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Andante mosso e prospettive di burrasca per i gialloverdi In evidenza

Pubblicato in Politica
10 Gennaio 2019 di Teresa Gargiulo Commenta per primo!
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L’ inizio del nuovo anno registra il moltiplicarsi delle difficoltà all’interno della coalizione di governo. Difficoltà che risiedono soprattutto nell’emergere vistoso su due diverse strategie, quelle del M5S e quelle della Lega. Più ci si avvicina all’appuntamento delle elezioni europee, che saranno precedute da due elezioni regionali, più il M5S è tentato dal recuperare i tratti di una forza politica alternativa al sistema, dal rifiuto delle grandi opere fino alla prospettata liceità delle droghe leggere e all’introduzione di referendum con ridotte, o senza, soglie di sbarramento, come strumento di democrazia diretta; iniziative, queste, mal sopportate dalla Lega che scommette invece sulla carta della tutela dell’ordine pubblico sul contenimento dell’immigrazione sulle incentivazioni delle opere strutturali e il potenziamento della capacità produttive del Paese, ivi comprese le riserve energetiche. In effetti, lasciano perplessi e anche meravigliati il recuperare nell’M5S di pregiudizi ostili alle logiche e agli strumenti di sviluppo di una società che voglia essere competitiva, con ricadute, qualora si seguisse la strada dei pentastellati che potrebbero essere penalizzanti per la crescita dell’ economia e lo sviluppo dell’occupazione. Bloccare o ritardare grandi opere come la TAV comporta l’estraneità dall’Italia dai grandi corridoi europei così come il blocco delle prospezioni energetiche non impedisce che le stesse iniziative siano fatte proprie dai paesi frontalieri dell’Adriatico e dello Ionio, mentre non si diradano le ombre su reddito di cittadinanza che rischia di far crescere assistenzialismo e lavoro nero. C’è insomma tanta carne a cuocere, c’è perfino qualche commentatore che si attarda a non escludere il dissolvimento dell’alleanza anche nei prossimi mesi e la nascita contestuale di una colazione di centro destra che faccia perno su Salvini e sia sorretta in parlamento da un gruppo di cosiddetti responsabili.
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