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Rifiuti edilizia, italia ricicla solo 10% dei materiali In evidenza

Pubblicato in Ambiente
18 Marzo 2017 di Redazione Commenta per primo!
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Cemento armato, mattoni, telai delle finestre, vetro, cavi del circuito elettrico, tubazioni, ceramiche, asfalto. Sono solo alcuni dei molti materiali che si ricavano dal settore delle costruzioni e delle demolizioni edilizie e che potrebbero rappresentare una vera miniera di nuova materia prima se solo venissero avviati al recupero e al riciclo in modo corretto. Invece in Italia - secondo le stime non ufficiali - si ritiene che quasi il 90% dei materiali provenienti dal settore edilizio finisca in discariche illegali, oppure venga smaltito in modo indifferenziato in discarica o comunque sfugga alle maglie della filiera del riciclo. Si tratta di un problema grave che danneggia pesantemente l’ambiente, penalizza la filiera legale e l’economia delle imprese virtuose. Eppure le soluzioni per un deciso di cambio di passo sono non solo auspicabili, ma anche praticabili in tempi rapidi. Le proposte delle associazioni del settore vanno dall’utilizzo dei macchinari di lavorazione degli inerti presenti in migliaia di cave italiane per trasformare i materiali da demolizione in materiali immediatamente riutilizzabili nell’edilizia; alla creazione di un network tra le imprese della filiera per collaborare sulle soluzioni tecniche e per coordinarsi sulle razionalizzazioni economiche; fino alla accelerazione dell’adeguamento normativo necessario a dare slancio all’economia circolare. Sono queste le proposte che emergono dal convegno “Edilizia e Infrastrutture: i rifiuti come materie prime” che si è tenuto alla Camera, organizzato dalla Commissione Bicamerale d’inchiesta sui rifiuti e dal Centro Materia Rinnovabile, al quale hanno preso parte, oltre a esponenti del settore e delle imprese, anche il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti; il presidente della Commissione d’Inchiesta sui rifiuti Alessandro Bratti; Mariano Grillo, direttore generale del ministero dell’Ambiente; Gianni Silvestrini del Centro Materia Rinnovabile; il sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, Pasquale Fimiani; Renato Gavasci del Consiglio superiore lavori pubblici. “L’incontro - spiegano dal Centro Materia Rinnovabile - va visto come l’avvio di un processo virtuoso che dovrà portare a sanare questa falla nel nostro sistema di recupero dei rifiuti e intraprendere un necessario rilancio del settore in chiave di economia circolare". Il comparto dei rifiuti provenienti da demolizione e costruzioni vale circa un terzo del totale dei rifiuti speciali. In Europa parliamo di 820 milioni di tonnellate di rifiuti, la voce più rilevante su una produzione totale di rifiuti pari a circa 2,5 miliardi di tonnellate. Quello che emerge chiaramente in Italia è che la quota di lavorazione in nero sfalsa del tutto i dati. Le stime ufficiali (Eurostat 2012) parlano di 53 milioni di tonnellate di rifiuti e di un riciclo che viaggia attorno al 70%. I Paesi Bassi, con una popolazione oltre quattro volte minore della nostra, registrano 81 milioni di tonnellate da costruzione e demolizione, la Germania 197 milioni, la Francia 247 milioni, il Belgio 24 milioni, la Gran Bretagna 100 milioni. È credibile che in Italia ci sia un movimento pro capite di materiali in edilizia 6 volte inferiore a quello dei Paesi Bassi? Evidentemente no. Ma quali sono le criticità principali della filiera del recupero degli inerti nel nostro paese. Il sistema di censimento dei rifiuti da costruzione e demolizione funziona in base a una procedura molto complessa. Le regole cambiano per tipologia di impresa, i codici Cer vengono definiti dopo almeno quattro passaggi di ‘stato’, i modelli Mud sono anch’essi poco chiari. Inoltre, i rifiuti edili che vengono riutilizzati necessitano di analisi, mentre quelli che vanno in discarica non devono sottostare a nessuna procedura costosa.

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