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Lunedì, 20 Marzo 2017 06:00

Berlusconi: «Resto in campo»

“Confido in Strasburgo ma se anche per assurdo non potessi candidarmi sarò comunque in campo per fare la campagna elettorale. D’altronde neppure Renzi e Grillo sono in Parlamento. I sondaggi dicono che sul referendum ho spostato il 5% a favore del No. Farò la stessa cosa in campagna elettorale, proprio come accadde nel 2013. Avevo lasciato Forza Italia nelle mani di Alfano ed era calato all’11.7%. Sono tornato a fare campagna elettorale e dopo 21 giorni abbiamo chiuso al 21.7”. Lo ha detto il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi, parlando ai seniores del partito riuniti a Villa Gernetto. “Sto in campo per senso di responsabilità verso il mio paese, che continuo ad amare, sto in campo per rispetto agli italiani che mi hanno dato negli anni 200 milioni di voti - ha spiegato l'ex premier -, sto in campo anche per voi, che avete combattuto con me in tutti questi anni le nostre battaglie di libertà. Contate su di me, io ci sarò”.
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"Sono e rimango un garantista anche quando le vicende riguardano un avversario politico. Il principio della presunzione di innocenza per me vale nei confronti di chiunque. Lo ripeto ancora una volta, non condivido l'utilizzo della giustizia come strumento di lotta politica. Voglio anche ricordare che, al di là di ogni considerazione sul caso specifico del ministro Lotti, Forza Italia non ha mai votato la sfiducia individuale a un ministro». Lo afferma il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in un'intervista al quotidiano Il Tempo.«Non augurerò mai ad un avversario politico di essere vittima del sistema di persecuzione giudiziaria del quale sono stato vittima io - spiega Berlusconi in merito all'inchiesta Consip -. Tra l'altro Renzi non è neppure indagato. Battere Renzi è un compito che tocca a noi, proponendo soluzioni migliori delle sue e dimostrando agli italiani che siamo più adatti del Pd a governare il Paese. La magistratura faccia le indagini che ritiene di compiere, ma la politica non c'entra nulla con questo. E poi la presunzione di innocenza vale per tutti, anche per le persone vicine a Renzi».
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"Non si può andare al voto a giugno. Le elezioni prima di novembre sono impossibili. Portare il Paese alle urne in queste condizioni è da irresponsabili». Lo dice il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, in una intervista a Repubblica. Sulla Lega e Salvini, Berlusconi afferma:«Saremo ancora alleati ma non sarà lui il leader del centrodestra». E su una sua candidatura a Palazzo Chigi ribadisce:«Non dipende da me, dipende dai giudici di Strasburgo. Sono in attesa di una sentenza che mi restituisca il diritto di presentarmi al giudizio degli elettori, rimediando a una grave ingiustizia che ritengo di aver subito». In ogni caso«Non posso ignorare la richiesta pressante che mi giunge dai militanti e dagli elettori di Forza Italia. Quindi, in un modo o nell’altro, alle elezioni sarò presente. I giudici di Strasburgo tengano presente che la loro sentenza non riguarda un privato cittadino, cosa che sarebbe comunque importante, riguarda la democrazia in un grande Paese europeo». A Berlusconi replica Salvini:«Rispetto la sua storia, ma dobbiamo ragionare di presente e di futuro, di immigrazione e di tasse. Se è ancora lui il leader del centrodestra devono deciderlo gli italiani». E sulla data delle elezioni il leader leghista rilancia:«Tutti quelli che dicono che bisogna omogenizzare le leggi elettorali tra Camera e Senato tirano a campare per portare a casa un anno di stipendio per i loro parlamentari. Hanno paura di andare a votare».
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Nella capitale, sempre in primo piano commenti e valutazioni sulla scelta di Berlusconi a sostenere, dopo la disponibilità data da Bertolaso, la candidatura a sindaco di Alfio Marchini, già sostenuto da un’importante area civica e da alleanza popolare. Indicativa una intervista rilasciata da Berlusconi ad un quotidiano romano, che ricorda come la destra separata dai moderati non abbia mai vinto e invita il duo Meloni – Salvini a riflettere su una scelta, la loro, che non realizza alcun vantaggio per il centrodestra. Un centrodestra, ricorda, inizialmente disponibile sul nome di Marchini e poi lacerato dalla segretaria di Fratelli d’Italia per ragioni di concorrenza elettorale. Sui media, la scelta di Berlusconi viene valutata con favore da quanti puntano alla creazione di un vasto schieramento di centro, tanto forte da poter contrastare il disegno di Renzi di fare del PD il partito della nazione e dare una più visibile legittimità alla destra.

 

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Resta alta le tensione in Forza Italia in vista delle regionali in Puglia. E aumenta il rischio che si consumi il definitivo strappo di Raffaele Fitto col partito. Il candidato governatore del centrodestra Francesco Schittulli ha infatti posto come condizione la presenza nelle liste di Forza Italia degli uomini legati all’europarlamentare salentino (che invece Berlusconi vorrebbe escludere, tanto da aver a commissariato il partito tramite il fedelissimo Luigi Vitali). In cambio di questo riconoscimento politico, che garantisce più chance di elezione ai suoi, Fitto organizzerà una sua lista civica a sostegno di Schittulli - come già fatto nel 2005 e nel 2010 - su cui far convergere parte del suo seguito elettorale. Una scelta in parte obbligata, quella di Schittulli, visto che Fitto aveva minacciato di correre in proprio, contro il candidato del centrodestra. “È inimmaginabile che Forza Italia possa escludere consiglieri comunali uscenti o amministratori che vogliono dare il loro contributo - attacca l’eurodeputato -. Se questo elemento viene garantito, siamo disponibili ad accettare l’impegno di mettere in campo un’altra lista per aggiungere ulteriore consenso da aggiungere alla coalizione del centrodestra”. Adesso bisogna vedere se su questa ricucitura a livello locale arriverà anche il placet di Arcore. Il rischio è infatti che Schittulli - sostenuto da Fitto, Fratelli d’Italia e Ncd - si candidi ugualmente. Lasciando Forza Italia alle prese con la ricerca di un nuovo candidato.

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Tra Lega e Forza Italia non c'è nessuna intesa. Spiega infatti il leader del Carroccio, Matteo Salvini: «Ad oggi con Berlusconi non c'è un accordo sul piano politico nazionale perché a Bruxelles sediamo su banchi diversi: lui difende l'euro che noi riteniamo una moneta sbagliata. Lui è insieme alla Merkel, noi alla Le Pen. Abbiamo una visione di Italia e di Europa completamente diversa».

Il leader leghista, che è a Barberino del Mugello per un tour nel Fiorentino, ha quindi sottolineato come «la Toscana è l'esempio migliore di una mancanza di opposizione per dieci anni. Nel senso che qua Fi e Pd hanno inciuciato per dieci anni. Noi vogliamo portare un po' di aria nuova».

Poi, tornando sulla polemica tra Zaia e Tosi, Salvini ha dichiarato che «Zaia è uno dei governatori più apprezzati d'Italia, il Veneto è una delle regioni più efficienti d'Europa. Quindi Zaia non si discute, avrà totale e pieno mandato per riproporsi per altri cinque anni. Tosi è un ottimo sindaco, è il segretario della Lega in Veneto, se sostiene Zaia è il benvenuto».

Se invece sceglierà la sfida, ha messo in chiaro Salvini, sappia che «chiunque metta in difficoltà Zaia fa un favore alla sinistra e fa un dispiacere ai veneti e quindi si accomoda fuori».

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"Voteremo le riforme se saranno positive per il Paese ma riprendiamo il nostro ruolo a 360 gradi di oppositori. Non accetteremo più quanto fino ad oggi abbiamo accettato". Silvio Berlusconi scava un ulteriore solco nel rapporto col premier Matteo Renzi e con il governo. Parlando in collegamento telefonico al meet up del governo ombra organizzato da Gianfranco Rotondi, il presidente di Forza Italia torna a martellare contro il patto del Nazareno. E punta il dito contro "il terzo governo non eletto" e contro "un premier che non ha preso nessun voto e una maggioranza che è frutto di una elezione, quella del 2013, dove il distacco è stato solo dello 0,37 per cento". Un attacco a tutto campo che fa trasparire il tentativo di ricompattare Forza Italia e il centrodestra, dopo i recenti strappi operati da Raffaele Fitto. Anche in questa chiave l'ex Cavaliere propone il superamento del patto del Nazareno come uno sviluppo positivo per il suo partito e per una nuova potenziale coalizione di governo: "Ci siamo sgravati il peso ed ora possiamo lavorare ad un centrodestra compatto".

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Domenica, 08 Febbraio 2015 07:12

Berlusconi: Con Renzi deriva autoritaria.

"Non era questo il patto del Nazareno che volevamo, non era questo l'obiettivo che volevamo raggiungere insieme per il bene del Paese". Parte all'attacco del premier il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi. In un'intervista al Tg5 denuncia la rottura del patto e parla di deriva autoritaria che si profila dalla nuova riforma elettorale. "Cosi' è venuto meno il nostro sogno di un progetto condiviso ed anzi: per come si sta delineando la nuova legge elettorale, con una sola Camera eletta dal popolo, con il terzo Presidente del Consiglio non eletto dagli italiani, avvertiamo il rischio che vengano meno le condizioni indispensabili per una vera democrazia e che ci si possa avviare verso una deriva autoritaria", dice l'ex Cavaliere. Immediata la replica del Pd: "Berlusconi che parla di deriva autoritaria e' quasi commovente", scrive su twitter la vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani. Berlusconi insiste: "E' inaccettabile che il Presidente del Consiglio impegni tutti gli sforzi del governo e del Parlamento per affrontare leggi certamente di rilievo ma che non hanno urgenza alcuna, stante la drammatica situazione in cui versa il Paese". Berlusconi dice di voler lavorare per tenere unito il centrodestra. "Il Paese ha necessita di riforme strutturali ben diverse da quelle proposte dalla sinistra. Lavorerò con rinnovato impegno perché il centro-destra possa ritornare unito e possa offrire al Paese quelle urgenti soluzioni che finché ho avuto l'onore di presiedere il governo avevano garantito agli italiani piu' benessere, piu' sicurezza, piu' liberta'".In Forza Italia alza la voce anche Fitto. “Noi ‘ricostruttori’ - dice - abbiamo l’ambizione di ridare una speranza ai nostri elettori, in particolare ai delusi e agli astenuti; abbiamo l’ambizione di rivolgerci a un ceto medio disorientato, dimenticato da Renzi ma che non vede al momento una chiara e credibile alternativa; abbiamo l’ambizione di indicare un punto di riferimento ad artigiani, commercianti, partite Iva, lavoratori autonomi e del privato (oltre che, per altro verso, a pensionati e disoccupati), cioè a tutti quelli che sono stati ignorati da Renzi”. Raffaele Fitto ieri ha annunciato una convention “dei ricostruttori” per il 21 febbraio. “Vogliamo impostare una sfida politica e di visione a Renzi e alla sinistra. E vogliamo contribuire a rilanciare il centrodestra puntando sulle idee e costruendo il futuro. Idee e futuro: senza una dimensione progettuale, lo schieramento alternativo alla sinistra è destinato a rimanere a lungo minoranza politica ed elettorale, pur essendo maggioranza sociale. Questa nostra azione - lo voglio sottolineare con forza - è una grande opportunità per Forza Italia e anche per Silvio Berlusconi. Visione, progetto, futuro, rapporto con i nostri elettori, idee forti: altro che restare imprigionati in mesi di sterili liti condominiali...”
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Sabato, 07 Febbraio 2015 07:00

Fibrillano gli equilibri parlamentari

Non è ancora ben chiaro se il Patto del Nazareno, quello fra Renzi e Berlusconi, debba considerarsi come congelato o estinto o fruibile di volta in volta.

Le dichiarazioni di esponenti delle due parti lasciano sempre un margine di dubbio, anche se segnali di ulteriori crisi nei loro rapporti vengono in queste ultime ore.

Sono molti fra gli osservatori coloro che leggono come gesti di ritorsione sia la modifica della disciplina del falso in bilancio, sia la revisione del regime dei canoni per l'uso delle frequenze, che penalizzerà Mediaset e Rai: questioni, ambedue, che vanno ad interferire con gli interessi del gruppo del Biscione, sia dello stesso Cavaliere.

Cavaliere che, a sua volta, deve fronteggiare sia l'offensiva di Fitto, che alza i toni ad ogni giorno che passa, e valutare quanto convenga a lui e a Forza Italia accantonare Verdini e sostituirlo, per le trattative con Renzi, con Toti e Romani.

Nel Pd, la sinistra di Bersani, che ha dato prove di disciplina e di condivisione nel voto per il Quirinale, aspetta di poter incassare dal Premier la disponibilità ad un ristretto pacchetto di modifiche sui provvedimenti già all'esame del Parlamento.

Parlamento, nel quale, senza grandi clamori, sta per rinascere il gruppo dei responsabili, questa volta di esodati dall'M5S, da Sel e da altri gruppi, decisi a consentire l'agibilità del Governo e la prosecuzione della legislatura.

È una vicenda che ricorda quella analoga, a carte rovesciate, che consentì all'ultimo governo Berlusconi ulteriori mesi di navigazione travagliata; allora fu la sinistra, che oggi avalla e tace, ad avere parole di fuoco contro quel fenomeno che fu definito di transumanza.

E, tanto per stare nello scacchiere parlamentare, si sta realizzando la dissoluzione di Scelta Civica, il cui gruppo al Senato è deciso a transitare in blocco nel Pd.

È quindi un quadro molto agitato, quello nel quale, con spirito sereno, si riuniscono oggi gli aderenti al Parlamento Virtuale, che su base totalmente volontaristica, intendono dare un contributo di idee sulle riforme e uno stimolo alla ricomposizione di un'area moderata, oggi pregiudicata da ambizioni e personalismi. 

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