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Sui profughi l’Europa latitante In evidenza

Pubblicato in Politica
03 Luglio 2017 di Redazione Commenta per primo!
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Non sono passate che poche ore dal vertice di Parigi fra il nostro ministro dell’interno e quelli della Germania e della Francia, che già da quest’ultima giunge un perentorio no all'apertura dei suoi porti a navi dei migranti. Sembrava essere questo uno dei punti più qualificanti dell’intesa, che così già si rivela fragile, ennesima riedizione delle ipocrite assicurazioni e delle facili buone parole con le quali sono state sempre accolte le nostre richieste dai partners comunitari. Con queste premesse, il prossimo vertice europeo di Vilnius, in Estonia, potrebbe risolversi, per quello che ci riguarda, in una nuova presa per i fondelli, sempre condita da tanti apprezzamenti della nostra generosità. Una generosità, quella praticata nell'accoglienza, che ormai è ai limiti dell’attuabile, anche perché il vero problema non è solo quello di una maggiore dotazione di risorse, quanto di una convivenza sempre più complicata, se non esplosiva, fra comunità locali e folle di profughi senza meta, senza orizzonti e per giunta costretti all'ozio forzato nei centri di accoglienza o a pratiche di sfruttamento. Stiamo appena uscendo da una crisi che ha segnato notevolmente la nostra economia, ma le cifre della disoccupazione restano serie, tali da non consentire l’assimilazione dei tanti profughi che Macron definisce migranti economici e, quindi, non accoglibili. Forse è il momento che il nostro governo alzi non solo la voce ma attui con fermezza misure drastiche che possano mostrare come l’Italia non voglia più stare al gioco dello scaricabarile praticato nei suoi confronti.

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