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Costalli (Mcl) “I cristiani perseguitati martiri della guerra alla religione” In evidenza

Pubblicato in Attualità
08 Aprile 2016 di Giuseppe Picciano Commenta per primo!
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È stato appena presentato il VII Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo. Ne abbiamo parlato con il presidente del Movimento Cristiano Lavoratori, Carlo Costalli.

Presidente Costalli, il VII Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo, che MCL ha presentato, ha scelto un tema di scottante attualità come quello del conflitto tra religioni. Perché siete convinti che sia in atto anche una guerra alle religioni?

“Anche quest’anno il MCL ha collaborato con l’Osservatorio Cardinale Van Thuan per la realizzazione del Rapporto giunto alla settima edizione. Il tema scelto, già nel titolo, è molto coraggioso: ‘Guerre di religione, guerre alla religione’. Attualmente assistiamo senza dubbio ad un rigurgito di guerre di religione, ma c’è anche una tendenza molto accentuata a fare guerra alla religione. I cristiani perseguitati in tutto il mondo sono martiri proprio di questa guerra alla religione. Quelli che hanno dovuto abbandonare i luoghi conquistati dai Califfati per fuggire le persecuzioni cui tanti fratelli sono stati sottoposti sono martiri della guerra di religione. I cristiani, in entrambi i casi, sono martiri ancora oggi. Il termine religione non dovrebbe essere compatibile con il termine guerra. La fede cristiana non fa guerra, ma è elemento di pacificazione: è contro la guerra e contro la violenza e non si propone di annientare il proprio avversario, perché non ha avversari”.

Intanto, stiamo entrando nella settimana che precede il referendum sulle trivelle…

“La realizzazione del bene comune, come ci insegna Papa Francesco, passa anche attraverso una forte difesa del pianeta terra che ci ospita. Il punto è che mentre le risorse economiche e finanziarie possono sempre essere incrementate, magari grazie a quelle politiche lungimiranti e di lungo respiro che tutti auspichiamo, non si può dire altrettanto per le risorse della terra, che sono invece limitate. Dunque sta a noi proteggerle e curarne la difesa, anche impedendo le trivellazioni nel mare e sulle coste, che recherebbero enormi danni all’ambiente e all’economia turistica del Paese, oltre che distruggere l’ecosistema marino già duramente messo alla prova. Siamo per il sì al referendum: anche per ribadire la volontà del popolo italiano di intraprendere una strada politica illuminata e attenta all’impatto ecologico delle proprie scelte, al risparmio energetico, alle fonti rinnovabili, alla difesa della nostra terra. In altre parole per aprire la via a una nuova politica energetica, economica e ambientale”.

 

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