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Violenza di genere, presentata una nuova proposta di legge In evidenza

Pubblicato in Società
29 Luglio 2016 di Carmine Alboretti Commenta per primo!
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“L’ennesima vittima di femminicidio pochi giorni fa a Novara è il segno di una società profondamente malata e di uno Stato che non ha finora assunto alcuna credibile misura culturale e di prevenzione sociale né efficaci interventi di controllo e di severa repressione”. A parlare è Ignazio Messina, segretario nazionale di Italia dei Valori, firmatario di una proposta di legge in materia.

Cosa si può fare per arginare questo fenomeno?

Di fronte a questo c’è un lavoro enorme da fare sui due versanti socioculturale e generalpreventivo. Esiste una fascia di comportamenti prodromici alle forme più gravi di violenza che sono posti in essere da persone che, anche dopo le prime manifestazioni violente, non sono adeguatamente controllati e seguiti mentre lo dovrebbero essere in maniera pesante e seria a tutela delle vittime più deboli, donne o minori che siano.

Ma in tutto questo che responsabilità ha lo Stato?

Lo Stato italiano, purtroppo, anche in questa materia, se si eccettua la buona legge contro lo "stalking", si é finora limitato a trattare la questione superficialmente ed al solo scopo di comunicare agli organismi internazionali, che ci mettevano in mora, che qualcosa era stata fatta. Ma le nostre istituzioni, in altre faccende affaccendate, sembrano considerare con fastidio la questione o non volersi mettere in discussione ricercando tutti i fattori sociali e politici che favoriscono l'esplosione del fenomeno, assai più vasto e diffuso dei numeri delle stragi. Italia dei valori depreca questa situazione e ritiene che lo Stato debba prendersi la massima cura per la tutela della serenità delle relazioni familiari ed affettive ed ha presentato una proposta di legge e contenente quelle misure di prevenzione e repressione che da tempo la sede pubblica avrebbe dovuto porre in essere. Non ci sentiamo responsabili delle stragi di innocenti; ancora meno sarà dopo la nostra proposta di legge che da ulteriore voce alle tante associazioni di donne ed ai soggetti privati più responsabili che finora hanno tenuto viva l'attenzione su questa agghiacciante realtà di violenza e di sopraffazione.

E voi cosa vi proponete di fare?

Siamo in prima linea per lottare concretamente contro la violenza sulle donne. Circa 200 donne uccise nello scorso anno e quello che è drammatico è che la metà di loro aveva anche denunciato ma è morta lo stesso. La nostra proposta di legge punta a tre cose fondamentali: prevenzione; che chi denuncia venga tutelato e questo significa che i centri antiviolenza funzionino e che vengano finanziati e l’inasprimento delle pene. Non si può accettare che chi uccide, chi compromette la vita di una donna, parte più debole in un rapporto, dopo quattro anni vada fuori dal carcere. L’inasprimento della pena è un’azione fondamentale  per fare in modo che alla fine questi reati non sussistano più. È un fatto di civiltà . Il Parlamento dovrà  stabilire da che parte stare. Bisognerà, infatti, vedere chi la voterà o chi, al contrario, preferirà partecipare alle manifestazioni il giorno della commemorazione ma quando c’è da assumersi le responsabilità esce fuori dall’Aula.

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