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Malattie cardiovascolari, nel 2030 da 17 a 23 mln decessi annui In evidenza

Pubblicato in Sanità
22 Gennaio 2017 di Redazione Commenta per primo!
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Il numero di persone che si ammalano ogni anno di patologie cardiocircolatorie è in costante aumento e l'impatto del rischio è significativo. Le malattie cardiovascolari rappresentano, infatti, la prima causa di morte in molti paesi Europei e si prevede che nel 2030 i decessi annui aumenteranno da 17 a 23 milioni. Sono circa 20 i miliardi di euro spesi ogni anno in Italia per queste patologie (tra costi diretti e indiretti) e, dell'impatto socio-economico, con particolare riferimento al mondo del lavoro, si è parlato ieri a Roma presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in occasione dell'evento«Insieme al mondo del lavoro per ridurre la mortalità delle malattie cardiovascolari»promosso dalla Fondazione Italiana per il Cuore. Alla luce dell'impatto di queste patologie sulla vita lavorativa e dei costi previdenziali che ne derivano, oltre che in considerazione della recente manovra finanziaria che, con la legge di stabilità 2017, potenzia il ruolo del welfare aziendale (sia in realtà pubbliche che private) risulta sempre più evidente come aziende e istituzioni ricoprano un ruolo centrale nella promozione della salute, a partire da quella dei propri dipendenti.«La promozione di una sempre più forte cultura della prevenzione cardiovascolare è un passo fondamentale verso un approccio congiunto tra aziende e istituzioni e più efficace a queste patologie in costante aumento - afferma la Emanuela Folco, Presidente, Fondazione Italiana per il Cuore - Come Fondazione ci siamo sempre posti in qualità di garante della bontà di progetti di alto valore sociale come Lavora con il Cuore. Per proseguire in questo percorso - prosegue Folco - è imprescindibile la collaborazione e l'alleanza con altri gruppi che condividono con noi gli stessi scopi. Proprio in questi giorni si è concluso il lungo percorso dei LEA dove il Ministero della Salute ha voluto consolidare non solo sugli assistiti ma sulle singole persone la sua attenzione sulla salute del cittadino». Circa 550 le persone coinvolte dalla campagna nazionale«Lavora con il Cuore» promossa dall'Associazione Fondazione Italiana per il Cuore e Ministero del Lavoro ma il 21% non era consapevole di avere fattori di rischio cardiovascolare aumentato «Lavora con il Cuore»è la campagna di prevenzione avviata nel 2015 dalla Fondazione Italiana per il Cuore, in condivisione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con l'intento di valutare i principali fattori di rischio cardiovascolare tramite un semplice test del sangue.«Sono convinto che si stia aprendo una nuova stagione illuminata, in cui il mondo del lavoro si coalizza sempre più con tutti i Soggetti che si occupano della salute dei cittadini - commenta Luigi Bobba, sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali -. La salute del singolo individuo, infatti, è certamente un bene primario, ma lo è ancor più se anche il contesto lavorativo lo sostiene con adeguate ed integrate politiche di welfare. In questa ottica il Ministero del Lavoro con la Fondazione Italiana per il Cuore è riuscito a realizzare un significativo intervento per i suoi dipendenti mirato all'individuazione di eventuali patologie cardiovascolari, purtroppo in crescita in molti Paesi europei. L'iniziativa, portata avanti nel 2015 e nel 2016, rappresenta un grande esempio di sensibilità rivolta alle lavoratrici e ai lavoratori che può indurre ad adottare stili di vita corretti, attivando un circolo virtuoso. Per un datore di lavoro, avere collaboratori in salute favorisce un ambiente di lavoro più armonioso, riduce i costi e incrementa efficienza e produttività. Questa importante azione di welfare rappresenta, altresì, un esempio di politiche di gestione del personale moderno volto a facilitare un rapporto di coalizione tra amministrazione e dipendenti».

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