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Per la maggioranza settimana tormentata in parlamento In evidenza

Pubblicato in Politica
05 Novembre 2018 di Antonio Falconio Commenta per primo!
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La settimana che si è appena aperta metterà a dura prova la tenuta e, forse il futuro, della maggioranza gialla-verde. Al Senato giunge in aula il decreto sicurezza, sulla cui fisionomia la Lega non intende mollare e se vede una pattuglia di parlamentari pentastellati in posizione fortemente critica e determinati a votare contro. Non dovrebbero però comunque porsi problemi per la sua approvazione, considerando che su di esso potrebbero giungere i voti favorevoli dei senatori di Fratelli d’Italia, e, forse anche quelli di Forza Italia: circostanza, questa, che non attenuerebbe comunque la ferita nel rapporto fra i due partiti nella maggioranza. Alla Camera, alla Commissione Affari Costituzionali si comincia invece a votare sugli emendamenti al disegno di legge anticorruzione, dove la Lega si oppone decisamente all’emendamento presentato dal M5S in materia di prescrizione nei processi con un blitz che ha colto di sorpresa i deputati leghisti. Per ora, il contrasto appare insanabile, e, anche a Montecitorio Forza Italia e FdI minacciano di alzare barricate in sintonia coi leghisti, che a loro volta hanno presentato emendamenti a ben 8 degli 11 articoli del testo. E’ possibile, ma non è detto, che si trovi sulle due questioni aperte un punto di compromesso ma rimane l’impressione di una coabitazione sempre più complessa fra i due partners della maggioranza. Sullo sfondo resta la manovra economica, sulla quale pende il giudizio della Commissione europea e dove, relativamente ad alcuni suoi aspetti, come il reddito di cittadinanza, la Lega ha posizioni meno drastiche di quelle dei pentastellati. A riflettere sull’insieme di queste questioni, appare sempre più chiaro come il M5S sia sempre più in difficoltà di fronte al protagonismo della Lega, quindi sempre più tentato di trovare motivi che rimarchino le differenze su temi propri alle posizioni tradizionali del movimento dove la base appare sconcertata dalla revisione di aspetti programmatici propri alla loro campagna elettorale.

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