Cerca nel sito

Seguici su Facebook!

Sei qui: HomeAmbienteVisualizza articoli per tag: latte
Due confezioni di latte a lunga conservazione su tre sono già in regola con la nuova etichetta di origine, che consente di smascherare il latte straniero spacciato per italiano. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti, che ha raccolto i campioni di latte in vendita nei principali supermercati e negozi italiani, in occasione dell’entrata in vigore dell’obbligo di indicare obbligatoriamente in etichetta l’origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari prevista dal decreto “Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011” firmato dai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.15 del 19 gennaio 2017. “La situazione – sottolinea la Coldiretti - è più variegata per yogurt e formaggi anche perché il provvedimento prevede che sarà possibile, per un periodo non superiore a 180 giorni, smaltire le scorte con il sistema di etichettatura precedente anche per tenere conto della stagionatura”. "Con l’etichettatura di origine si dice finalmente basta all’inganno del falso Made in Italy, con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, così come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero, senza che questo sia stato obbligatorio fino ad ora riportarlo in etichetta”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “si tratta anche di un importante segnale di cambiamento anche a livello comunitario dove occorre proseguire nella l’impegno per la trasparenza. Si conclude positivamente una lunga battaglia della Coldiretti che risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani”, ha concluso Moncalvo.
Pubblicato in Ambiente

La diffusione sempre maggiore di stili di vita vegani ha naturali conseguenze anche sul consumo di prodotti di origine animale, come il latte. Da una indagine realizzata dagli economisti dell’Università di Padova Vasco Boatto e Cristian Bolzonella, condotta su un campione di 540 punti vendita della gdo italiana e pubblicata da L’Informatore Agrario, emerge che nell’ultimo biennio il latte alimentare di origine animale ha segnato un calo di vendite del 9,4% in quantità e dell’8,9% in valore, mentre è volata la domanda dei latti arricchiti con +11,8% in valore e di quelli vegetali, che hanno aumentato i propri ricavi addirittura del 32,2%. E secondo gli esperti, il trend positivo dei latti alternativi non accenna a diminuire nonostante il costo quasi doppio rispetto al prodotto tradizionale: il latte di origine vegetale ha infatti registrato tra il 2014 e il 2015 un prezzo medio di poco più di 2 euro al litro, con una differenza massima rispetto a quello animale di 0,92 euro al litro. Soia e riso puri o abbinati ad altri vegetali rappresentano, secondo l’articolo de L’Informatore Agrario, una opportunità importante per l’economia agroalimentare italiana e una exit strategy per rispondere alla crisi del lattiero. Il portale Guidaconsumatore, nel tentativo di rispondere alle sempre più numerose richieste su quale tra le due bevande sia da preferire, precisa: “Entrambi questi cibi contengono preziosi elementi nutritivi per il nostro organismo e, in assenza di specifiche intolleranze o di preclusioni, non c’è nulla di sbagliato nell’alternarli, seguendo un’alimentazione quanto più variata ed equilibrata”. Anche la Coldiretti, elaborando dei dati reperiti in base al rapporto della Coop, di recente aveva stimato che le bevande vegetali hanno registrato un incremento delle vendite pari al 27% soltanto durante lo scorso anno. Quantità destinate a crescere visto che secondo il Rapporto Italia 2016 dell'Eurispes, sono in aumento vegetariani e vegani che nel 2015 rappresentano l'8% della popolazione.

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Sanità

È lite sui prezzi del latte. A sollevare dubbi e critiche spingendosi fino ad annunciare una azione legale nei confronti di alcuni grandi gruppi industriali del latte è la Coldiretti che chiede un intervento del giudice. “Non si può abbassare il prezzo del latte anche da 90 a 80 centesimi al litro, unilateralmente”, sottolinea la Coldiretti che ha già formalizzato una class action. Tecnicamente si parte da una richiesta di “accertamento di conformità”. Solo nella fase successiva, in caso di sentenza che, se darà ragione a quanti presenteranno un un reclamo, si potrà arrivare, hanno spiegato i legali dell’associazione, Giovanni Dore e Fabio Ciulli, alle richieste di risarcimento nei confronti degli industriali del latte che non hanno rispettato i patti. L’atto è stato accompagnato dalla richiesta dell’istituzione di un Authority che abbia il compito di ricevere dai caseifici e mettere a disposizione di tutti i dati dei conferimenti del latte, delle produzioni di formaggio, delle vendite e delle eventuali giacenze. Oltre alla denuncia la Coldiretti avanza per alcuni settori, proposte come la creazione di un consorzio di secondo livello per aggregare tutte le cooperative che producono Pecorino romano incluse le associazioni di categoria. Stando, invece, ai dati generali, secondo le ultime cifre disponibili relative alle consegne di latte in Italia, pubblicati da Agea, durante il mese di gennaio 2016, sono state consegnate quasi 992 mila tonnellate, il 4,4% in più rispetto ad un anno prima. A febbraio 2016  in base alle rilevazioni provvisorie, circa 928 mila tonnellate, si è registrato un aumento del 4,7% rispetto allo stesso mese del 2015 (+41.781 t). Tuttavia, tenuto conto che quest'anno era bisestile, il confronto a parità di numero di giorni indicherebbe un incremento appena dell’1,1%; va però detto che il dato dell'ultimo mese rilevato è provvisorio e risulta sistematicamente sottostimato. Restando al confronto gennaio su gennaio, per quanto riguarda le maggiori regioni produttrici il rialzo maggiore l’ha avuto la Lombardia, +5,6%, seguita da Emilia-Romagna, +4,5%, Piemonte,+3,7%, e Veneto, +1%. 

Pubblicato in Economia
Giovedì, 21 Aprile 2016 07:35

Verde e rosso: Italia in bianco

Il vaso di Pandora ricco della fantasia degli euroburocrati di stanza a  Bruxelles s’arricchisce anche della non meno esiziale spregiudicatezza di alcuni Stati membri del settore agroalimentare, uno dei pilastri principali dell’economia italiana. Alcune settimane or sono, il Regno Unito ha deciso di applicare, unilateralmente, ai prodotti alimentari che vengono importati nel mercato inglese una classificazione propria che ne identifichi la presenza, più o meno consistente, di quantità di zucchero che, a detta dei buontemponi inglesi, concorrerebbero all’obesità dei sudditi di Sua Maestà.

L’iniziativa sembrerebbe una simpatica trovata umoristica, in linea con una rinomata tradizione britannica, se non fosse invece reale e dannosa soprattutto per i prodotti di eccellenza italiana. 

In buona sostanza gli inglesi applicano bollini di colore verde e rosso a seconda del grado di tasso zuccherino nel prodotto importato: verde se ne è dotato in quantità minime, rosso al contrario. Tra questi, bollati col rosso, è incappato il Parmigiano reggiano il cui presunto tasso di zucchero concorrerebbe alla crescita della nobile adipe inglese. 

Ovviamente, come tutte le iniziative che rasentano il ridicolo, anche la sempre occhiuta e rigida Commissione europea non ha potuto esimersi dall’aprire una procedura di inflazione contro il Regno Unito e vedremo che esito produrrà; quando si parla della burocrazia europea la prudenza, raddoppiata, è d’obbligo. 

Questo attacco alle produzioni nazionali agroalimentari per le quali l’Italia è leader non ha soltanto nemici esterni ma anche proditori nemici interni.

Ed è proprio di questi giorni l’iniziativa assunta dalla Coldiretti, con manifestazioni in varie città italiane, a difesa dei produttori italiani di latte fresco. Il nostro Paese è il primo produttore nell’Unione di latte fresco e con esso origina gli oltre 500 tipi di formaggio che compongono la varietà e ricchezza nostrana.

Tutto ciò, evidentemente, deve aver disturbato non poco alcuni Paesi europei, soprattutto dell’est, che, invece, utilizzano polvere di latte che importano in Italia creando non poca confusione tra i consumatori nell’individuare l’origine e la provenienza del latte in vendita. 

A questo danno si aggiungono due beffe; la prima, delle nostre aziende di distribuzione e la seconda, della nostra Amministrazione.

In concreto, sulla base di questa immissione sul mercato di polvere di latte, di prezzo naturalmente molto più basso, le aziende comprano dai produttori il latte a meno di trenta centesimi di euro al litro che non bastano a remunerare nemmeno il costo del foraggio per gli animali con la conseguenza che siamo passati da oltre 35.000 aziende produttrici a meno delle attuali 25.000 con ulteriori previsioni di chiusura. Un danno incalcolabile non solo per il nostro mercato ma anche per un prodotto dal valore e dalle qualità di universalmente riconosciuto anche per le rilevate produzioni casearie quali, una per tutte, la mozzarella di bufala.

La seconda beffa è rappresentata dalla reazione assunta dalla nostra Amministrazione.

La risposta naturale, ancorché tardiva e successiva alla consumazione del danno, sarebbe quella dell’adozione di una normativa, da anni richiesta ed attesa, che obblighi all’indicazione della origine della produzione del latte con la specificazione dell’azienda e delle relative certificazioni.

Ad oggi il provvedimento ancora non è stato formalmente adottato e nel frattempo continua l’immissione di polvere di latte, con cui vengono prodotti anche i formaggi, e la moria di aziende rinomate con grandi tradizioni. Naturalmente la Francia si è già premunita con una normativa a tutela dell’origine delle sue produzioni lattiero-casearie e noi, invece, attendiamo… forse Godot! Questo vaso di Pandora sembra non aver fondo ma non disperiamo che si riesca a cementarlo per evitare che una fantasia infinita diventi un incubo per i nostri produttori alimentari.

 

Pubblicato in Politica

 "Il rischio concreto è che chiuda una stalla italiana su tre". A lanciare l'allarme è la Confederazione italiana agricoltori, che a Carmagnola (Torino) ha organizzato la "marcia delle vacche", per chiedere "misure urgenti per affrontare l'impasse del settore lattiero-caseario e tutelare le imprese agricole". In testa alla marcia, il presidente nazionale Cia Secondo Scanavino e il vice ministro Andrea Olivero.

La Cia ha fatto sapere di apprezzare l'impegno del Governo di sostenere la liquidità degli allevamenti con l'aiuto straordinario dei 25 milioni di euro e l'aumento della compensazione iva al 10%. “Ma non basta. Perché la situazione globale ed europea dei mercati – aggiunge Scanavino - necessita di politiche d'intervento di più ampio respiro, anche alla luce dell'annuncio di Lactalis di rinunciare alle forniture italiane di latte per i suoi stabilimenti. Negli ultimi 10 anni il comparto ha registrato la chiusura, al netto dei nuovi ingressi, di quasi 25mila stalle. "Solo dal 2013 al 2014 siamo passati da 34.231 stalle a 30.528. Un andamento che ci preoccupa molto per il 2015 dove i dati non sono ancora disponibili – spiega la Cia - chiediamo al ministero dell'Agricoltura di rendere immediatamente disponibili le risorse del Fondo latte; erogare al più presto i 25 milioni di euro, aiuti eccezionali erogati dalla Ue; sospendere il pagamento degli oneri previdenziali a carico dei lavoratori dipendenti nel settore".

Tra le richieste della Cia anche quelle di rafforzare le norme sull'etichettatura dei prodotti lattiero-caseari con l'indicazione del Paese d'origine e promuovere efficacemente il latte italiano in Italia e all'estero".

 

Pubblicato in Economia

“La cessazione della Pac e se vogliamo anche l'eccessivo assistenzialismo che ha avuto l'agricoltura, impone dei cambiamenti in termini di approccio nella gestione della filiera complessiva”. Così l'Ad di Conad e presidente di Adm, Francesco Pugliese, nel corso di un convegno organizzato dall'Associazione, cui hanno preso parte il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, il presidente di Agrinsieme Mario Guidi, il vice presidente di Coldiretti Ettore Prandini, e il presidente di Assolatte Giuseppe Ambrosi, oltre i presidenti delle commissioni Agricoltura di Camera e Senato, Luca Sani e Roberto Formigoni.

Gentile utente per accedere a questo contenuto riservato devi essere abbonato. Clicca qui per abbonarti o effettua il login dalla home page se sei abbonato 

Pubblicato in Società

Nel corso della riunione del Tavolo della filiera lattiero casearia, è stato siglato dal Mipaaf con le organizzazioni agricole, le cooperative, l’industria rappresentata da Assolatte e la Grande distribuzione organizzata l’accordo per la stabilità della filiera lattiero casearia italiana.

Gentile utente per accedere a questo contenuto riservato devi essere abbonato. Clicca qui per abbonarti o effettua il login dalla home page se sei abbonato 

Pubblicato in Ambiente

Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo, è stato nominato coordinatore del settore lattiero – caseario dal Coordinamento dell’Alleanza delle Cooperative. Con 27.550 allevamenti (pari al 68% del totale in Italia) e circa 700 imprese cooperative che raccolgono il 70% della materia prima nazionale (quasi 7 milioni di tonnellate di latte), la Cooperazione contribuisce al sistema lattiero caseario nazionale con un valore economico di circa 7 miliardi di euro che corrisponde al 45% del fatturato complessivo della filiera. Un valore, quest’ultimo, che esprime il 19% del fatturato globale della cooperazione agroalimentare. Calzolari, nel ringraziare per l’incarico ricevuto, ha sostenuto la necessità di affrontare la crisi che interessa il settore non solo in termini di prezzo del latte ma anche guardando all’export. “È indispensabile – ha detto - favorire politiche di filiera che consentano alle nostre imprese di presentarsi sul mercato internazionale in modo più strutturato e di rafforzarne così la loro presenza al di fuori dei confini nazionali”. Il neo presidente auspica la creazione di un organismo inter-professionale di confronto tra industria, cooperazione e grande distribuzione.

Pubblicato in Economia

Gentile utente per accedere a questo contenuto riservato devi essere abbonato. Clicca qui per abbonarti o effettua il login dalla home page se sei abbonato 

Pubblicato in NEWS

 La multinazionale francese Lactalis, che negli anni si e' comperata i marchi nazionali Parmalat, Locatelli, Invernizzi, Galbani e Cadermartori, detiene il 33% del mercato italiano del latte a lunga conservazione, ma la quota sale al 34% nella mozzarella, al 37% nei formaggi freschi e arriva addirittura la 49,8% nella ricotta solo per citare alcuni esempi. E' quanto emerge dal Dossier della Coldiretti sul potere di mercato conquistato in Italia dal gruppo d'oltralpe, divulgato in occasione della mobilitazione degli allevatori italiani davanti alla sede dell'Antitrust. Un'iniziativa per far luce sull'evidente squilibrio contrattuale tra le parti che - sostiene la Coldiretti - determina un abuso, da parte dell'industria, dovuto alla maggiore forza economica sul mercato, con imposizione di condizioni ingiustificatamente gravose agli allevatori. I prezzi praticati dagli operatori a valle della filiera del latte fresco - sottolinea la Coldiretti - sono iniqui e gli allevatori sono costretti a chiudere perche' non riescono a coprire neanche i costi di produzione. "Nel passaggio dalla stalla allo scaffale i prezzi del latte fresco moltiplicano fino a quattro e la differenza tra i prezzi pagati dal consumatore italiano e il prezzo riconosciuto agli allevatori e' la piu' alta d'Europa", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "in altre parole in Italia l'industria e distribuzione hanno i margini molto piu' elevati rispetto agli altri Paesi, dalla Francia alla Germania. Questo significa - precisa Moncalvo - che all'interno della filiera ci sono margini da recuperare per garantire un giusto prezzo agli allevatori senza aumenti per i consumatori".In Italia - denuncia la Coldiretti - occorre dunque verificare l'esistenza di comportamenti scorretti nel pagamento del latte agli allevatori, che hanno portato prima in Spagna e anche in Francia alla condanna delle principali industrie lattiero-casearie, molte delle quali, peraltro, operano anche sul territorio nazionale. Lactalis e' il primo gruppo lattiero caseario nel mondo con un fatturato complessivo di 16 miliardi, che in Italia nel 2014 ha sviluppato un giro d'affari per 1,4 miliardi, con una quota di mercato complessiva nel settore lattiero caseario del 23,4% in volume, mentre acquista circa l'8% del latte italiano. Il Gruppo francese ha tagliato i compensi agli allevatori italiani che chiedono soltanto che - sottolinea la Coldiretti - il prezzo a loro riconosciuto sia almeno commisurato ai costi di produzione che variano dai 38 ai 41 centesimi al litro, secondo l'analisi ufficiale effettuata dall'Ismea in attuazione della legge 91 del luglio 2015. La vita o la morte delle stalle sopravvissute fino ad ora in Italia dipende da almeno 5 centesimi per litro di latte che si ricavano dalla differenza tra i costi medi di produzione e i compensi riconosciuti scesi a 34 centesimi al litro. Inoltre - denuncia la Coldiretti - l'assenza dell'indicazione chiara dell'origine del latte a lunga conservazione, ma anche di quello impiegato in yogurt, latticini e formaggi, non consente di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative e impedisce anche ai consumatori di sostenere le realta' produttive nazionale e con esse il lavoro e l'economia del vero Made in Italy. Il risultato e' che nell'ultimo anno oltre mille stalle da latte sono state chiuse e quasi 4mila posti di lavoro andati in fumo, per effetto della perdita nei bilanci di circa 550 milioni, perche' il latte agli allevatori viene pagato al di sotto dei costi di produzione. Per la Coldiretti "sembrano prevalere le ragioni di un patto scellerato per puntare sulla produzione straniera da rivendere ai consumatori italiani a prezzi maggiorati fino al 50% rispetto a quelli di altri Paesi. Il disegno e' quello di far chiudere il maggior numero di stalle per dimezzare la produzione italiana e lucrare sull' importazione di latte da Paesi con meno controlli e bassa qualita'. La Coldiretti non permettera' che questo accada e alza il livello della mobilitazione per difendere le stalle, il lavoro, il territorio da coloro che non rispettano la legge e vogliono umiliare il Paese".

Pubblicato in Attualità
Pagina 1 di 2

Edizione Cartacea

laDiscussione - Edizione Cartacea

Per avere accesso alla versione in PDF dell'edizione cartecea de laDiscussione, è necessario possedere un abbonamento in corso di validità




X

La Discussione - registrazione Tribunale di Roma n. 3628 del 15/12/1953 - C.F. / n. 13130691002
Impresa beneficiaria per questa testata dei contributi di cui alla legge n. 250/90 e successive modifiche ed integrazioni