che sarebbe poi stato scelto da Pier Paolo Pasolini per la parte di Giasone nel film Medea con Maria Callas), bronzo nel salto triplo e per due volte primatista mondiale nel corso di una gara in cui, con il brasiliano Nelson Prudencio e il sovietico Viktor Saneyev, il record fu riscritto ben sei volte, ed Eddy Ottoz, bronzo al fotofinish nei 110 metri ostacoli con lo stesso crono dell'americano Willie Davenport. "Desideravo fare di piu' di quello che ho fatto", ha raccontato Gentile che per una notte ando' a dormire con il record del mondo in tasca. "In quella notte di emozioni provai un grosso disagio per un problema all'intestino, furono emozioni talmente forti che in qualche maniera hanno influito sul risultato successivo. Pensai che il caso non mi aveva dato la possibilita' di fare meglio, ma a posteriori mi sono reso conto che era stata una mia imperizia: avevo commesso degli errori nel salto che non potevo perdonarmi". Ottoz, invece, si e' soffermato sul clima che si viveva nel Villaggio, in un Paese che era nel pieno della contestazione giovanile e che si era macchiato della strage di Piazza delle Tre Culture. "Prima dei Giochi ho trascorso a Citta' del Messico almeno un mese all'anno per tre anni per studiare la preparazione di quell'Olimpiade in altura e feci amicizia con un fotografo messicano che, in quei giorni, mi raccontava cosa accadeva fuori dal Villaggio che era chiuso e quasi impermeabile - ha ricordato -. Avevo poi un mio rapporto con Smith e le sue posizioni mi interessavano, ma devo ammettere che per quello splendido e terribile egoismo che hanno gli atleti focalizzati sulla gara, non ci facemmo coinvolgere". Per il secondo anno consecutivo, inoltre, le Fiaccole Olimpiche sono tornate ad "illuminare" Spoleto in una esposizione allestita al Palazzo Comunale. Ha fatto il suo esordio invece la mostra dedicata ai cimeli del pugilato e del ciclismo italiano mentre sabato prossimo, alle 19.30, ci sara' l'ultimo salotto letterario del Coni in questa edizione del Festival, dedicato proprio a un protagonista indiscusso delle due ruote come Gino Bartali, alla presenza di Gioia, nipote del campione. (Italpress).

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