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Ospedali senza medici e tagli sempre più drastici, è corsa al risparmio in Sanità In evidenza

Pubblicato in Sanità
01 Marzo 2016 di Marzio Di Mezza Commenta per primo!
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La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Articolo 32 della nostra carta costituzionale.

È che da un certo momento in avanti, quel diritto costituzionalmente sancito, si è trasformato in qualcos'altro che Ivan Cavicchi, sociologo ed esperto di politiche sanitarie qualche anno fa definì “diritto elemosinato”. Per l'Organizzazione mondiale della Sanità quel diritto ingloba uno stato di benessere fisico, mentale, sociale e non consiste soltanto nell'assenza di malattie o infermità, ma ciò nonostante dagli anni '90, in Italia, viene reso subalterno a una gestione dell'intero sistema sanitario nazionale, basata su criteri di efficienza, efficacia ed economicità. Il quadro odierno dice l'esatto contrario. Come si sia arrivati all'attuale situazione con Regioni in rosso, piani di rientro e tagli dello Stato, è lunga da raccontare. C'è il rapporto della Ragioneria Generale dello Stato per questo, un librone di oltre 170 pagine di tabelle, schemi, percentuali. E il futuro appare tutt'altro che roseo.

Ospedali senza medici

Nei prossimi 5 anni andranno via da 25mila a 30mila medici ospedalieri o territoriali delle aziende sanitarie locali. Alla previsione che fa il dottore Carlo Palermo, vice segretario nazionale vicario Anaao Assomed potrebbero aggiungersi altre diecimila unità in meno. E' chiaro che, con questo profilo, l'assistenza medico-sanitaria sarà sempre più in affanno negli anni a venire e dovrà fare i conti anche con la mancanza di adeguate misure strategiche e correttive.

I fattori di tale impoverimento? Vediamoli. Il primo è legato al raggiungimento dei limiti pensionistici dettati dalla legge Fornero. “E' difficile prevedere i comportamenti dei singoli - spiega a 'la Discussione' il dottore Palermo - ma considerate le condizioni di lavoro e la non convenienza a rimanere in servizio, con un sistema che impone orari pesanti, guardie notturne e turni stressanti anche a 60 anni a fronte di un carico etico e di responsabilità enorme, è verosimile che chi raggiunge i limiti previdenziali esca dal sistema. Alla stima della perdita di medici che si verificherà, bisogna aggiungere il deficit di unità necessarie per coprire l'orario europeo. Al momento – precisa il referente Anao Assomed - possiamo fare solo una proiezione, tenuto conto che la copertura richiede un incremento della dotazione organica di coloro che fanno soprattutto le guardie, intorno al 10%. Dunque, se le strutture ospedaliere utilizzano attualmente circa 70mila medici, sono tra i 6mila e i 7mila i medici che mancheranno all'appello. Poi ci sono le quote di straordinario, circa 10milioni all'anno, che non vengono retribuite. Per coprirle tutte dovremmo mettere in campo altri 5-6mila medici e arriviamo, così, a un buco di 40mila medici”.

Parola d’ordine: tagliare

“La spending review nel fare una radiografia alla quasi totalità della spesa sanitaria finisce inevitabilmente con il fare una radiografia a trenta anni di amministrazioni clientelari”, denuncia Cavicchi.

Una Sanità che funziona è soprattutto una Sanità efficiente, senza carenze di organico né strutturali. Ma in Italia anche il diritto alla salute sembra viaggiare a due velocità al nord e al sud del Paese.

I dati Istat dicono che nel 2012 le Regioni sono state interessate da circa 567 mila ricoveri ospedalieri di pazienti non residenti, pari a circa l'8,4 per cento dei ricoveri ordinari per "acuti"; e da oltre 506 mila ricoveri di pazienti provenienti da una regione diversa da quella di residenza, il 7,5 per cento, riferito ai soli residenti in Italia. Gli indici di mobilità più alti si riscontrano nelle regioni più piccole, come Basilicata e Molise.

Il cane che si morde la coda

Anaao Assomed, da tempo va denunciando il problema legato al taglio dei finanziamenti. “Ci sono i piani di rientro, hanno bloccato il turn-over, la gente esce ma non viene sostituita – rimarca il vice segretario nazionale vicario Anaao Assomed, associazione che conta più di 20mila iscritti -. Il conto attuale dello Stato fotografa questa situazione: dal 2009 al 2014 siamo passati da 107mila medici dipendenti di Asl a 101mila, dato certificato. La tendenza attuale? E' quella di risparmiare sul personale – insiste il dottore Palermo -, le Regioni che stanno peggio sono quelle del meridione, il paradosso è che per la disarticolazione si verifica un fenomeno di fuga da parte dei cittadini dal Sud verso altre regioni per ricoveri, interventi e prestazioni varie, soprattutto verso Lombardia, Emilia Romagna e Toscana e quelli che stanno peggio in dotazione organica e servizi, in particolare Puglia, Sicilia, Calabria, Campania e Sardegna, devono sottostare a pesanti piani di rientro”. Il cane che si morde la coda.

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