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Scuola: Anief "70mila assunzioni da fare subito" In evidenza

Pubblicato in Lavoro
09 Luglio 2018 di Redazione Commenta per primo!
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"Le previsioni dell'Anief sull'innalzamento del numero di pensionamenti erano corrette: secondo stime ufficiali, confermate oggi dal Miur, sono ben 35mila - di cui 25mila docenti e quasi 10mila Ata - a lasciare il lavoro per essere collocati in pensione. Si tratta di una quota maggiore, di alcune migliaia, rispetto agli anni passati: il picco sarebbe dovuto a un precedente blocco stabilito dalla legge Fornero. A chiedere di andare in pensione sono i docenti e il personale Ata classe '51: quella che, secondo i requisiti richiesti, nel 2018 raggiunge i 67 anni di età, a cui i aggiungono tutti quelli che raggiungono invece 41 anni e 10 mesi di contributi". È quanto si legge in una nota dell'Anief che aggiunge: "Se a questi posti che si andranno a liberare si aggiungono gli attuali 50 mila posti vacanti - tra turn-over con le vecchie regole precedenti all'ultima riforma delle pensioni, posti residuali delle immissioni in ruolo già autorizzate e posti vacanti e disponibili fino al 31 agosto dell'anno successivo - si arriva a circa 85 mila stabilizzazioni da attuare subito. È bene che il governo del cambiamento, che ha preso precisi impegni sul versante delle stabilizzazioni dei precari della Scuola, non si nasconda"."Il quotidiano Il Messaggero - prosegue la nota - ha scritto che c'è il fondato rischio che non possano vedere realizzato il loro sogno di pensione a causa della nuova procedura per la verifica dei requisiti in mano, per la prima volta, all'Inps. Tale novità, che comporta una mole di lavoro non indifferente in seno all'Istituto centrale di previdenza, potrebbe avere ripercussioni sull'avvio del prossimo anno scolastico. Un rischio concreto, perché i docenti in attesa di una risposta positiva alla domanda di pensionamento dovranno riceverla entro il 31 agosto e non possono avere un incarico dal 1° settembre. Per il sindacato, quanto sta accadendo rappresenta l'ennesimo danno prodotto gratuitamente nei confronti del personale scolastico: qualora dovesse essere impedito a dei dipendenti della scuola di andare in pensione, pur avendone i requisiti, è chiaro che l'Anief interverrà, se vorranno, in loro difesa, chiedendo un risarcimento, sia per avere costretto del personale a lavorare un anno in più rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente, sia in difesa del personale di ruolo e precario a sua volta danneggiato. Questi ultimi, infatti, non hanno potuto, rispettivamente, spostarsi sul posto che andava liberato, in fase di mobilità, ne' essere assunti a tempo indeterminato su quella cattedra che andava resa vacante e disponibile"."Ma c'è dell'altro - spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal - perché abbiamo l'impressione che Miur e governo vogliano prendere a pretesto questo problema per limitare il contingente delle immissioni in ruolo. Ammesso che siano anche 10mila i docenti, gli amministrativi, tecnici e ausiliari ad avere il via libera tardivo o differito verso la pensione, rimarrebbero almeno altre 70mila assunzioni da realizzare subito, quindi nel corso di questa estate. I posti, del resto ci sono. Se poi contiamo altri 40mila posti in deroga del sostegno, facendo cadere il vincolo della Legge Carrozza 128/13, allora le assunzioni in ruolo diventerebbero oltre 100mila". "E non si mettano avanti, come al solito, le resistenze del Mef: vanno superate, perché c'è un impegno forte dell'attuale Esecutivo nello stabilizzare un alto numero di precari, l'unica vera arma da utilizzare per abbattere quella supplentite cronica, di cui è ben cosciente anche Bruxelles, che il governo precedente, con le azioni fallimentari contenute nel Jobs Act e nella Buona Scuola, non ha nemmeno scalfito. Senza dimenticare che - conclude il sindacalista autonomo - se dovesse passare 'Quota 100', senza limitazioni anagrafiche, allora ci sarebbero altri 150mila docenti e Ata a chiedere di andare via nel giro di anno, mettendoci finalmente alle spalle quel precariato storico sempre più difficile da sradicare". (Italpress).

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