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Martedì, 25 Aprile 2017 06:00

Nel 2016 deficit/pil 2,4%

Nel 2016 l'indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche (-40.809 milioni di euro) è stato pari al 2,4% del Pil, in diminuzione di circa 3,4 miliardi rispetto al 2015 (-44.197 milioni di euro, corrispondente al 2,7% del Pil). Lo riferisce l'Istat nella Notifica sull'indebitamento netto e sul debito delle Amministrazioni Pubbliche (AP), riferiti al periodo 2013-2016, trasmessi alla Commissione Europea in applicazione del Protocollo sulla Procedura per i Deficit Eccessivi (PDE) annesso al Trattato di Maastricht. Il saldo primario (indebitamento netto al netto della spesa per interessi), stabile rispetto al 2015, è risultato positivo e pari all'1,5% del Pil. La spesa per interessi, che secondo le nuove regole non comprende l'impatto delle operazioni di swap, è stata pari al 4% del Pil, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al 2015.
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Venerdì, 21 Aprile 2017 06:00

Pil, prosegue lento e altalenante recupero

L’economia italiana rimane sul percorso di lento e altalenante recupero intrapreso all’inizio del 2015. Gli indicatori qualitativi sono molto migliorati e suggeriscono che sia in atto un’accelerazione. Le statistiche quantitative finora non confortano questa prospettiva; anzi, la debolezza della produzione industriale (in particolare manifatturiera) ha rallentato il Pil nel primo trimestre del 2017. E' quanto emerge dai dati dell'analisi Congiuntura flash del Centro Studi Confindustria. Tuttavia, la maggior parte delle forze che hanno rimesso in moto il Paese garantiscono un buon sostegno per tutto quest’anno. A cominciare dal rilancio della domanda estera, cui è ben agganciato l’export che sta guadagnando quote di mercato, grazie all’upgrading qualitativo, alle politiche di internazionalizzazione e al riorientamento verso le aree più dinamiche. Decisivo, inoltre, il contributo in tal senso della politica iper-espansiva della Bce, che ha agito sul cambio dell’euro e sul costo e sulla disponibilità del denaro in tutta l’Eurozona. La sua azione - osserva il Csc - ha avuto rilevanti effetti monetari diretti anche in Italia, seppure ridotti da problemi di offerta nel sistema bancario. Ancora, la forte ripartenza degli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto, che hanno inanellato un +14,8% nel passato triennio con una netta accelerazione nel 2016. Decisivi i maggiori margini, il più alto utilizzo degli impianti, le rinvigorite attese sulla domanda futura globale e, specialmente per la tempistica, gli incentivi per gli ammortamenti. I consumi, poi, hanno beneficiato del minor costo dell’energia (crollo del prezzo del petrolio) e della fiducia generata dal miglioramento nel numero e nella tipologia contrattuale dell’occupazione, frutto dei provvedimenti per il mercato del lavoro. Infine, la domanda interna in generale ha tratto spinta da una politica di bilancio che da restrittiva è diventata espansiva, se misurata sul saldo strutturale. Alcuni di questi fattori - secondo il Csc - sono destinati a esaurirsi, in tutto o in parte, o a mutare di segno; e permangono i noti ostacoli. Tra i quali la zavorra dell’incertezza politica interna, soprattutto con l’avvicinarsi delle elezioni, e internazionale (il voto anticipato in UK l’ha aumentata).
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Lunedì, 17 Aprile 2017 06:00

Pil pro capite -4,5% rispetto a media Ue

Nel 2015 il Pil pro capite italiano, valutato ai prezzi di mercato, è aumentato dello 0,8% in termini reali rispetto all'anno precedente, ma risulta ancora inferiore a quello del 2012. Misurato in standard di potere d'acquisto, il Pil pro capite dell'Italia risulta inferiore del 4,5% rispetto a quello medio dell'Ue, più basso di quello riferito a Germania e Francia (rispettivamente del 23,6 e 9,2%) e superiore del 5% al prodotto interno lordo spagnolo pro capite. E' quanto si legge nel dossier "Noi Italia" dell'Istat. La quota dei consumi italiani sul Pil si attesta al 79,9% nel 2015, mantenendosi più elevata rispetto alla media dei 28 paesi Ue (76,9%) e ai principali paesi dell'area. L'incidenza degli investimenti è poco meno del 17%, in questo caso inferiore alla media europea. Tra il 2010 e il 2015 la produttività del lavoro italiana è aumentata dell'1,1%, un ritmo decisamente inferiore a quello medio europeo (+5,1%) e dei principali paesi. Nel 2016 l'inflazione è risultata negativa per la prima volta dal 1959. A livello territoriale i prezzi al consumo nel Nord-ovest e nel Centro segnano una diminuzione in linea con il dato nazionale, mentre rimangono invariati nel Nord-est e nel Mezzogiorno. A livello europeo, l'Italia è tra i 10 paesi che registrano tassi negativi, a fronte di una crescita dello 0,3% per la media Ue.
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Giovedì, 13 Aprile 2017 06:00

Governo vara manovra, stima Pil in rialzo

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Def, insieme al Programma nazionale delle riforme e alla manovra da 3,4 miliardi per correggere i conti pubblici, come richiesto dall'Ue. Contestualmente, il governo ha rivisto leggermente al rialzo la crescita dell'anno in corso. La nuova stima del Pil è pari a 1,1% in crescita rispetto all'1% stimato finora. "Nel Def c'è un messaggio di forte rassicurazione. Abbiamo i conti in ordine, non aumentano le tasse ma accompagniamo il risanamento con misure di sviluppo e promozione della crescita", ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. "Continua il binomio riforme e crescita", ha aggiunto. "Il secondo messaggio riguarda l'impegno e la continuazione della strada fatta in questi anni", ha sottolineato Gentiloni. Per il premier "nel Def ci sono diversi interventi per la crescita e lo sviluppo e un piano di investimenti, è un lavoro molto importante" e "il Cdm, oltre al Def, ha approvato un decreto che prevede la correzione dei conti dello 0,2%, le misure a favore degli enti locali, le misure per il terremoto e altre misure per la crescita. Abbiamo condiviso il piano di investimenti da qui al 2032 pari a 47,5 miliardi. L'insieme di queste decisioni è la migliore risposta a chi voleva presentare questa operazione come depressiva, ma con queste misure si prosegue nel rilancio della nostra economia". Per il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan "queste misure sono componenti di un'unica strategia: il Paese è uscito da una recessione molto profonda, ora ha tassi di crescita sostenibili e sostenuti. Avremo delle sorprese positive". Inoltre "la previsione di crescita per il 2018 e 2019 è dell'1%, poi ci sarà un'impennata verso la crescita nel 2020". Padoan ha anche annunciato che "c'è una manovra di aggiustamento dello 0,2% del Pil, cioè 3,4 miliardi per il 2017. Si tratta d'interventi strutturali che salgono di valore negli anni a venire. La cifra è ottenuta grazie all'efficientamento dell'amministrazione tributaria, da misure di lotta all'evasione e solo in parte da tagli di spesa ed eventuali riduzioni d'investimento".
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Mercoledì, 05 Aprile 2017 06:00

Nel 2016 deficit/Pil sceso al 2.4%

Nel 2016 si è registrato un indebitamento netto pari al 2,4% del Pil, in riduzione di 0,3 punti percentuali rispetto al 2015. Lo rende noto l'Istat, spiegando che sempre nel quarto trimestre del 2016 il rapporto deficit/Pil è stato pari al 2,3%, stabile rispetto allo stesso trimestre del 2015. Il saldo primario (indebitamento/accreditamento al netto degli interessi passivi), nel quarto trimestre 2016, è risultato positivo per 7.312 milioni di euro (7.315 milioni di euro nel corrispondente trimestre del 2015). La relativa incidenza sul Pil è stata pari a 1,7%, invariata rispetto al quarto del 2015. Nel 2016, in termini di incidenza sul Pil, il saldo primario è stato positivo e pari all'1,5% del Pil, invariato rispetto al 2015. Nel quarto trimestre 2016 la pressione fiscale è diminuita di 0,6 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2015, scendendo al 49,6%. Il saldo corrente (risparmio) nel quarto trimestre del 2016 è risultato positivo per 3.915 milioni di euro (10.808 milioni nel corrispondente trimestre dell'anno precedente). L'incidenza sul Pil è stata dello 0,9%, a fronte del 2,5% nel quarto trimestre del 2015. Complessivamente, nel 2016 il saldo corrente in rapporto al Pil è stato positivo e pari allo 0,6% (1,1% nel 2015). Le uscite totali nel quarto trimestre 2016 sono diminuite dello 0,9% rispetto al corrispondente trimestre del 2015. La loro incidenza sul Pil si è ridotta in termini tendenziali di 1,2 punti percentuali, scendendo al 56%. Nel 2016 l'incidenza delle uscite totali sul Pil è stata pari al 49,6%, in riduzione di 0,9 punti percentuali rispetto al 2015. Il reddito disponibile delle famiglie è diminuito nel quarto trimestre del 2016 dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,5%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è diminuita di 1 punto percentuale rispetto al trimestre precedente, scendendo all'8%. Il potere d'acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente. La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,4%, è aumentata di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento è aumentato di 0,6 punti percentuali portandosi al 20,5%. Nel 2016 il reddito disponibile è aumentato dell'1,6% e la spesa per consumi finali dell'1,3%, dando luogo a un aumento della propensione al risparmio di 0,2 punti percentuali rispetto al 2015. Il potere d'acquisto è aumentato dell'1,6%.
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NAPOLI – “Nel prossimo biennio mi aspetto una diminuzione dell’evasione Iva, a seguito dell’insieme di provvedimenti presi in questi ultimi anni. I risultati saranno certificati tra 24 mesi, ma i numerosi indicatori – che riguardano anche Napoli - ci danno fiducia perché vediamo crescere il gettito Iva in misura maggiore rispetto ai consumi ed al Prodotto interno lordo. Stiamo cercando di instaurare col contribuente un rapporto innovativo, in cui il ruolo del fisco non sia esclusivamente quello del controllore ma anche del facilitatore e dell’assistente. Vogliamo che i contribuenti possano avere la possibilità di verificare la propria posizione ed eventualmente correggerla. Un rapporto, dunque, che sia dinamico e non più statico”. Lo ha detto Rossella Orlandi, Direttore dell’Agenzia delle Entrate, a margine del convegno “Il nuovo rapporto tra contribuente e Fisco tra compliance e cooperazione rafforzata”, promosso dalla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate e dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili del capoluogo partenopeo. “Partire da Napoli in questo percorso che vuole avvicinare il contribuente al fisco è un segnale molto importante”, ha evidenziato Vincenzo Moretta, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Napoli. “E' arrivato il momento di rendere operative le azioni sul territorio perché l’evasione fiscale si può contrastare concretamente attraverso la collaborazione fattiva tra fisco e contribuenti. I commercialisti sono gli intermediari ed i consulenti del fisco, hanno un ruolo importante e contribuiscono all'aumento del gettito nei confronti dell'amministrazione finanziaria per consentire la riduzione della pressione fiscale ed una semplificazione di tutte le norme”. Al convegno, moderato da Achille Coppola, segretario nazionale dei commercialisti italiani, sono intervenuti Lucio Di Nosse, componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia tributaria, Carlo Ricozzi, Comandante Interregionale dell’Italia Meridionale della Guardia di Finanza; Cinzia Romagnolo, Direttore Regionale delle Entrate della Campania; Anna Luigia Cazzato, Capo Ufficio Segreteria tecnica della Direzione Centrale Normativa dell’Agenzia delle Entrate; Clelia Buccico, Professore Associato di Diritto Tributario – Università della Campania L. Vanvitelli e Pasquale Saggese, ricercatore della Fondazione Nazionale Commercialisti.
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Domenica, 05 Marzo 2017 06:00

Pil, nel IV trimestre 2016 +1% su anno

Nel quarto trimestre del 2016, secondo i dati Istat, il Pil espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell'1% nei confronti del quarto trimestre del 2015. La stima preliminare aveva rilevato un aumento congiunturale dello 0,2% e una crescita tendenziale dell'1,1%. Il quarto trimestre del 2016 ha avuto tre giornate lavorative in meno del trimestre precedente e due in meno rispetto al quarto trimestre del 2015. Nel 2016 il Pil corretto per gli effetti di calendario è aumentato dell'1% (il 2016 ha presentato due giornate lavorative in meno rispetto al 2015). Questo risultato -spiega l'Istat - è coerente con la stima del Pil diffusa il primo marzo (0,9% di crescita annua). La variazione acquisita per il 2017 è pari a +0,3%. Rispetto al trimestre precendente, i principali aggregati della domanda interna sono aumentati, con una crescita dello 0,2% dei consumi finali nazionali e dell'1,3% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni sono aumentate del 2,2% e le esportazioni dell'1,9%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito alla crescita del Pil per 0,4 punti percentuali (apporto nullo i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP), 0,1 punti la spesa della Pubblica Amministrazione e 0,2 punti gli investimenti fissi lordi). La variazione delle scorte ha contribuito negativamente per 0,2 punti percentuali, mentre il contributo della domanda estera netta è stato nullo. Il valore aggiunto è cresciuto dello 0,8% nell'industria, ha segnato una variazione nulla nei servizi ed è diminuito del 3,7% nell'agricoltura.
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Venerdì, 03 Marzo 2017 06:00

Prodotto Interno Lordo, nel 2016 +0,9%

Nel 2016, secondo i dati Istat, il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.672.438 milioni correnti, con un aumento dell'1,6% rispetto all'anno precedente. In volume il Pil è cresciuto dello 0,9%. Dal lato della domanda interna nel 2016 si registra, in termini di volume, una crescita dell'1,2% dei consumi finali nazionali e del 2,9% negli investimenti fissi lordi. Per quel che riguarda i flussi con l'estero, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate del 2,4% e le importazioni del 2,9%. La domanda interna ha contribuito positivamente alla crescita del Pil per 1,4 punti percentuali (0,9 al lordo della variazione delle scorte) mentre la domanda estera netta ha fornito un apporto negativo (-0,1 punti). A livello settoriale, il valore aggiunto ha registrato aumenti in volume nell'industria in senso stretto (1,3%) e nelle attività dei servizi (0,6%). Il valore aggiunto ha invece segnato dei cali nell'agricoltura, silvicoltura e pesca (-0,7%) e nelle costruzioni (-0,1%).
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Domenica, 26 Febbraio 2017 06:00

Ismea-Svimez, nel 2015 Pil agricolo sud +7. 3%

Per la prima volta dopo molti anni, nel 2015 il Mezzogiorno è cresciuto più del resto del Paese: Il Pil del Sud registra una crescita dello 0,8%, contro lo 0,5% del Centro-Nord. Protagonista della ripresa dell'economia meridionale è l'agricoltura: la sua crescita (+7,3%) è molto maggiore di quella dello stesso settore del Centro-Nord (+1,6%) e, nell'area, estremamente migliore di quella dell'industria (-0,3%) e dei servizi (+0,8%). È quanto emerge dal Rapporto Ismea-Svimez sull'agricoltura del Mezzogiorno, presentato martedì scorso presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio. Nel 2015 il valore aggiunto agricolo in Italia ha superato i 33 miliardi. Tra il 2014 e il 2015 l'incremento in termini reali al Sud è stato del 7,3% contro l'1,6% del Centro Nord. Le regioni meridionali che hanno avuto gli andamenti migliori nel 2015 sono state Calabria, grazie soprattutto all'olio d'oliva, e Campania, con aumenti del valore della produzione superiori al 40%. Nel 2015 le esportazioni italiane sono state pari a 36,8 miliardi (+7,3%). Nel 2015 sono cresciuti del 15,5% i prodotti agricoli meridionali (Centro Nord +9,6%) e del 7,6% quelli alimentari del Sud (Centro Nord +6,3%). In Europa il principale Paese importatore di prodotti alimentari meridionali è la Gran Bretagna. I dati del 2016 dell'export agroalimentare, recentemente resi noti dall'Istat, rappresentano un nuovo record: 38,4 miliardi (+3,9%). Nel 2015 il valore degli investimenti fissi lordi in agricoltura al Sud si è attestato su 2 miliardi e 217 milioni (+9,6% rispetto al 2014). Nel 2015 l'occupazione agricola al Sud era pari a circa 500 mila unità (+3,8% rispetto al 2014, pari a 18 mila persone). L'aumento ha riguardato sia i dipendenti che gli autonomi, ma al Sud sono più i primi nel Centro Nord i secondi. I posti di lavoro continuano a crescere anche nel 2016 (+5,8% nel primo trimestre, +6,5% nel secondo). L'aumento riguarda soprattutto i giovani under 35 (+9,1%). Nella prima metà del 2016 l'occupazione giovanile in agricoltura è cresciuta dell'11,3% in Italia, e del 12,9% al Sud. Una crescita alla quale ha dato un decisivo contributo il lavoro a tempo pieno (+14,4%). Anche il peso dell'imprenditorialità giovanile agricola è in forte crescita: quasi 20 mila imprese il saldo positivo al Sud dei primi mesi del 2016. Il maggior contributo è venuto dalla Basilicata, dalla Calabria e dal Molise, seguite a ruota da Campania, Sicilia e Sardegna.«Ma nonostante questi andamenti incoraggianti - spiegano Ismea e Svimez -, l'inerzia degli squilibri del passato li rende comunque insufficienti ad assicurare un adeguato ricambio generazionale. Si tratta di un fenomeno preoccupante, a cui si sta tentando di rispondere con misure dedicate al primo insediamento e con politiche di sostegno e detassazione dell'imprenditoria giovanile. L'attrazione che l'agricoltura esercita nelle giovani generazioni è l'elemento da cui partire per rafforzare un quadro che fa ben sperare sul versante occupazionale». La diversificazione del settore agricolo si sta sviluppando sempre più nel corso degli ultimi anni: energie rinnovabili, agriturismo, agricoltura sociale sistemazione di parchi e giardini. Nel Sud queste attività connesse alle aziende agricole valgono 958 milioni e concorrono per il 5% al Valore aggiunto del settore primario. In questi ambiti, però, il Mezzogiorno è ancora indietro rispetto al Centro Nord: emblematico il caso degli agriturismi, che nelle aree meridionali sono meno del 20% del totale nazionale. Nel Sud le Indicazioni Geografiche Protette sono 41, le Denominazioni di Origine Protetta 65. Oltre il 70% dei riconoscimenti riguarda 4 Regioni, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. La categoria più numerosa è quella degli ortofrutticoli, 47, seguita dagli oli, 26, e dai formaggi, 14. Tra i primi 5 prodotti che in Italia determinano da soli oltre il 60% del fatturato all'origine, ve ne è uno solo meridionale, la mozzarella di bufala. Per quanto riguarda i vini, sono Puglia e Sicilia i due bacini meridionali più rilevanti. Tra le prime 10 DOP solo 2 sono meridionali, Montepulciano d'Abruzzo e Sicilia. L'agricoltura nel Mezzogiorno è orientata in prevalenza alle produzioni vegetali, molto meno alla zootecnia. Il Sud detiene, infatti, quasi la metà (46%) del valore della produzione vegetale produzione dell'area, la zootecnia il 16,4% e le attività di supporto il 15,2%.
Pubblicato in Ambiente
Martedì, 24 Gennaio 2017 06:00

Italia, rapporto debito/pil in calo a 132,7%

Alla fine del terzo trimestre 2016, secondo i dati resi noti da Eurostat, il rapporto tra debito pubblico e Pil nell'area euro si è attestato al 90,1%, rispetto al 91,2% alla fine del secondo trimestre 2016. Nell'Ue a 28 il tasso è calato all'83,3% dall'84,2%. Rispetto al terzo trimestre del 2015 il rapporto è calato sia nell'Eurozona (dal 91,5% al 90,1%) che nell'Ue a 28 (dall'85,9% all'83,3%). Alla fine del terzo trimestre 2016 i titoli di Stato contavano per il 79,7% del debito pubblico nell'Eurozona e per l'81% nell'Ue a 28. L'Italia si conferma fra i paesi con il debito più elevato, ma è anche quella che ha fatto registrare una riduzione maggiore del rapporto fra debito e Pil, scendendo dal precedente 135,5% al 132,7%, con un calo del 2,8%). I più alti rapporti tra debito pubblico e Pil alla fine del terzo trimestre del 2016 sono stati registrati in Grecia (176,9%), Portogallo (133,4%) e l'Italia (132,7%), il più basso in Estonia (9,6%), Lussemburgo (21,5%) e Bulgaria (28,7%).
Pubblicato in Economia
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