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Mercoledì, 10 Maggio 2017 06:00

Everyone wants to eat fiadoni!

La Pasqua, insieme al Natale, è il momento in cui nelle nostre famiglie regna il caos per i preparativi mangerecci. Credo avvenga così nella maggior parte delle famiglie italiane. Ma nella nostra il caos è dato non solo dall’abominevole quantitativo di cibo che si compra e cucina per giorni fino ad averne la nausea, ma anche dal fatto che si comunica relativamente tra i vari nuclei familiari, così ci ritroviamo puntualmente con ancora più provviste di quelle che avremmo dovuto comprare, tanto che potremmo tranquillamente sfamare l’intero quartiere. E anche quest’anno è successo di nuovo. Mia mamma aveva ordinato al suo fruttivendolo preferito di Pescara (perché solo lui ha fave e piselli buoni) due cassette di ogni tipo di frutta e verdura più una di fragole e mia suocera, la maestra Claudia, era andata dalla contadina a ritirare un cesto enorme di funghi, un’altra cassetta di fragole e altre due cassette di frutta e verdura. Senza contare i sacchetti già allestiti per tempo di rape, peperoni arrostiti, fagiolini e cicoria, etc. Ah, mi stavo dimenticando l’ordine fatto un mese fa di mezzo agnello più qualche altra costoletta perché le sembrava poco! Risultato? La macchina era talmente stipata di roba da mangiare, che siamo riusciti a sederci per miracolo! (io ho rischiato di rimanere schiacciata tra valige, vassoi di dolci, meloni, ananas, senza contare una cassetta di fragole pericolosamente oscillante sopra la mia testa). Per nostra fortuna, dovevamo solo arrivare a Roma e il viaggio alla fine è stato allietato anche da un piccolo aperitivo improvvisato, con la maestra Claudia che frugava qua e là nelle buste distribuendo a tutti noi fragole (pescandole sopra di me), biscotti alla crema e fiadoni abruzzesi. Fatta questa piccola premessa, vorrei raccontarvi, tralasciando i banchetti “nuziali” iniziati da venerdì sera, la nostra Pasqua. Una Pasqua tipicamente abruzzese, tranne per i dolci, perlopiù napoletani, come la pastiera arrivata ieri fresca fresca da giù, e siciliani (una bella cassata palermitana, una recente acquisizione nel nostro panorama dolciario, visto che da qualche anno festeggiamo la Pasqua insieme ai genitori di mio cognato, che si stanno lentamente abruzzesizzando). Fedeli alla nostra tradizione di pecorai, sulla nostra tavola non possono mai mancare fiadoni e agnello cac e ov (pecorino e uovo, mmm che delizia!). Poi primo e antipasto possono anche variare; quest’anno abbiamo optato per cuori di carciofo fritti e conchiglioni alle primizie, con piselli, fave, asparagi e guanciale (che stanno cuocendo in forno proprio adesso…già pregusto il momento in cui mi avventerò sul piatto). Voglio allora postarvi la ricetta dei fiadoni made by la maestra Claudia (con l’aiuto della mia manovalanza). I fiadoni sono un delizioso cuscino soffice di pecorino e uova, racchiuso in uno scrigno di pasta burrosa e friabile. Una bontà celestiale! A Pasqua non c’è tavola in Abruzzo che non sia imbandita con una bella teglia di fiadoni profumati. E mia suocera li fa in maniera superlativa, in quel formato stuzzicante, piccolo, uno tira l’altro (di solito se li comprate in panetteria sono molto più grandi, ma la maestra Claudia li preferisce piccoli e anemici, cioè senza la spennellata di tuorlo alla fine). Quest’anno però ho voluto aiutarla, volevo apprendere i segreti del mestiere, che adesso trasmetterò a tutti voi. Abbiamo anche apportato delle varianti al ripieno, aggiungendo qualche erba aromatica e variando con le tipologie di formaggio. Non saprei dirvi quale sia il più buono, nell’indecisione vi consiglio di provarli tutti, non ve ne pentirete! Ingredienti: per la pasta: 1 bicchiere di olio d’oliva 1 bicchiere di vino bianco farina q.b. (vi spiego dopo il trucco, non vi preoccupate!) sale q.b. per la farcia: 200 gr parmigiano 200 gr pecorino una formella di caprino (se volete provare una variante) 300 gr ricotta 2-3 tuorli d’uovo polvere lievitante per torte salate (non il lievito di birra liofilizzato) erbe aromatiche a scelta (prezzemolo, erba cipollina, menta, salvia, rosmarino) La maestra Claudia puntualizza che la ricetta originale vorrebbe solo pecorino e uova, ma lei ha sempre pensato che un mix di formaggi fosse ancora più ghiotto e in effetti come darle torto? Allora per prima cosa preparate il ripieno: con un colino liberate la ricotta del suo siero, poi in una ciotola impastate la ricotta coi tuorli, il pecorino e il parmigiano, aggiungendo un cucchiaino o due di polvere lievitante per torte salate. L’impasto della farcia deve risultare molto asciutto. Noi abbiamo sperimentato due varianti entrambe molto sfiziose: caprino ed erba cipollina oppure caprino e menta, che danno al fiadone quella freschezza che stempera il sapore del formaggio. Una volta preparato il ripieno, proseguite con la pasta. In una ciotola raccogliete un bicchiere di vino e uno di olio e a questo punto aggiungete tanti cucchiai di farina quanti ne assorbiranno il vino e l’olio. La pasta deve avere una consistenza morbida. Se vi sembra che gli ingredienti non siano ben amalgamati o che l’impasto abbia una consistenza “franosa” sotto le dita, il trucco di mia suocera è quello di passare più e più volte l’impasto tagliato a fette sotto la pressa della macchina per la pasta, regolata ad ampiezza massima. Così avrete la pasta perfetta. Stendetela aiutandovi sempre con la macchina, questa volta impostata ad ampiezza 2 (un po’ più spessa di quella per lasagne per intenderci) e, come per i ravioli, ad intervalli regolari ponete lungo la sfoglia meno di un cucchiaio di impasto, umettate tutt’attorno alla farcia con un po’ d’acqua e, a questo punto, richiudete la sfoglia su stessa, pressando con un dito per far bene aderire le due parti di impasto. Ora con una rotella o con l’apposito utensile tondo per ravioli ricavate tanti piccoli fiadoncini. Con una forbice fate un piccolo taglietto al centro di ognuno e infornateli a 180 gradi per una ventina di minuti. Il ripieno durante la cottura si gonfierà e strariperà un pochino attraverso la piccola fessura che avete fatto. Io di solito non aspetto mai che si raffreddino, ne assaggio uno non appena escono bollenti e profumati!
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Tutto ebbe inizio quando mia sorella decise di provare la dieta Dukan. Parliamo di circa sei anni fa. Fu in quel momento che scoprimmo le potenzialità dell’avena. Di solito la associavamo ai cereali della colazione, ma personalmente non mi aveva mai sconfinferato più di tanto. La Dukan praticamente la consigliava sempre e comunque, soprattutto la proponeva come sostituto del pane in forma di crepes. Oggi è la normalità variare con farine particolari, mixarle, sbizzarrirsi coi cereali, ma sei anni fa c’era ancora scetticismo e noi pure eravamo perplessi sulla resa. E avevamo ragione, abituati alla farina bianca 00, le prime vennero malissimo. Ma poi, visto che mia sorella ha una certa manualità con la crepiere, anzi è lei l’addetta alla preparazione delle cosiddette “scrippelle”, ovvero le crepes che noi abruzzesi mangiamo nel brodo (fame, fame, fame), cominciarono ad assumere una consistenza e una forma più familiari. Quella sera, a cena le toccavano appunto le crepes di farina di avena con formaggio magro e affettato di tacchino. Io e Fra eravamo già col telefono alla mano pronti ad ordinare un bell’hamburger con patatine fritte, quando cambiammo idea. Era proprio meschino ingozzarci di grassi e salse spensierati davanti a lei, che arrotolava quei dischi integrali secchi con un velo di formaggio insipido e dell’affettato, altrettanto poco invitante. Allora ci unimmo a lei e iniziammo a comporre quei burritos tristi ma dietetici. All’assaggio, ci guardammo stupefatti. Erano una cosa spettacolare! Da che era il piatto della dieta, divenne per noi un modo sfizioso di cenare, senza la zavorra di sensi di colpa che di solito arriva dopo un’abbuffata fenomenale. E in onore di mia sorella, li chiamammo “Gaulietti”! (indovinate un po’ come si chiama?). Oggi voglio proporvi i famosi Gaulietti sotto forma di maki, per dare loro un tocco più glamour (cavolo!). Basterà tagliare la crepe a rondelle spesse e disporle come se fossero dei roll. Così anche gli amanti del fitness, i proteinomani o semplicemente chi vuole tenersi in forma potranno gustarsi un happy hour coi fiocchi. Ingredienti per 10 crepes: 2 uova 1 bicchiere di latte 1 bicchiere di farina una confezione di formaggio magro spalmabile (noi abbiamo usato il nuovo stracchino di Granarolo Oggi puoi) carciofi spadellati o carciofini sott’olio qualche fetta di cotto alla brace Sbattere le uova, salare e aggiungere latte e farina, facendo attenzione a non creare grumi. Volendo potete mettere il tutto nel mixer. Ungere la crepiere o un padellino con dell’olio e versare una cucchiaiata del composto, spargendolo lungo tutta la circonferenza o con l’utensile di legno apposito o, in assenza, ruotando il padellino. Una volta pronte, componete il “burrito”, spalmando il formaggio e sovrapponendovi l’affettato e qualche carciofino tagliato sottile. Prendete un piatto ovale e disponetevi i maki di avena, decorandoli con un velo di mostarda (darà l’effetto delle uova di pesce). Ecco pronto il vostro unconventional aperisushi!
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Care mamme e cari papà, Scusate l’assenza di queste settimane…cercherò di farmi perdonare! Oggi avevo pensato di mostrarvi i lavoretti di primavera che ho realizzato insieme ai miei alunni e che voi potreste fare a casa con i vostri piccoli, per trascorrere un bel pomeriggio insieme, soprattutto se il tempo è ancora ballerino come in questi giorni! Che ne pensate allora di una bella ghirlanda primavera e di alcune margherite con cui abbellire le finestre della cameretta? Sono facili e divertenti da fare e lasciano molto spazio all’iniziativa e alla fantasia del bambino! Ghirlanda primavera un palloncino lungo (di quelli che usano gli animatori o i clown per fare i cagnolini) carta velina farfalle, cuori, fiori o perché no uova in cartoncino colla vinavil forbici spago Gonfiate il palloncino e legate insieme le due estremità: ecco qui la base della vostra ghirlanda! Rivestitela con carta velina (io ho usato quella bianca, ma in alternativa potreste usare anche quella colorata, prediligete le tinte pastello), che fermerete dietro con un po’ di scotch oppure con della colla. Colorate le farfalle o qualunque altro tipo di decoro vogliate applicare (i conigli potrebbero essere un’idea perfetta per Pasqua!), puntinando le ali e incollando sul corpo un nastrino delicato. Sistemate i vostri cartoncini personalizzati sulla ghirlanda che potrete appendere in casa tramite uno spago un po’ grezzo oppure del filo di nylon. Margherite Cartoncino bianco spago colla vinavil Disegnate su un cartoncino le margherite in questo modo scomposto: manine; una corolla più grande e una più piccola; un busto svasato come se indossasse un vestito; gambe e piedini con un piedistallo. Puntinate il contorno di ogni elemento con uno spillo o un punteruolo oppure servitevi di un taglierino, per staccarli dal foglio.Incollate i vari pezzi tra di loro, disegnando al centro della corolla più piccola la faccina sorridente della margherita. Ora “fatevi da parte” e lasciate dipingere i vostri bambini! Indirizzateli sulla scelta dei colori (pastello, delicati) e su come colorarle (tratto delicato, sempre nello stesso verso). Potete anche utilizzare gli acquerelli per tinte più sfumate e romantiche. Una volta dipinte, incollate le manine alle estremità di uno spago (sarà le braccia del fiore) o di due pezzi di spago e fissatelo dietro la schiena della margherita.
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Venerdì, 31 Marzo 2017 06:00

Diversamente bio: il sapore della varietà

Chiedersi che contorno presentare a tavola, aggirandosi tra le verdure esposte al supermercato è un’azione che compiamo ripetutamente. Se avessimo la natura come personal shopper, il problema nemmeno si profilerebbe. Esistono innumerevoli vegetali, con caratteristiche diverse anche tra singoli elementi della stessa specie, che la meccanizzazione delle coltivazioni e il largo impiego di fertilizzanti e pesticidi, uniti alla necessità di offrire un prodotto per gran parte dell’anno, hanno ridotto ai soliti esemplari esposti al banco ortaggi. I vegetariani, i vegani e gli amanti del bio hanno contribuito negli ultimi anni a frenare questa “selezione industriale” dell’orto, rimpolpando l’elenco delle possibilità con erbe spontanee, varietà poco diffuse, ma ugualmente pregiate, e sapori dimenticati. La biodiversità va preservata e incoraggiata per l’equilibrio dell’ecosistema e il nostro benessere; la vasta gamma di vegetali sepolti, ognuno con proprietà nutritive specifiche, merita di essere riammessa nella nostra dieta contro l’omologazione alimentare, a tutto vantaggio dei produttori specializzati e delle coltivazioni non intensive e rispettose dell’ambiente. Per fortuna, reperire verdure antiche o poco note non è impresa difficile oggi grazie ai mercatini ortofrutticoli a chilometro zero. Scopriamone alcune: TOPINAMBUR Tubero sottovalutato e a torto, infatti, non solo fornisce pochissime calorie (ca. 30 Kcal per 100 grammi), ma è una miniera di inulina (fino al 60% del peso secco), particolarmente indicato per i diabetici. Studi medici hanno evidenziato che a seguito di un pasto di soli topinambur la ghiandola pancreatica non viene stimolata a produrre insulina e i livelli di glicemia nel sangue rimangono pertanto invariati. Questo tubero è consigliato anche per i celiaci, non formando glutine. Inoltre, mentre le radici sono considerate galattogene, ovvero favoriscono la secrezione di latte nelle madri, le foglie sono utili per alleggerire i disturbi legati all’insufficienza cardiaca. Ricco di acqua (80%), è costituito al 15-20% di glucidi e al 2% di vitamina A e tracce di vitamine del gruppo B, sali minerali e amminoacidi quali asparagina ed arginina. Infine, bisogna sottolineare che il topinambur non necessita di trattamenti e non ne esistono produzioni industriali, quindi, a maggior ragione, va ascritto tra i prodotti salutari. Infiniti gli usi ai fornelli, come avviene per le patate, sue sorelle: dai risotti ai flan, dai purè ai contorni alle insalate, cotto e crudo, con olio e burro. PASTINACA Componente della famiglia delle Ombrellifere assieme a prezzemolo, sedano e carota, ricorda proprio quest’ultima, tranne che nel colore, bianco-crema. Ha un profumo simile a quello del sedano e un sapore dolce, simile alla noce. Benché si possa già raccogliere dopo i primi geli d’autunno, la pastinaca invernale ha un gusto migliore, perché la lunga esposizione al freddo trasforma quasi tutti i suoi amidi in zuccheri. É una fonte eccellente di fibre, vitamina C, rame, potassio e magnesio e presenta un valore energetico di 50-80 calorie per 100 grammi. Può essere cotta al forno o a vapore, oppure si può sbollentare e immergere in acqua fredda. Una volta eliminata la buccia, che si stacca come se fosse carta, si taglia a rondelle o a striscioline e si spadella con olio, o burro, e prezzemolo, oppure si glassa con miele o sciroppo d’acero. CAVOLO NAVONE Appartiene al genere delle Brassicacee ed è caratterizzato da una grossa radice ovale che cresce parzialmente fuori dal terreno. La consistenza è simile a quella della patata, mentre al palato assomiglia alle rape o ai cavoli. In cucina è estremamente versatile, può essere consumato crudo o cotto al forno, abbinato ad altri ortaggi come contorno, in padella o trasformato in purea, o inserito in una zuppa di legumi e cereali. ASPARAGI SELVATICI Tipici primaverili, non hanno nulla a che vedere con gli asparagi, al di là del nome. Trattasi infatti dei germogli del luppolo selvatico, una rampicante abbastanza diffusa che cresce attorcigliandosi ad altre piante o alla rete di recinzione. Nota con diversi nomi, rivela un sapore amarognolo e intenso. I germogli si mangiano in padella con olio e aglio come contorno oppure possono costituire l’ingrediente di frittate o torte salate.
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L’amour, c’est peut-être d’être égoïstes ensemble. O meglio l’amore, è forse essere egoisti insieme. D’altronde si sa, un po’ di sano egoismo delle volte non guasta. E San Valentino è alle porte. Basta poi con tutti questi fiori che dopo due giorni sono da buttare: risparmiate i soldi per le sciocchezze, quest’anno concedetevi il piacere di un soggiorno in un posto da favola! Noi del Gatto e la Gru abbiamo selezionato sei posti esclusivi dove poter trascorrere un serata davvero coi fiocchi! TREE RESORT SABI SAND – SUD AFRICA Il Tree Resort Sabi Sand Probabilmente uno dei posti più particolari dove trascorrere San Valentino. Wild and cool. Inebriati dalla calda sensualità africana, abbarbicati sul vostro albero e circondati da ogni comfort. Lasciatevi cullare dall’atmosfera romantica e selvaggia della savana. E chissà che il richiamo della foresta non assalga anche voi…ma attenti al mal d’Africa! CASTELLO DI FERNSTEIN – AUSTRIA Qualora foste amanti di fantasmi, torri e merlature, vi consigliamo di soggiornare nello splendido Schloss Fernstein, nel Tirolo Austriaco. Location fantastica, camere molto ampie. L’arredamento delle suite è persino realizzato con veri mobili d’antiquariato, da generazioni presenti nella struttura. Secondo noi, dormire tra torri e guglie alle pendici delle Alpi… non ha prezzo! LE JULES VERNE – TOUR EIFFEL Le Jules Verne sulla Tour Eiffer Un grande classico che a San Valentino non manca mai di stupire. Parigi si sa, è il posto più romantico al mondo. Cenare all’interno della Tour Eiffel è, senza dubbio, il massimo dei cliché, ma anche un luogo comune delle volte può rivelarsi più spettacolare che mai. SALA GRANDE DI HOGWARTS San Valentino negli Studios di Harry Potter Che dire della possibilità, che abbiamo scoperto di recente, di poter cenare nella vera Sala Grande dove hanno girato la saga del famoso maghetto? Londra, Londra e ancora Londra. Pozione d’amore e bacchetta incluse, cenerete con un calderone fumante proprio sotto i vostri occhi. I fortunati partecipanti verranno sorteggiati tra una numerosa platea per cui… affrettatevi. Il costo? Decisamente eccessivo (circa 600 sterline a coppia!) ma… d’altronde quando vi ricapita? SPA DEL CASTELLO DI GUARENE La SPA del castello di Guarene Ci siamo innamorati a prima vista di questo splendido castello, che domina incontrastato la zona del Roero, nelle Langhe piemontesi. Dall’alto della sua sommità gli scorci si perdono a vista d’occhio per 60 chilometri su una delle più belle terre protette Castello di Guarene dell’UNESCO. Un incanto. Passate un pomeriggio magico nella stupenda SPA, perfetta sintesi tra roccia e acqua (costo d’ingresso, 70 euro). E perché no… anche le camere al piano di sopra meritano un’occhiata… RISTORANTE “SOLO PER DUE” Se avete bisogno di un’intimità assoluta, ecco quello che fa per voi: l’unico ristorante al mondo che ha solo due coperti! Situato a Vacone, un piccolo villaggio in provincia di Rieti. Atmosfere antiche e suggestive, adatte ad una serata indimenticabile.
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