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Xylella: Cnr, scoperta cultivar olivo resistente a batterio In evidenza

Pubblicato in Ambiente
21 Aprile 2017 di Redazione Commenta per primo!
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L'epidemia di Xylella fastidiosa che affligge da qualche anno l'olivicoltura pugliese ha ormai varcato i confini della provincia di Lecce, interessando anche parte delle provincie di Brindisi e Taranto. Si tratta di un territorio che ospita circa venti milioni di ulivi, una parte non trascurabile dei quali ormai gravemente compromessa. Una situazione preoccupante a cui la scienza è chiamata a cercare soluzioni: la stima di Coldiretti Puglia è di un danno di oltre un miliardo di euro. In questo quadro si inserisce uno studio sulla resistenza al batterio di alcune cultivar di olivo, portato avanti dai ricercatori dell'Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Consiglio nazionale delle ricerche (Ipsp-Cnr) assieme a colleghi dell'Università di Bari e del Centro di ricerca Basile Caramia, che oltre a confermare i fenomeni di resistenza già descritti nella varietà di olivo ‘Leccino’ riporta per la prima volta, con risultati che i ricercatori definiscono “sorprendenti”, tratti di resistenza anche nella cultivar FS-17 (all’estero nota come ‘Favolosa’). Si tratta di una selezione di semenzali della cv Frantoio ottenuta da Giuseppe Fontanazza e brevettata dall'Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Cnr (Isafom-Cnr). La scoperta, appena pubblicata sull'ultimo numero de L'Informatore Agrario, segue quella della resistenza della cultivar ‘Leccino’ per la quale lo stesso team aveva pubblicato a giugno dello scorso anno un’analisi di trascrittomica sulla rivista internazionale BMC Genomics. Nei giorni scorsi l'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, consulente scientifico della Commissione Europea, ha pubblicato un rapporto in cui si conferma che il ‘Leccino’ e la cultivar FS-17 sono tolleranti alla Xylella. "Questa scoperta - spiega il presidente del Cnr Massimo Inguscio - rafforza le speranze di salvare l'olivicoltura, ora gravemente minacciata, nelle aree interessate dal batterio, ed è l'ulteriore dimostrazione del contributo che il Cnr, impegnato in prima linea sin dalla prima identificazione del patogeno, sta dando alla ricerca di soluzioni concrete e di grande impatto sull'economia, sull'occupazione, e sulla salvaguardia del territorio".

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