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La guerra del presepe In evidenza

Pubblicato in Politica
02 Dicembre 2015 di Giampiero Catone Commenta per primo!
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Ieri sera, una rete del gruppo Mediaset ha dedicato la parte centrale di una puntata dedicata al film su Papa Francesco al quesito se sia giusto o meno fare il presepe nelle scuole.

Un interrogativo, questo, nato da recenti fatti di cronaca che hanno colpito l’opinione pubblica e che, con diversi protagonisti, avevano già animato, l’anno scorso, la vigilia delle feste.

Il paradossale di tanta agitazione sta nell'assoluta estraneità alla questione dei cittadini di fede islamica che, anzi, tengono a sottolineare come, da parte di tanti di loro, ci sia rispetto per l’iniziativa del presepe e anzi condivisione se i loro figli volessero anch'essi cantare il “Tu scendi dalle stelle”.

Ne consegue che, fermo restando la libertà di culto, i tentativi di bandire il presepe e, come è già accaduto, anche il crocifisso, stia più nella debolezza delle nostre convinzioni sia civili che religiose e nel timore di non fare cose che dispiacciano ai cultori non dello stato laico, ma dello stato inerme e senza ragioni profonde, senza orizzonti che non siano quelli della tranquillità individuale.

Con tutto il rispetto, sfugge ai contestatori del presepio che una nazione sopravvive nella storia se è fiera della propria identità e dei propri valori e, di conseguenza, sia forte delle proprie convinzioni nel dialogo e nel confronto con altri.

Dispiace che la Cgil si sia schierata a tutela del preside protagonista dell’etromissione del presepio: è una scelta che la dice lunga sulla deriva radicaleggiante e laicistica di un sindacato che, in passato, professò ben altri sentimenti e condivise le riflessioni di Gramsci e di Togliatti, sui valori di riscatto e di libertà vivi nella tradizione cristiana del nostro paese.

Fioriscano perciò, ove accolti con tenerezza e desiderati, i presepi, che rinnovano il fascino del natale e rammentano come cieli e terre nuovi possano essere preparati dagli uomini di buona volontà.

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