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Promesse e premesse In evidenza

Pubblicato in Politica
13 Gennaio 2018 di Giampiero Catone Commenta per primo!
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Non è stata finora una campagna elettorale esaltante; anzi, cascate di promesse, la gran parte irrealizzabili, ha avuto un effetto stordente su un opinione pubblica già frastornata e dove fortunatamente aumentano gli elettori che intendono ragionare con la propria testa e sfuggire al cannoneggiamento mediatico dei nuovi taumaturghi.C'è intanto da comprendere quanta razionalità e buona fede vi sia nel riproporre sui media l'abrogazione o meglio la cancellazione di norme importante senza che se ne proponga, oltre alla distruzione, formule sostitutive o anche il recupero di parti da ricomprendere in altri strumenti legislativi.A spararla di più, finora, è il piccolo padre dei pentastellati, l'aspirante capo del governo, che annuncia, senza sapere quali, la rottamazione di più di duecento leggi, che egli ritiene inutili e cartastraccia dopo non si sa quale lettura illuminata di migliaia di pagine di testo. A ben vedere, se a destra si leva uno squillo, a sinistra ne risponde un altro: se Di Maio vuole fare un falò di duecento testi legislativi, da altri si risponde con la richiesta di abrogazione generalizzata di leggi e norme che spaziano dalle normative per la pubblica amministrazione all'obbligatorietà dei vaccini, senza tenere alcun conto del parere della comunità scientifica mondiale.A questa voglia iconoclasta e partigiana, che ha ormai anche caratteri di pura comicità, si potrà rispondere ponendo con forza la capacità di ascolto e di indirizzo dei milioni di cittadini che vogliono cambiare, ma secondo logiche che premino la razionalità, a moderazione, il realismo, la tutela della dignità della persona e degli interessi generali.A scrutare già un primo panorama di questa cabala dei desideri, si può già tracciare un solco netto e premiante tra le forze politiche che interpretano l'anima moderata del Paese, il senso della sua storia e della sua collocazione internazionale e altri, che celebrano invece la liturgia dello sfascio.Ed è in questo contesto che emerge nel centro-destra, la figura di un Berlusconi frizzante e stratega e, nel versante opposto, con il suo stile e le sue capacità, quella di Paolo Gentiloni.

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