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Export, il Centro Sud si salva con autoveicoli e metalmeccanica In evidenza

Pubblicato in Economia
18 Giugno 2016 di Maurizio Piccinino Commenta per primo!
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Basilicata, Molise, Abruzzo e Lazio, trainano l’export italiano. Mentre tutte in negativo, le regioni: Piemonte, Sardegna, Liguria, Sicilia, Campania, Friuli-Venezia Giulia. Alti e bassi, dovuti a due settori strategici per l'export, ossia gli autoveicoli e i prodotti petroliferi raffinati, in particolare a scivolare in fondo sono il Piemonte e la Sardegna che fanno registrare dati negativi in questi due settori strategici. Nello stesso periodo, l’aumento delle vendite di autoveicoli dalla Basilicata (sede della Fca di Melfi), di mezzi di trasporto dall’Abruzzo (sede della Sevel di Atessa), dal Lazio e di macchinari evitano il tracollo dell’export nazionale. Quindi per alcune regioni del Centrosud tornano dei segni più, almeno nel settore dell'export. Un “risveglio” economico che è stato rilevato anche dal Cresa Abruzzo, in occasione della Giornata dell'economia: occupazione (+0,6%), produzione (+8,8%) e fatturato (+7,2%). I dati tornano sotto la lente di ingrandimento del centro studi della Uil regionale che pone l'accento sul fatto che in Abruzzo ci sono due economie, quella che ruota intorno alla grande impresa manifatturiera e quella, sempre più frammentata, della piccola impresa. "Ed è altresì evidente che la somma delle due, nonostante i buoni dati dell’industria manifatturiera, è negativa", sottolinea la Uil. Per il sindacato, infatti, "L’analisi della situazione è ormai consolidata, almeno per chi non cerca illusioni; adesso è tempo di mettere in atto delle contromisure". Per la Uil  servono più investimenti. “Siamo forse finalmente alla vigilia della partenza degli investimenti 2014-2020, spiega il segretario della Uil Abruzzo, Roberto Campo, con un ritardo accumulato di 2 anni e mezzo. La programmazione è stata fatta meglio delle precedenti, nondimeno il ritardo pesa: è indifferibile l’uscita dei primi bandi e l’apertura dei primi cantieri. Anche il Master Plan, che dove essere una terapia d’urto 2016-2017, ha bruciato un quarto del tempo senza entrare in fase operativa. Abbiamo inoltre qualche preoccupazione sulla capacità della macchina amministrativa regionale di far effettivamente partire tutti questi programmi. Se però si riuscirà a passare ai fatti, l’economia e il mercato del lavoro dell’Abruzzo cominceranno finalmente a ricevere quegli stimoli positivi che mancano da anni”.

 

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