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"Quindi il decreto sulla sicurezza urbana sarebbe una legge di destra... Straordinario... Forse perché qualcuno non l’ha letto». Così il ministro dell'Interno, Marco Minniti, in un'intervista a La Repubblica.«Allora qualcuno mi risponda: è di destra una legge che sottrae la definizione delle politiche della sicurezza nelle nostre città alla competenza esclusiva degli apparati - aggiunge Minniti -, trasformando la sicurezza in bene comune e chiamando alla sua cogestione i rappresentanti liberamente eletti dal popolo, vale a dire i sindaci? È di destra un decreto che, per la prima volta nella storia repubblicana, risponde a una legittima richiesta di sicurezza con il solo strumento amministrativo, senza aumentare le pene o introdurre nuovi reati? È di destra un provvedimento che è stato scritto a quattro mani con l’Anci, con sindaci italiani che vanno da Zedda a Nardella, da Decaro a Sala?». «Questa idea - sottolinea il ministro - che il decreto serva ai sindaci per ripulire i centri storici delle città, confinando i marginali ancora più ai bordi, significa semplicemente non aver letto quel decreto. Il sindaco non ha nessun potere di disporre il Daspo, vale a dire l’allontanamento amministrativo di un soggetto da una determinata area della città, perché quel potere è e resta dei questori. Il sindaco ha solo il potere di segnalare le aree urbane su cui concentrare gli sforzi di controllo del territorio. Inoltre, l’obiettivo di questo strumento non saranno i clochard o chi rovista in un cassonetto della spazzatura, ma, per dirne una, qualche spacciatore seduto davanti a una scuola o una discoteca, o magari un writer cui sarà chiesto di ripulire un bene comune che ha imbrattato».
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Il ministro dell'Interno, Marco Minniti e il presidente nazionale della Federazione Italiana Tabaccai, Giovanni Risso, hanno firmato al Viminale il rinnovo del "Protocollo Quadro per la prevenzione della criminalità nelle rivendite di generi di monopolio", sottoscritto l'11 dicembre 2014. L'obiettivo è "migliorare l'attività di prevenzione e repressione dei fenomeni criminali, soprattutto di tipo predatorio, ai danni dei rivenditori di generi di monopolio". L'intesa si inserisce nel quadro delle iniziative assunte dal ministero dell'Interno in collaborazione con Confcommercio-Imprese per l'Italia e Confesercenti e riprende gli impegni sanciti nel Protocollo Quadro per la legalità e la sicurezza delle Imprese, stipulato il 12 novembre 2013. Il protocollo rinnova gli impegni assunti con il precedente accordo, tra i quali "l'interscambio di dati ed informazioni attinenti i fenomeni criminali; la realizzazione di corsi di formazione volti a favorire la diffusione della legalità e l'etica della responsabilità presso i rivenditori di generi di monopolio; un maggiore ricorso all'utilizzo degli strumenti di videosorveglianza e di sicurezza antirapina e dei sistemi di pagamento elettronici da parte dei rivenditori; la collaborazione tra le Prefetture e le articolazioni territoriali della F.I.T. anche attraverso la sottoscrizione di Protocolli a livello provinciale". Con il rinnovo del protocollo, che è valido per tre anni, sono fissati una serie di impegni: "l'implementazione dei sistemi di videosorveglianza all'esterno delle rivendite, collegate alle Forze dell'ordine e da queste ultime attivabili per esigenze infoinvestigative, nell'ottica di inserire le tabaccherie in un sistema di vigilanza partecipata del territorio; l'installazione di sistemi di sicurezza passiva, quali casseforti, blindature o sistemi di allarme antintrusione; l'istituzione di un Tavolo tecnico congiunto avente il compito di determinare indirizzi e finalità di azione, di monitorare i fenomeni di illegalità che colpiscono i rivenditori di generi di monopolio e di affrontare le principali problematiche afferenti la sicurezza dei rivenditori".
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“Il quadro delle relocation è del tutto insoddisfacente. Per l'Italia erano previsti 40mila ricollocamenti, ma ne abbiamo operativi solo 3.200, e le relocation faccio presente che erano obbligatorie. Abbiamo chiuso un accordo con la Germania, ma la disponibilità di Berlino non basta a risolvere il problema”. Così il ministro dell’Interno, Marco Minniti, in audizione presso il Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione. “Dublino è il 'peccato originalé di tutta questa vicenda. Abbiamo posto il tema di un cambiamento, ma in questo momento le risposte non vanno nella direzione auspicata. Bisogna discutere molto di più in Europa, ma oltre alle richieste politiche deve esserci una forte iniziativa anche nazionale”, ha aggiunto. “Con il decreto approvato venerdì in Consiglio dei ministri ci siamo assunti la responsabilità di cancellare un grado di giudizio, e assicuro che non è stato semplice, e sul punto poi discuterà il Parlamento. E' importante avere tempi rapidi che consentano un turn-over delle presenze, cioè consente di non avere una permanenza così lunga nel tempo sul territorio italiano”, ha osservato. “E' prevista anche la possibilità, con uno strumento di integrazione, di utilizzare progetti in accordo con i Comuni”, per impiegare i migranti “in lavori di pubblica utilità, volontari e gratuiti”, ha concluso Minniti
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"L'incontro odierno del ministro dell'interno Marco Minniti con la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sul tema dei migranti ha segnato un evidente cambio di passo e l'importante volontà del ministro di aprire un dialogo costante con le Regioni per risolvere tutti i problemi legati al tema dell'immigrazione». Lo ha affermato la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani al termine della riunione tenutasi oggi a Roma. Tre i punti che la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ha ribadito al ministro Minniti:«equiparare gli ingressi dei migranti via terra e via mare; espellere immediatamente chi delinque e chi è riconosciuto quale non avente diritto di asilo; ricorrere ai fondi europei per assicurare ai Comuni la possibilità di assumere personale in grado di seguire i progetti sulle attività socialmente utili dei richiedenti asilo, escludendo da queste i soggetti privati». Per quanto riguarda i piccoli centri per il rimpatrio degli irregolari, la presidente del Friuli Venezia Giulia ha precisato che,«come ha chiarito lo stesso ministro, nessuno prospetta una riedizione dei Cie, strutture non più proponibili, mentre si ritengono utili piccoli centri per l'identificazione e l'espulsione dei non aventi diritto». Per quanto concerne inoltre il tema dei sermoni nelle moschee, Serracchiani ha confermato«che c'è la volontà di giungere a un accordo con le comunità islamiche affinché i discorsi vengano pronunciati in italiano. Si tratta - ha concluso - di un passaggio che richiede l'intesa dei diretti interessati ma che può essere molto utile per favorire relazioni più trasparenti».
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