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Ricerca della University of Florida: ecosistema del Mare Adriatico sconvolto dall'intervento dell'uomo

Pubblicato in Ambiente
09 Marzo 2015 di Francesca Romana Falconio Commenta per primo!
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L’ecosistema del Mar Adriatico ha resistito ai cambiamenti climatici naturali per 125.000 anni ma non all'uomo che, nell'ultimo mezzo secolo, ha profondamente alterato questa biodiversità “storicamente stabile”. A sostenerlo è la ricerca svolta dalla University of Florida, team composto anche dai ricercatori dell’Università di Bologna Alessandro Amorosi e Daniele Scarponi. Dopo aver svolto numerosi studi su crostacei e organismi vissuti nell'area del delta del Po, e aver comparato i molluschi odierni con quelli passati, è risultato evidente come l'intervento dell'uomo abbia causato cambiamenti e in particolare il declino di alcune specie presenti in questo ambiente:  i Bivalvi (vongole, telline, ecc.), i Cefalopodi (polpi, moscardini, argonauti ecc.) e i Gasteropodi (lumache, conchiglie, chiocciole ecc.).

La scoperta grazie allo studio degli invertebrati che, data la loro sensibilità ai cambiamenti ambientali causati dall'uomo, sono indicatori di una salute presente e passata di un ecosistema marino. 

La cassa di risonanza di questa ricerca è stata, da inizio gennaio a oggi, il ritrovamento di oltre 80 carcasse di tartarughe marine Caretta, decedute a causa delle reti da pesca e per l’inquinamento dell’acqua. Oltre a ciò il Mar Adriatico, già di per se esposto a fortissimi venti di scirocco, dovrà confrontarsi anche con un altro incombente problema: il cospicuo numero di trivelle che la Croazia vorrebbe impiantare nel proprio tratto di mare (10 le aree interessate) per la ricerca petrolifera. L’incalcolabile danno sarebbe causato non solo dalle perforazioni ma anche da una particolare tecnica di ispezione dei fondali marini: l’Air Gun.

Questa consiste in potenti e continui spari di aria compressa capaci di provocare onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. Queste, molto dannose per la fauna marina, in quanto possono causare lesioni e perdita dell’udito o dell’orientamento, insieme alle sostanze chimiche usate per oliare e raffreddare le trivelle, hanno un ruolo decisivo nella rovina dell’ambiente marino.

Il rischio, tuttavia, non sembra essere circoscritto al Mar Adriatico: come ha affermato Michal Kowalewski, paleontologo e coordinatore di questa ricerca, si sta verificando un cambiamento permanente che potrebbe avere conseguenze durature anche in altre aree.

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