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Due confezioni di latte a lunga conservazione su tre sono già in regola con la nuova etichetta di origine, che consente di smascherare il latte straniero spacciato per italiano. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti, che ha raccolto i campioni di latte in vendita nei principali supermercati e negozi italiani, in occasione dell’entrata in vigore dell’obbligo di indicare obbligatoriamente in etichetta l’origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari prevista dal decreto “Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011” firmato dai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.15 del 19 gennaio 2017. “La situazione – sottolinea la Coldiretti - è più variegata per yogurt e formaggi anche perché il provvedimento prevede che sarà possibile, per un periodo non superiore a 180 giorni, smaltire le scorte con il sistema di etichettatura precedente anche per tenere conto della stagionatura”. "Con l’etichettatura di origine si dice finalmente basta all’inganno del falso Made in Italy, con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, così come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero, senza che questo sia stato obbligatorio fino ad ora riportarlo in etichetta”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “si tratta anche di un importante segnale di cambiamento anche a livello comunitario dove occorre proseguire nella l’impegno per la trasparenza. Si conclude positivamente una lunga battaglia della Coldiretti che risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani”, ha concluso Moncalvo.
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Saranno quasi mezzo milione gli italiani che hanno deciso di trascorre Pasqua e Pasquetta nelle aree terremotate. E' quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixe'. Ciò rappresenta un segnale importante che, per Coldiretti, «si e' manifestato anche con dimostrazioni concrete di solidarieta' da parte di clienti storici (e non) negli agriturismi e nelle altre strutture recettive e di ristorazione. La situazione resta pero' difficile con le presenze che - precisa la Coldiretti - sono ben al di sotto degli anni precedenti il sisma. L'arrivo di turisti stranieri e' crollato nell'area del cratere ma l'impatto si e' sentito sull'intere regioni colpite come ad esempio l'Umbria dove le presenze dei turisti stranieri sono scese addirittura del 64% a dicembre con le vacanze di Natale. E' l'agriturismo - secondo la Coldiretti - il settore turistico piu' danneggiato dal terremoto con le presenze praticamente azzerate per un crollo di oltre il 90% degli arrivi nelle aziende agricole situate nelle aree del cratere tradizionalmente vocate per vacanze, picnic e gite fuori porta in campagna, grazie alla bellezza dei paesaggi e alla qualita' dell'offerta gastronomica. Nei 131 comuni del cratere colpito dai terremoti del 24 agosto e del 26 e 30 Ottobre secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat, operano 444 agriturismi dei quali 42 in Abruzzo, 40 nel Lazio, 247 nelle Marche e 115 in Umbria».
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A sette mesi dalle prime scosse sono praticamente dimezzate le presenze dei turisti stranieri nelle aree colpite dal sisma con effetti disastrosi sull’economia locale. E’ quanto emerge da un monitoraggio di Coldiretti che esprime apprezzamento per la riunione a Norcia della presidenza del Parlamento europeo (presidente, vicepresidenti e presidenti del gruppo politici) nell'ambito delle cerimonie per il 60 anniversario dei Trattati di Roma promossa dal presidente Antonio Tajani. "Insieme agli aiuti materiali diretti - sottolinea Coldiretti - è un segnale importante per incentivare le presenze sul territorio soprattutto in vista della Pasqua in luoghi caratterizzati tradizionalmente da un grande afflusso dall’estero".
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Il volume d'affari complessivo annuale dell'agromafia è salito a 21,8 miliardi di euro con un balzo del 30% nell’ultimo anno. E’ quanto è emerso alla presentazione del quinto Rapporto #Agromafie2017 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Il rapporto evidenzia che la stima "rimane, con tutta probabilità, ancora largamente approssimativa per difetto, perché restano inevitabilmente fuori i proventi derivanti da operazioni condotte 'estero su estero' dalle organizzazioni criminali, gli investimenti effettuati in diverse parti del mondo, le attività speculative poste in essere attraverso la creazione di fondi di investimento operanti nelle diverse piazze finanziarie, il trasferimento formalmente legale di fondi attraverso i money transfer in collaborazione con fiduciarie anonime e la cosiddetta banca di 'tramitazione', che veicola il denaro verso la sua destinazione finale". "Sul fronte della filiera agroalimentare - spiega la Coldiretti -, le mafie, dopo aver ceduto in appalto ai manovali l’onere di organizzare e gestire il caporalato e altre numerose forme di sfruttamento, condizionano il mercato stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati, l’esportazione del nostro vero o falso Made in Italy, la creazione all’estero di centrali di produzione dell’Italian sounding e la creazione ex novo di reti di smercio al minuto". Nel 2016 si è registrata un’impennata di fenomeni criminali che colpiscono e indeboliscono il settore agricolo. Quasi quotidianamente ci sono furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali con un ritorno prepotente dell’abigeato. Non si tratta più soltanto di “ladri di polli” quanto di veri criminali che organizzano raid capaci di mettere in ginocchio un’azienda, specie se di dimensioni medie o piccole, con furti di interi carichi di olio o frutta, depositi di vino o altri prodotti come file di alveari, intere mandrie o trattori caricati su rimorchi di grandi dimensioni. A questi reati contro l’agricoltura, secondo il Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, si affiancano racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione nelle campagne mentre nelle città, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i nostri fiorai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti i primi da egiziani e i secondi da indiani e pakistani che, pur sapendo proferire a stento poche frasi compiute in italiano, controllano ormai gran parte delle rivendite attive sul territorio. Tra tutti i settori “agromafiosi” - continua la Coldiretti -, quello della ristorazione è forse il comparto più tradizionale e immediatamente percepito come tipico del fenomeno. In alcuni casi sono le stesse mafie a possedere addirittura franchising e dunque catene di ristoranti in varie città d’Italia e anche all’estero, forti dei capitali assicurati dai traffici illeciti collaterali. Il business dei profitti criminali reinvestiti nella ristorazione coinvolgerebbe oltre 5.000 locali, con una più capillare presenza a Roma, Milano e nelle grandi città. Attività “pulite” che si affiancano a quelle “sporche”, avvalendosi degli introiti delle seconde, assicurandosi così la possibilità di sopravvivere anche agli incerti andamenti del mercato e alle congiunture economiche sfavorevoli, ma anche di contare su un vantaggio rispetto alla concorrenza con la disponibilità di liquidità e la possibilità di espandere gli affari secondo il Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. “Le agromafie vanno contrastate nei terreni agricoli, nelle segrete stanze in cui si determinano in prezzi, nell’opacità della burocrazia, nella fase della distribuzione di prodotti che percorrono centinaia e migliaia di chilometri prima di giungere al consumatore finale, ma soprattutto con la trasparenza e l’informazione dei cittadini che devono poter conoscere la storia del prodotto che arriva nel piatto”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, sottolineando che “per l’alimentare occorre vigilare sul sottocosto e sui cibi low cost dietro i quali spesso si nascondono ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi se non l’illegalità o lo sfruttamento”.
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"Sono aumentate del 43% le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina che hanno raggiunto circa 100 milioni di chili nel 2016, pari a circa il 20 per cento della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente". E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione della divulgazione dei dati Istat relativi al commercio estero da Paesi extracomunitari a gennaio 2017 che fa registrare un balzo record del 22,3% delle importazioni, superiore a quello delle esportazioni (+19,7%). "C’è il rischio concreto che il concentrato di pomodoro cinese venga spacciato come Made in Italy sui mercati nazionali ed esteri", sottolinea la Coldiretti, "per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza". Dalla Cina, secondo i dati elaborati dalla Confederazione dei coltivatori, si sta assistendo ad un crescendo di navi che sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato di pomodoro da: "rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro". "Sulla base di proiezioni sui dati Istat relativi ai primi undici mesi del 2016, la Cina", rivela la Coldiretti, "ha conquistato il primato nel numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge, da parte dell’Unione Europea, secondo una elaborazione della Coldiretti sulla base della Relazione sul sistema di allerta per gli alimenti relativa al 2015. Su un totale di 2967 allarmi per irregolarità segnalate in Europa, ben 386, 15 per cento hanno riguardato il gigante asiatico". "Il pomodoro è il condimento maggiormente acquistato dagli italiani. Nel settore del pomodoro da industria", fa presente la Coldiretti, "sono impegnati in Italia oltre 8mila imprenditori agricoli che coltivano su circa 72.000 ettari, 120 industrie di trasformazione in cui trovano lavoro ben 10mila persone, con un valore della produzione superiore ai 3,3 miliardi di euro. Un patrimonio che va salvaguardato garantendo il rispetto dei tempi di contrattazione per una consentire una adeguata pianificazione e una giusta remunerazione del prodotto agli agricoltori italiani".
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Senza casette nei paesi svuotati il crollo del 90% del mercato fa morire l’economia locale con gli agricoltori e gli allevatori rimasti che per sopravvivere sono costretti a cercare canali alternativi dove vendere i prodotti salvati dalle macerie. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti che a sei mesi dal sisma ospita all’insegna della solidarietà i produttori provenienti dalle diverse regioni terremotate nel nuovo mercato contadino di Campagna Amica nella Capitale all’Aranciera di San Sisto in Via Valle delle Camene 11 nei pressi delle Terme di Caracalla, per tutto il week end di Carnevale. "In aiuto delle campagne", sottolinea. Coldiretti, "è infatti c’è stata soprattutto la solidarietà della gente comune con una vera corsa all’acquisto dei prodotti terremotati che ha coinvolto quasi 1 italiano su 4 (24%) fino al Santo Padre che ha incaricato espressamente l'Elemosineria Apostolica di acquistare prodotti alimentari tipici delle aree colpite da distribuiti a diverse mense caritative della città di Roma per la preparazione dei pasti donati quotidianamente alle persone bisognose e senza fissa dimora". "Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola con una significativa presenza di allevamenti che è importante sostenere concretamente affinché la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. "Il crollo delle vendite", prosegue la Coldiretti, "ha colpito maggiormente i formaggi, dal pecorino alle caciotte, anche in ragione del fatto che nelle zone colpite dal sisma è radicata l’attività di allevamento. L’abbandono forzato delle popolazioni, trasferite sulla costa, e la fuga dei turisti hanno fatto venir meno la clientela, mettendo in grave difficoltà le aziende che, oltre a non vendere, devono comunque mungere tutti i giorni con la necessità di trasformare il latte o cederlo a qualche caseificio, peraltro in una situazione in cui molte strutture di questo tipo sono inagibili". In difficoltà anche il settore dei salumi, a partire da quelli pregiati a Denominazione di origine, dove al blocco delle vendite si è accompagnato quello della produzione a causa dell’inagibilità dei laboratori che si trovano nelle zone del cratere.
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"Dall’aumento del 489% degli arrivi dal Vietnam al 46% dalla Thailandia, mai così tanto riso straniero è arrivato in Italia come nel 2016, con una vera invasione da Oriente da cui proviene quasi la metà delle importazioni». E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat dalla quale si evidenzia che, nell’anno appena trascorso, è stato registrato un aumento record del 21% delle importazioni che ha fatto scattare ben 12 allerte sanitarie da contaminazione per il riso e i prodotti a base di riso da Paesi extracomunitari in Europa secondo i dati del sistema di allarme rapido comunitario (Rasff) «Le partite 'fuorileggé, pericolose per la salute dei cittadini» sottolinea la Coldiretti,«riguardano la presenza irregolare di residui antiparassitari, di aflatossine cancerogene o altre tossine oltre i limiti, infestazioni da insetti, livelli fuori norma di metalli pesanti o la presenza di Ogm proibiti in Italia e in Europa. Un pericolo per i consumatori che si estende a livello comunitario dove nell’ ultima campagna di commercializzazione» precisa la Coldiretti,«è stato raggiunto il record di importazioni con l’ingresso in Europa di 1.380.000 tonnellate di riso lavorato, di cui 370.000 dai Paesi Meno Avanzati». Ormai i due terzi delle importazioni, secondo i calcoli della Coldiretti, non pagano più dazi a causa dell’introduzione da parte dell’Ue del sistema tariffario agevolato per i Paesi che operano in regime Eba (Tutto tranne le armi) a dazio 0.«Una misura che finisce in realtà per favorire le multinazionali del commercio senza ricadute concrete sugli agricoltori locali che subiscono peraltro lo sfruttamento del lavoro anche minorile e danni sulla salute e sull’ambiente provocati dall’impiego intensivo di prodotti chimici vietati in Europa. L’Italia» sottolinea ancora la Coldiretti la Coldiretti,«è ancora il primo produttore europeo di riso su un territorio di 237mila ettari con un ruolo ambientale insostituibile e opportunità occupazionali, ma la situazione sta precipitando e a rischio c’è il lavoro per oltre diecimila famiglie tra dipendenti e imprenditori di lavoro nell’intera filiera. Le importazioni sconsiderate di riso lavorato Indica dall’Oriente stanno facendo crollare la produzione in Italia dove il riso Made in Italy è una realtà da primato per qualità, tipicità e sostenibilità che va difesa».
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La natura è sconvolta da un mese di febbraio che ha fatto registrare temperature minime piu’ elevate di 3,9 gradi rispetto alla media dopo un mese di gennaio gelido segnato soprattutto al centro sud da nevicate record e violenti nubifragi. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti sulla base dei dati Ucea relativi alla prima decade di Febbraio con le mimose in anticipo di quasi un mese sulla festa delle donne, prati fioriti e gemme delle piante da frutto rigonfie per prepararsi ad aprirsi. L’anomalia è evidente lungo tutta la Penisola anche se le situazioni piu’ eclatanti – sottolinea la Coldiretti - si riscontrano nel Nord Est, dal Friuli dove lo scarto è di +5 gradi al Trentino dove è +4,6 gradi fino in Veneto dove è di +4,5 gradi. Le temeprature insolitamente alte sono accompagnate in tutto il nord da una preoccupante siccità invernale dovuta alle scarsità di pioggia e neve dalla Lombardia al Veneto, dal Trentino Alto Adige all’Emilia Romagna. Le coltivazioni che si sono salvate dal maltempo sono in tilt ingannate da un finta primavera che favorisce un “risveglio” che le rende particolarmente vulnerabili all’eventuale prossimo arrivo del gelo con danni incalcolabili.
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"Dal più noto peperoncino al sedano, dallo zafferano al miele, ma anche il finocchietto selvatico e il pistacchio sono gli ingredienti della tradizione culinaria popolare che contribuiscono a rendere più stuzzicante le cene». Sono le spezie proposte dalla Coldiretti, produzioni italiane, che secondo l'associazione del Coltivatori sono più sicure e benefiche di spezie di importazioni. La Coldiretti, infatti, segnala come dallo zenzero il cui giro di affari registra un +141% in un solo anno, alla curcuma che mette a segno un aumento del 93% fino al ginseng,«volano gli acquisti dei cosiddetti super food ai quali sono abbinate anche miracolose proprietà afrodisiache» sottolinea l'associazione avanzando alcuni dubbi,«ma che spesso provengono da Paesi come Cina e India che hanno bassissimi livelli di sicurezza alimentare per contaminazioni microbiologiche, aflatossine o pesticidi oltre i limiti». E’ quanto afferma la Coldiretti che ha censito i cibi dell’amore della tradizione contadina Made in Italy lungo tutta la Penisola. Non è dunque necessario, osserva la Coldiretti, ricorrere a rischiose spezie esotiche che vengono dall’estero in un Paese ricco di alternative naturale sperimentate nei secoli, di generazione in generazione».«Sono molti i prodotti della campagna che da nord a sud del Paese» sottolinea la Confederazione dei coltivatori, in difesa delle produzioni locali,«vengono considerati come elisir naturali dell'amore, ai quali sono attribuiti dalla tradizione straordinari poteri stimolanti».«Dalla Sicilia» informa la Coldiretti,«importanti virtù arrivano dal finocchietto selvatico che sprigiona un sapore catturante e dal pistacchio di Bronte, esaltato, fin da tempi antichi, dai musulmani per i suoi stuzzicanti poteri. Da non dimenticare poi il sedano popolarmente conosciuto perchè esercita un'azione stimolante sulle ghiandole surrenali. E per i più coraggiosi anche i tradizionali aglio e cipolla che sono considerati alternativa naturale al viagra di cui contengono componenti simili al principio attivo secondo alcuni studi. Molti di questi prodotti possono essere gustati nelle ricette dei piatti più tradizionali serviti dagli agriturismi oppure acquistati nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica».
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"L’allerta meteo si abbatte su campagne già pesantemente colpite da precipitazioni violente, neve, gelo e vento che hanno distrutto le coltivazioni e provocato frane e smottamenti con almeno 400 milioni di danni stimati". E’ l’allarme lanciato della Coldiretti in riferimento all’allerta del dipartimento della protezione civile per condizioni meteo avverse che prevede "precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale su Sicilia Calabria, Campania, Basilicata, Puglia, Molise ma anche su Abruzzo e Marche ferite dal terremoto. "In questo pazzo inverno il maltempo", sottolinea la Coldiretti, "non abbandona aree dalle quali proviene la stragrande maggioranza degli ortaggi invernali consumati dagli italiani. Dalla puglia alla Basilicata, dalle Marche al Lazio, dall’Abruzzo al Molise, dalla Sicilia alla Calabria, dalla Campania alla Sardegna sono decine di migliaia le aziende agricole che hanno perso le produzioni di ortaggi invernali prossimi alla raccolta, dai carciofi alle rape, dai cavolfiori alle cicorie, dai finocchi alle scarole, per effetto del gelo che ha bruciato le piantine, ma", sottolinea la coldiretti, "sono saltate molte consegne di verdure salvate per i problemi di viabilità". Gravi sono anche i danni che si sono verificati sugli agrumeti così come per i vigneti di uva da tavola che hanno ceduto sotto il peso della neve le cui conseguenze sul mercato potranno essere verificate solo nei prossimi mesi. "Siamo di fronte", conclude la Coldiretti, "agli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestano con eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi, ma intense e il repentino passaggio dal sereno al maltempo come dimostrano siccità e bombe d’acqua che con forti piogge a carattere alluvionale, ma anche gelate estreme e picchi di calore anomali si alternano durante l’anno e lungo tutta la penisola".
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