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Italia culla di originali imprenditorie creative, l'esempio di Narratè In evidenza

Pubblicato in Lavoro
20 Luglio 2016 di Marzio Di Mezza Commenta per primo!
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Adriano Giannini è di Grosseto ma vive a Milano da 20 anni. Si definisce un rompitore di schemi e un appassionato di strategie non convenzionali, mosso dalla filosofia dello stupire. “Perché dietro lo stupore – ci dice -, esiste la possibilità per le persone di fermarsi”. Così ha cominciato a creare, idee e oggetti capaci di stupire. Come Narratè, il primo tè narrante.

Cos'è?

Narratè è un'idea che ha più di 10 anni, con una serie di problematiche anche di tipo legislativo. Ancora oggi si fa fatica a definire questo oggetto. È l'unione tra due tradizioni millenarie: il tè e la lettura. Un prodotto inedito di food design, composto da una teabag alla quale abbiamo collegato un libretto la cui lettura dura esattamente il tempo d’infusione, 5 minuti. Una coccola ‘alta’ per lo spirito e il palato.

Interessante. Aveva già stupito prima di Narratè?

A Milano, nel 2010, con 2 eventi di grande effetto mediatico “Ex in the city”, un mercatino nel week end prima di San Valentino per mettere in vendita gli oggetti degli ex partner. E “L’aperitologo”, cioè l’aperitivo dello psicologo, con il supporto e il patrocinio dell'ordine degli psicologi della Lombardia. A 8 euro, aperitivo e mezz'ora di ascolto dello psicologo. L'obiettivo non era fare terapia ma creare una modalità differente di ascolto. Ha funzionato.

Generare stupore e innovare, è un percorso semplice in Italia?

Mentre negli Usa è nata una disciplina che è quella dell'interesse, cioè come si fa a cogliere l'interesse delle persone, in Italia chi vuole fare innovazione vive la condizione del disagiato. Per quanto sia la fucina di talenti creativi non è ospitale per i creativi. Con una associazione avevo immaginato di mettere insieme competenze e differenze trasversali sulle idee, polarizzare intorno all'idea le necessarie competenze e fondi, ma solo quando l'idea diventa misurabile. Così è nata l'idea degli eventi, che hanno generato visibilità e la convinzione della fattibilità. Ma non è stato facile.

Cosa consigli a chi volesse seguire un percorso come il tuo?

Coraggio. Ponendosi sempre questa domanda: cosa farei se non avessi paura? Poi perseveranza. Spesso uno molla prima di vedere il frutto del seminato. A volte il seme necessita di più tempo. infine c'è il famoso fattore “c”, che è sempre importante.

 

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