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Giochi, Finocchiaro (Confedercontribuenti): “Lo Stato ci guadagna” In evidenza

Pubblicato in Attualità
11 Novembre 2015 di Elisa Angelini Commenta per primo!
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Aumenta il numero di italiani caduti nella trappola della ludopatia. Nel mese di ottobre le scommesse sono aumentate del 31,2 per cento rispetto allo stesso mese del 2014. Con l’online si arriva addirittura a un +55 per cento. Di questa nefasta tendenza abbiamo parlato con Carmelo Finocchiaro, presidente di Confedercontribuenti.

Presidente, i rappresentanti degli imprenditori del settore si sentono delegittimati e messi all’indice. Lei cosa risponde?

Questo sistema è alimentato sicuramente dallo Stato che trae un indubbio beneficio. Gli imprenditori che investono in questo settore spesso non si pongono il problema che, attraverso il gioco compulsivo, si manda sul lastrico tanta gente. Da una parte, dunque, c'è la responsabilità dello Stato che alimenta le concessioni o che non fa i controlli dovuti. Dall’altra la quella  degli imprenditori del settore che utilizzano i cosiddetti .com, ovvero le scommesse fatte via Internet su società con sedi all’estero, alimentando così, oltre un maggiore vizio del gioco, anche una fortissima trasmigrazione di denaro mandato all’estero. Il che pone seri problemi in ordine alle politiche anti-riciclaggio.

Il governo come si dovrebbe muovere per affrontare questo problema?

Rispetto ai cosiddetti .com dovrebbe non limitarsi a dire solo che chiude i siti di queste società. L’Azienda dei monopoli lo fa periodicamente con elenchi lunghissimi di chiusura ma poi consente l’indomani la loro riapertura. Il governo deve intervenire per limitare il gioco d’azzardo online che alimenta la ludopatia anche tra i minorenni.

Chi è colpito principalmente da ludopatia?

Non c’è categoria che non sia colpita. Nei centri scommesse spesso si vedono sempre le stesse persone che per giorni interi giocano senza soluzione di continuità. Questo riguarda sia i centri scommesse ma anche i giocatori del Lotto, delle Lotterie istantanee, ecc. Non c'è una distinzione né di sesso, né di attività lavorativa. Tutti sono colpiti.

 

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