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Le nuove professioni, coach delle star In evidenza

Pubblicato in Lavoro
22 Luglio 2016 di Marzio Di Mezza Commenta per primo!
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Ci sono professioni difficili da immaginare ma che quasi tutti vorrebbero fare, come quella del coach di artisti dello spettacolo. Nunzia Carrozza a 36 anni ha già «guidato» artisti del calibro di Renzo Arbore, Gegè Telesforo, Francesco Cicchella, Fausto Mesolella. Eppure lei a questa professione ci è arrivata quasi per caso.

In che senso?

Tutto è nato da un mio disturbo vocale, sviluppato per una mia cattiva tecnica, dunque mi sono avvicinata da paziente a questo mondo ed è nata l'idea di un connubio tra coaching e riabilitazione. Spesso una patologia si sviluppa da una cattiva tecnica vocale, a me è successo perché suonavo e cantavo da solista già da ragazzina.

I primi passi...

Ho cominciato da sola dopo aver studiato con una grandissima coach, Cristina Florio, molte cose le ho imparate da lei. Con me da lei venivano Giuliano dei Negramaro, Meg dei 99 Posse...

Poi la crescita...

Si, ho cominciato lavorando in una scuola. Dopo qualche anno mi sono messa in proprio. All'inizio ho seguito Carmine Farago, un comico di Colorado. Dopo sono arrivati Gegè Telesforo, Renzo Arbore. Fino ai talenti del momento, Francesco Cicchella, Pasquale Palma e altri.

Perché un artista come Cicchella chiede il suo aiuto?

Da premettere che Cicchella è un artista veramente preparato sia vocalmente che musicalmente. Con lui, che è un imitatore di professione, è un tantino diverso, il mio lavoro consiste nell'utilizzare come amplificatori particolari risuonatori che rinforzano bande di armonici, per ottenere una particolare timbrica. Quando fa D'Alessio, Bublé, Checco e così via, ci riesce grazie alla sua bravura ma grazie anche a questa preparazione. Rosalia Porcaro, l'ho seguita nella commedia di Buccirosso«I compromessi sposi» per un disturbo vocale da affaticamento. Capita spessissimo. Dall'incontro con Fausto Mesolella, che seguo, è nata anche una collaborazione. Ho inciso il pezzo«Tulipani»in cui canto e suono, nel suo disco Cantostefano.

Le voci più difficili da “gestire”?

Quelle dei più piccoli. Ho seguito il giovanissimo Damiano Caponio per«Io canto»su Canale 5 e Giulia Cristaldi, una delle Peperine, nel programma della Clerici. Un lavoro pericoloso perché nel primo caso era in una fase di muta vocale. A questa età la voce è talmente in cambiamento che nella stessa giornata cambiano le performance.

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